I viaggi non scritti e due riflessioni sul blogging. Il mio blogging.

strasburgo

Ci sono viaggi di cui non ho scritto. Tanti, forse troppi. Stamattina cercavo di fare l’elenco e… Da blogger mi è venuta un po’ la pelle d’oca. L’elenco è più o meno questo.

-Londra (già tutto è stato scritto e detto, l’horror vacui di aristoteliana memoria nelle mie dita si trasforma in Horror banalitas, anche se non credo esista… Né la fobia nè il termine)

-Porto e tutti gli splendidi paesini che la circondano (ero troppo impegnata a mangiare)

-Lanzarote e Fuerteventura (ero troppo impegnata a non fare nulla e a prendere il sole)

-Costa Rica (nessuna spiegazione valida e plausibile)

-Granada, Nicaragua (scriverei solo cose brutte e mi farei dei nemici e i Nicas non scherzano)

-Florida (scritto poco e male)

-New England (si sa, la storia del mio New England)

– qualche pezzo qua e là degli Stati Uniti(tipo la zona di Shennandoah, le Smoky Mountains e il New Jersey)

-Belgio (viaggio brutto con tempo brutto e troppa gente a Bruges)

-Strasburgo e l’Alsazia (nessuna spiegazione valida e plausibile)

-Amsterdam (ho scritto un pezzo per beroad e mi “sentivo a posto”)

-Kuala Lumpur (ero troppo incazzata perché mi avevano rubato il telefono)

-Maldive low cost (nessuna spiegazione valida e plausibile)

Vietnam (ne ho scritto un po’, ma per il resto chiedete al mio avvocato, Andrea Bicini)

Guardando questa lista imbarazzante, forse cercando una nuova ennesima giustificazione, ho pensato: dobbiamo davvero raccontare tutto tutto?

In Florida, per esempio, stavo facendo pace con i viaggi in gruppo, e il telefono l’ho usato pochissimo, non ho preso appunti, ho fatto i video. Ma le parole non mi venivano, non avevo voglia né di scrivere né di prender appunti. E’ stato un buon viaggio, l’ho goduto scattando con la macchina fotografica e con gli occhi, non ho condiviso foto su instagram e con twitter… Sono stata decisamente molto meno che moderata.

Mi sono goduta gli amici, la strada, il cibo (fotografandolo sempre… Pubblicandole quasi mai, a meno che non si trattasse di cupcake da paura). E così è stato Porto, che ha scatenato un amore pulito e intimo per quello che per me era uno stato che mi affascinava a partire dalla lingua e per finire nell’architettura.

Forse sono solo un po’ in crisi per quello che per me significa la figura del blogger, il travel blogger.

Poco tempo fa, esponendo i miei dubbi amletici (e da pre – ciclo mestruale credo) ad un vero viaggiatore/blogger precursore dei tempi sull’integrità da marchetta e il successo del blog, mi sono sentita prima di tutto rispondere con due domande che, a dir la verità, mi hanno mandato ancora più in crisi. Le domande erano queste.

1)perchè tieni un blog?

2) come definisci il successo per il tuo blog (cioe’ dove vuoi arrivare)?

Risponderò alla prima, copiando pari pari quello che ho scritto a lui:

“ho un blog perchè amo troppo scrivere. E’ come il cucinare, ce l’ho nelle dita. E non c’è niente che mi dia più soddisfazione di un “che bello, ti leggo sempre” (magari da persone che hanno una buona cultura). E poi si parla di viaggi… E quindi mettere insieme i viaggi e lo scrivere sono la sublimazione di quello che mi piace fare.”

E questo è il punto del mio arzigogolato giro che poi forse è il pezzo del viaggiatore che mi ha risposto (sì, è sempre lui, Tripluca): quanto c’è di me quando “mi costringo a scrivere”?

Il pezzo che lui ha scritto “ di cosa avrebbi paura se scrivevo per professione” l’ho letto innumerevoli volte perché dà ottimi spunti di riflessione sul blogging e sulla scrittura in generale .

