Igiene in viaggio. Sopravvivenza .

il bagno-tipo al Grande Kumbh Mela

Nei termini di ricerca con cui arrivano al mio blog, ho notato che oltre alla ricerca legata a porno e prostitute (a Thailandia e Las Vegas molti arrivano così) uno che è balzato all’occhio è stato “idea ossessiva dei batteri sotto le scarpe”, di cui ne ho riso molto con Cabiria, ma oltre a farmi ragionare su i batteri e le malattie, mi ha fatto pensare che forse dalle mie parole traspare il mio essere borderline tra il bere spremute in bicchieri sciacquati nel Gange e l’ossessione compulsiva per l’igiene. Oh, nessuno è perfetto, men che meno io.

Quali sono le follie igieniche che mi assalgono più spesso? Come cerco di affrontarle e risolverle?

1-  sono una farmacia ambulante. Qualsiasi cosa che succeda, io ho l’antidoto. Poi regolarmente lascio scadere tutto e cerco di prendere meno farmaci possibili, ma se serve, io posso potenzialmente salvarvi da tutto.

Soluzione: la farmacia di base per il viaggio è fatta di cortisone (soprattutto in crema, il gentalyn beta è la panacea a tutti i mali), antinfiammatori, paracetamolo, un’accoppiata stappa/tappa (per andare in bagno e per non andarci), cerotti, salviettine di disinfettante. A Meno che non andiate in mezzo al deserto è più che sufficiente. Gli attrezzi per operare a cuore aperto, non servono.

2 – Il mio terrore ricorrente sono loro: i bed bugs, le cimici da letto. A parte lasciarti morsi che impiegano mesi a sparire, infestano tutto senza pietà, come le sette piaghe d’Egitto. Tra i viaggiatori poi le leggende metropolitane si sprecano. Conosco persone che tornate a casa dai viaggi congelano lo zaino per giorni incastrandolo nel frigo a pozzetto. E io non mi sono mai azzardata a chiedere se prima però ci tolgono i tortellini surgelati e le lasagne della nonna perché altrimenti il danno è doppio.

Io, indistintamente, sento prudere, sempre.

Soluzione: zaino o valigia con cerniere termosaldate e sempre chiusi, mai appoggiati per terra.  Poi, se viaggiate negli Stati Uniti, fate un salto su http://www.bedbugregistry.com/ e vedete se ci sono molte segnalazioni sul vostro hotel. Perché, sembra assurdo, ma la città più infestata di tutte (al mondo?), non è Calcutta, ma New York.

3 – Salviamo il salvabile. In condizioni difficili (traduzione: India o anche semplicemente un posto senza un lavandino) io ho sempre con me le salviettine igienizzanti, quelle con il bollino “presidio medico chirurgico”, per darmi una sfregatina alle mani o per dare una pulitina alla tazza del water degli hotel. Fa poco ma fa. Perché in India non puoi pretendere di trovare niente di davvero pulito. I gel lavamani mi sono stati proibiti, preferisco mangiare con le mani zozze piuttosto che sentirmi ripetere come un mantra “ti stai spalmando solo i batteri sulle mani”.

Soluzione: l’Amuchina (di cui ho fatto esponenzialmente crescere il fatturato negli ultimi anni di viaggio) è una mano santa. Quella spray per gli oggetti funziona, e la si trova in formati di tutte le misure. Una spruzzatina qui e là non fa male e non ti devi mettere a fregare. L’odore poi, ti fa sentire anche più a tuo agio. Ma forse io sono solo un po’ fissata. Una delle volte che ho capito l’importanza di questo boccetto è stata a Varanasi, dove avevo sparpagliato in malo modo l’Amuchina sulla tazza del water e poi sono andata a dormire. La mattina dopo splendeva di bianco solo la riga bagnata dal liquido magico. Da allora, mai più senza.

4- Operazione letto. Salviamoci la faccia. Una sera a Miami ho trovato in un negozio la luce viola per vedere le macchie nelle stanze d’albergo, tipo CSI. Per scoprire se nel vostro letto “ci sono tracce di sangue, urina o sperma!”. Così recitava la confezione con un certo entusiasmo. L’ho preso in mano, l’ho  rimesso al suo posto perché altrimenti sono sicura che non avrei più messo piede fuori casa. volte è meglio non sapere. Purtroppo gli hotel veramente puliti non sono tantissimi, e il mio di Miami era quanto di più lurido si potesse trovare visto che ho chiesto di cambiare le lenzuola e mi è stato risposto “quelle patacche non andranno mai più via quindi per noi sono pulite”. Sotto al letto, ci mancava solo una pipa da crack. Ah, Miami Beach.$_57

Soluzione: un sacco lenzuolo e una federa per coprire la federa fornita possono essere un aiuto a non mettere la faccia proprio dove ha sbavato un altro prima. Non è molto, ma è sempre meglio di nulla.

5- Una mia amica che si trova in vacanza in Thailandia mi ha appena scritto che hanno preso un’intossicazione alimentare. Vomito e dissenteria dopo una vacanza andata alla grande. Purtroppo questo è un argomento delicato e che lascia la più variopinta scelta di interpretazioni. C’è chi fa cure di pastiglie d’aglio, chi prende 256 capsule di fermenti lattici, chi beve un bicchiere di acqua del rubinetto il primo giorno per immunizzarsi (giuro, l’ho visto con i miei occhi), chi non tocca neanche le banane perché la frutta è il demonio. Altri climi e altri batteri è ovvio che sono diversi e che noi, fisicamente, non siamo pronti. Questo non vuol dire che dobbiamo per forza rinchiuderci in una campana di vetro, perché, oltretutto, in posti in cui lo street food è uno dei pezzi forti della cultura locale (es: Thailandia), ci perderemmo il bello di un viaggio.923041_10152353384373327_1934040419_n

Soluzione: sempre le solite che io, però, non rispetto mai. No ghiaccio, no acqua del rubinetto, no frutta non pelata, no verdure crude. E che il cielo ci aiuti. Ah, no, se andate in India no: lì, anche se rispettate ogni regola igienica, verrete colpiti dalla maledizione di Montezuma. Non c’è scampo. E’ la prassi.

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