Dallo Utah al Colorado: tra ponti, rocce e ribs

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Se tempo fa mi avessero chiesto “qual è il tuo stato americano preferito?” Fino a quest’ultimo viaggio credo che avrei risposto California per i parchi naturali, le valli del vino e un’accoglienza deliziosa. E poi ci sono Joshua Tree e i deserti. Non serve altro. Poi mi sono innamorata del Vermont, del South Carolina. E poi lo Utah. Lo Utah è qualcosa di straordinario. Però al secondo posto ci avrei messo la Louisiana. Per quella terra provo un amore profondo, quasi esagerato per quello che ho visto. Ma è lì, nella pancia, e non si spiega. Ma dopo l’ultimo di viaggio, so dove vorrei stare per il resto dei miei giorni: in Colorado.


Prima di tutto la strada che ci porta là partendo da Moab è qualcosa si davvero imperdibile: la State Route 128, quella che gli abitanti dello Utah chiamano “the River Road”, è nata come collegamento con Grand Junction ma è subito diventata una Scenic Byway soprattutto per i turisti. La strada attraversa la Castle Valley e  la Professor Valley, dove sono stati girati innumerevoli film western, ha tutto quello che si può desiderare per una foto da cartolina su cui ritagliare ed incollare un buon Clint Eastwood d’annata.

Man mano che si macinano chilometri sulla strada che costeggia in maniera esageratamente panoramica il Colorado (che, ammettiamolo, in tanti, troppi punti mi sembra il fiume di cioccolato di Willy Wonka) ogni stop diventa un “oooh”…un “uuuao!” e un “secondo me questo posto l’ho già visto!”… Oltre che aver ripetuto circa 100 volte “potevamo campeggiare qui”, perchè vicino al Dewey Bridge c’è un campeggio proprio in riva al fiume che è meraviglioso di giorno, figuriamoci di sera o di notte.

Una nota di merito e una meritata pausa se li merita, poi, proprio il Dewey Bridge, un meraviglioso “fu” un ponte, costruito nel 1916 e bruciato da un bambino nel 2008. Si, da un bambino.

Terrorizzata dalla possibilità di scoprire che il bambino fosse italiano, sono andata a cercarmi qualche informazione in più. Prima di tutto nel momento della sua costruzione è stato il ponte più lungo ad ovest del Mississippi. A quanto pare per poco. Era tutto di legno ed era lungo 153 m e largo 3. Una sera del 2008 un bambino nel campeggio, ha appiccato un fuoco ed ha bruciato praticamente tutto. Ponte compreso.

Ho cercato di capire chi fossero. E sono una famigliola di Grand Junction, e sono molto tristi di aver dato fuoco ad un reperto storico.  “We could tell how concerned he was. I could see the expression on his face.”

Potrei raccontare la storia in cui io ho sfondato una macchina a 4 anni e la mia faccia credo fosse uguale a quella di questo bambino. Un po’ “che minchia ho fatto?” e un po’ “sto giro le prendo”.

Comunque. Se volete fare foto grandiose, la location è perfetta. Se poi vi procurate un cavallo, una camicia da boscaiolo ed un cappello da cow Boy è il massimo.20140730_102243

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Un’altra tappa abbastanza imperdibile è la Ghost Town di Cisco, che si trova più o meno dove la 128 incontra la 70: nasce a fine 800 come fermata di irrigazione per i motori delle ferrovie, si è allargata per i lavoratori, è diventato un centro di tosatura per le pecore e poi… Poi più nulla. Si è spenta così, non si sa bene per quale motivo (o solo io non son riuscita a trovarlo).

Adesso però è un centro abbandonato, totalmente. E se uno è un po’ appassionato della fotografia del genere, questo è un posto dove perdere un po’ di tempo. Auto Vecchie, case abbandonate, camion di altri tempi. Una delizia per il il dito indice (se è appoggiato su una macchina fotografica).

Poca strada (da Moab è circa 1 h e mezza) e cambiamo stato.

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Welcome To Colorado!