Penso sempre alla scena finale de “l’appartamento spagnolo”, in cui il protagonista si sussurra “voglio fare lo scrittore”… E penso a quante volte me la sono ripetuta in testa.

Io voglio scrivere, voglio scrivere di viaggi, e voglio farlo senza sentirmi in obbligo di farlo. Anche perché quando uno scrive forzatamente dei post “riempiblog” si sente, si sente tantissimo.

E allora mi piacerebbe davvero sapere i sentimenti veri che un blogger ha nei confronti del suo blog, come si relaziona con lui cercando di farlo diventare un lavoro. Perché io non sono brava a riguardo, è uno dei miei più grossi limiti. Sono una sentimentale, e questo mi frega alla grande.

Continuo a viaggiare e a scrivere di viaggi.

Ah, se avete bisogno di consigli su questi posti basta chiedere.

I post, nella mia testa, li ho scritti da tempo.

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17 thoughts on “I viaggi non scritti e due riflessioni sul blogging. Il mio blogging.

  1. Ciao Paola,
    non rispondo per darti consigli a riguardo: anch’io sono una sentimentale e capisco cosa pensi, anche se io non ho mai pensato seriamente che questo possa diventare un lavoro per me.
    Da quando ho il blog, puntualmente parto armata di taccuino e la buona volontà di appuntarmi tutto e buttar giù qualche pensiero già durante il viaggio. E allo stesso modo – puntualmente – rientro a casa con giusto un paio di informazioni “tecniche” che altrimenti dimenticherei. Quando sono in viaggio il blog è sempre nei miei pensieri – nel senso che quando vivo un bel momento e scopro un posto che mi piace penso che ne scriverò – ma è un pensiero fugace e spesso il cellulare viene abbandonato so nemmeno io dove: preferisco vivermi il momento, metabolizzare le emozioni una volta rientrata e scrivere quando arriva l’ispirazione. In questo modo non produrrò mai milioni di post e sicuramente non terrò incollati al cellulare centinaia di follower su instagram e twitter, ma ogni post che scrivo è sentito e ogni viaggio è prima mio e poi del blog.

    1. Forse bisogna sempre capire il fine reale per cui facciamo le cose, se è per amore e basta, se è passione, se è lavoro. Ed essere onesti con noi stessi 🙂
      Io ultimamente ho sempre bisogno di trovare qualcosa da leggere che mi emozioni e mi faccia venire voglia di viaggiare, che mi scateni dentro la voglia irrefrenabile di partire, anche per un posto che non avrei mai immaginato… Anzi, soprattutto quello! E forse per questo motivo cerco di fare lo stesso..! have a good day!

  2. Posso dirti che le domanda che ti sei posta tu, quella del se è veramente necessario scrivere tutto, me la sono posta anche io, e mi sono risposta di no. Non è necessario raccontare e condividere tutto. Ci sono cose che spesso sento troppo mie per farle sapere a tutto il mondo, cose che voglio tenere per me, o semplicemente momenti in cui sento meno il bisogno, la necessità o la voglia di far sapere al mondo cosa mi passa per la testa (ho un blog di pensieri e riflessioni, dove tra le altre cose parlo anche dei miei viaggi, ma non condivido tutto, proprio per i discorsi di cui sopra).
    Ora leggerò l’articolo che leggi e rileggi, mi hai incuriosita!
    Un abbraccio
    Lulu
    Life, Laugh, Love and Lulu

  3. Ciao Paola,

    io ho un sacco di viaggi scritti sul taccuino, che però sono ancora in attesa di essere condivisi sul blog. Nonostante tutto, non mi metto fretta, lascio che sia la voglia di scrivere a decidere cosa condividere e pubblicare. A volte sento le mani prudere, in astinenza da scrittura, allora scorro le foto che ho scattato e quando una mi colpisce o mi dice qualcosa, comincio a scrivere di quel luogo, di quell’esperienza. Credo che il blog debba essere prima di tutto una passione, una cosa che ci guida, non che ci costringe. E lo stesso vale per la condivisione sui social. Almeno, per me funziona così. 🙂

    Martina

    1. Il mio dubbio resta sempre su quel confine di “se non vuoi condividerlo perchè hai un blog?” e poi spesso penso che sono solo pigra…E tutte le altre sono scuse.FOrse il momento arriverà per tutto, no? 🙂 buona giornata!