Al visitor center scopro che in Colorado fanno il vino (oltre che a qualsiasi tipo di attività possibile ed immaginabile), ma Gianni mi obbliga a mettere giù tutte le brochure, con somma gioia dei signore gentile al ricevimento. Ma tanto le ho nascoste in tasca e le ho prese lo stesso. Ma visto che non l’ho provato, metto giusto qui sotto un link informativo giusto per sapere dove si può andare a degustare. Qui. Il sito è comunque molto ben fatto, ci sono mappe scaricabili e la guida stampabile, per prepararsi ovviamente tutto da casa. Io l’ho scoperto dopo, a casa. Ma pazienza!

Saliamo verso le montagne per visitare il Colorado National Monument, un altro da inserire subito nella lista degli “sfigatissimi e bellissimi, perchè io sinceramente non conosco nessuno che c’è stato… Ed è davvero ad un tiro di schioppo da Moab (un’ora e mezza negli Stati Uniti è un tempo ridicolo). Ok è a 4 Ore da Denver e a 4 ore dalle Rocky Mountains ma il tempo si trova.

Fotograficamente è spettacolare. Archi, strada panoramica, rocce in bilico su altre rocce, vertiginosi picchi. Si può arrivare sul ciglio dei dirupi dei view point e respirare un brivido (che non vola via, perché non mi piace Vasco e soprattutto perché quando mi metto a guardare giù da un burrone alto centinaio di metri devo ammettere che non ho tante frasi poetiche da far librare in cielo)

Il parco ha diverse entrate, ed è bello poterla usare come “strada per viaggiare in Colorado”.

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I View point imperdibili sono:

Indipendence monument: un gigantesco monolite che evidentemente è simbolo di indipendenza (wtf?) e ha la curiosa particolarità di essere regolarmente scalato. Sì, ci fanno climbing. E arrivano in cima a quei 137 metri con una certa nonchalance. Grandioso. Davvero.

Grand View, il perché è facilmente immaginabile.

Monument Canyon View, Upper Ute Canyon Overlook ( e poco più avanti in direzione Ute Canyon View  di trova il punto più alto della Rim Rock drive).

La verità è che sono tantissimi, si possono fare diversi trail (dal quarto d’ora alle 8 ore di camminata) o anche semplicemente godersi la strada meravigliosamente asfaltata che costeggia il dirupo, passando qua e là sotto gallerie e scavi nella roccia.

In questo parco, affacciandomi sul border roccioso, ho pensato: quanta gente facendo foto salterine finisce come Will il coyote?

I numeri dei morti è (ai miei occhi) abbastanza alto. Non riesco a trovare dati ufficiali ma ho letto che solo a Yosemity ogni anno muoiono una decina di persone tra trail, scalate e cadute. Quando siamo andati nella death Valley, all’ingresso, un grande cartello scritto a pennarello segnalava come un record che dall’inizio dell’anno c’erano già stati due morti (lì credo per disidratazione, visto che non c’è molto da saltare). Ok la fatalità, ma la stupidità umana spesso non credo abbia limiti. Ricordo la conversazione con una ragazza bergamasca con il padre nel soccorso alpino che mi raccontava che i peggiori guai erano figli proprio della stupidità: quando vai in montagna in infradito poi, meriti anche di rimanerci su un picco roccioso a far foto salterine.

Comunque sia, il parco è bellissimo, anche se abbiamo dovuto farlo un po’ di corsa e ho fatto la prima parte del parco cercando di non cadere per terra in preda ad un violento attacco di cervicale.

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Per pranzo puntiamo direttamente a Grand Junction, la prima grossa città lì vicino (e sì, casa di quelli che han bruciato il ponte) e proviamo un BBQ abbastanza rinomato, Famous Dave’s, decisamente di ottima qualità, oltre al fatto che in orario pomeridiano – se non ricordo male dopo le tre- fanno orario happy hour e ci sono stuzzichini speciali e prezzi leggermente più bassi.

Allora, il mio problema con la gentilezza è risaputo: quando uno è gentile con me, io non criticherò mai un posto… Ma quando una mi disegna un maiale con le salse sul piatto, come posso non cantare le lodi di quel posto?

A parte gli scherzi, il locale è molto bello, i prezzi sono oggettivamente molto buoni e il cibo… Ottimo. Davvero, le costine sono le seconde migliori mai provate in vita mia. Devo allegare una foto perchè i miei occhi dicono molto di più della fotografia delle costine.

Con la pancia piena ci rimettiamo in macchina, coscienti della strada da fare: 4 ore per arrivare a Hot Sulphur Spring, un posto dimenticato da dio che però è ragionevolmente vicino alle Rocky Mountains da non doverci fare 80 ore la mattina appena svegli, ma abbastanza lontano da trovare alberghi a basso prezzo.

Wikipedia dice questo del paesino ” Secondo i rilevamenti dell’United States Census Bureau, Hot Sulphur Springs si estende su una superficie di 2,0 km².” Punto, nient’altro. Tanto per capire quanto è grosso e popolato.

L’Highway 70 è qualcosa di inspiegabilmente bello. Ed è una cavolo di autostrada. Larga, tutta a curve e passa accanto e sopra il fiume Colorado, e puoi guidare tranquillo perchè tanto la strada è davvero ampia, e le curve permettono di goderti il panorama. Non come la Cisa in cui hai paura di morire praticamente ad ogni curva! E’ stupenda.

Per prendere fiato e fare cambio alla guida ci fermiamo un attimo nella deliziosa  Glenwood Springs, la classica cittadina di montagna (non lontanissima da Aspen) in cui uno sogna di andare vestito solo di un Moncler. Tutto è bellissimo, ordinato e “rustico”, ha la più grande piscina minerale/termale del mondo (Glenwood hot spring pool… Ma credo sia così perché è praticamente un pezzo di fiume.. O almeno lì ho visto un sacco di gente a mollo!). Una curiosità? Il grandioso Hotel Colorado, palazzo storico (e appena ristrutturato) e hotel di lusso, è nato nel 16° secolo e realizzato a fine ‘800, nasce cercando di copiare una villa dei De Medici, ed è inserito nell’archivio dei luoghi storici degli States.

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IMG_2952 (Custom)E poi lei, LA strada. La Scenic Bayway più bella. Segnatevi “Colorado River Headwaters Byway” sulla bucce list, perché questa strada sterrata (ma assolutamente fattibile) è diventato subito uno dei ricordi più belli da collezionare gelosamente.

Sarà che aveva appena piovuto ed il cielo aveva delle tinte straordinarie, sarà che non passava una macchina, saranno i colori che caratterizzano il Colorado (tutti, più o meno), ma qui, mi sono proprio innamorata.

Qualche info tecnica: noi l’abbiamo percorsa da State Bridge a Kremmling (per arrivare poi al motel a Hot Sulphur Spring), per circa un’oretta. Ho guidato sempre io e il volante non volevo mollare.

L’arancione, il verde e il blu si mescolano con grazia. La terra profuma di buono. I treni che passano in mezzo a questa vallata ti fanno in un istante sentire dentro Twin Peaks ed il tuo sogno diventa in un attimo, trovare chi ha ucciso Laura Palmer.

Ho riso quasi tutto il tempo. Perché la natura a volte, così incredibile, riesce a farmi ridere e piangere. A volte tutto insieme.

Una nota di merito va all’Ute Trail Motel di Sulphure Spring: non lasciatevi ingannare dal suo aspetto dimenticato da dio e dal suo “reasonable price” che non fa presagire nulla di buono. Sì, da fuori è vecchiotto, ma dentro è una deliziosa baita in legno con il miglior letto in cui abbiamo dormito lungo il viaggio. Lenzuola morbidissime, tanti cuscini, materasso avvolgente, un buon profumo. E ovviamente un reasonable price.

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5 thoughts on “Dallo Utah al Colorado: tra ponti, rocce e ribs

  1. Mi fai piangere..davvero!! Perché mi mancano immensamente questi posti… ho ancora la pelle d’oca se penso alle emozioni provate nel cuore degli USA. La natura qui é fenomenale e sai bene cosa provo per lo Utah ❤
    il Colorado mi manca ma leggendo quello che scrivi (e come lo scrivi) non vedo l'ora di visitarlo!
    Grazie!!!

  2. Eh si…io lo avevo tralasciato un pò per le montagne (non sono un amante devo dire) ma dopo aver visto queste immagini ed aver letto le tue parole non vedo l’ora di iniziare a scoprirlo 😉

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