      1. Io credo si apra un blog per condividere quello che si vuole condividere, senza nessun obbligo. Il bello dei blog è la spontaneità. 🙂

        Buona giornata anche a te 🙂

  4. Sono perfettamente d’accordo con te sui post riempiblog e sul diritto di scegliere cosa condividere e cosa no anche se si ha un blog. Però del Costa Rica devi scrivere qualcosa… mi ispira troppo!

  5. Non ho risposte, ma solo fatti:
    – non prendo quasi mai appunti (eccetto in casi speciali in cui proprio non voglio dimenticarmi qualcosa), mi piacerebbe farlo, ma in realtà sono svogliata
    – ho una quantità infinita di bozze iniziate e non finite. Per alcune scrivo solo il titolo quando mi viene l’ispirazione, e poi mano a mano completo il post con il tempo (se non è uno di quelli che mi escono in un baleno e li butto giù in un attimo e che poi c’è il problema che l’ispirazione deve coincidere con il momento in cui ho tempo per scrivere, che non è sempre automatico). Non so quante delle bozze attualmente presenti nel mio WordPress si trasformeranno davvero in un post – lo scopriremo solo vivendo.
    – quando sono via condividerei un milione di foto di Instagram (perché è questa la cosa che mi piace fare, nn tanto twittare o scrivere su FB, ma scattare mille foto da condividere su Instagram – e poi in automatico sugli altri social) ma mi trattengo perché poi mi sembra di fare la rompiballe e di stufare la gente che vede. Condividere le foto su Instagram mi piace, lo faccio automaticamente, mi dispiace quando non posso farlo, mentre non riesco ad obbligarmi a twittare, è più forte di me!

    Quindi ti direi che sono una blogger fallita in partenza perché non sono molto metodica, perché “mi vergogno” a pubblicare troppo o a mettere troppo in piazza i fatti miei (le foto sono sempre di quello che vedo, di mie faccio fatica a metterne!)

    Eppure cerco di pubblicare post con una certa frequenza (2-3 a settimana). L’unica cosa su cui mi sono data una regola.

    Ma questa sono io, a me va bene così, magari non sarebbe la cosa giusta per te o per qualcun altro. Non so se è giusto o sbagliato e non so se c’è un giusto o sbagliato.

    Certo è che se dovessi vivere del mio blog con pubblicità ed altro dovrei “metodizzarmi” molto di più, sforzarmi a fare una cosa piuttosto che un’altra: non sarebbe più il mio blog personale ma il mio blog-lavoro. E il blog sarebbe sempre quello, con quell’url, ma sarebbe diverso. Non so se ne valga la pena perché non vorrei “rovinarmi” un piacere e perché non so se ne sarei abbastanza brava nel farlo. Insomma, devi capire cosa vuoi ottenere tu dal tuo blog e in base a quello fare le tue scelte (che poi è quello che hai già scritto tu).

    Cioè non so se ho risposto alla domanda, mi sembra che ho scritto un sacco di cose che forse poco hanno a che vedere con il topic, ma che mi piaceva raccontare. :p

    Comunque tutto questo per dire: se tu scrivessi di più io ti leggerei.

    1. QUanto vorrei vedere tutte quelle bozze (tu le mie no, quando scrivo di getto scrivo in una lingua che non è quella corrente!)… La pensiamo allo stesso modo, spero di aver trovato la giusta direzione per il blog-lavoro, perchè mi piace troppo raccontare le cose a modo mio su questo mio primo “figlioletto”.
      Io se scrivessi di più non ti leggerei. Altrimenti poi mi tocca davvero trasferirmi nelle tue zone. 😀

  6. Quando hai scritto che avessi parlato con un blogger, lo sapevo fosse lui (sai quanto lo adoro? Ne abbiamo già parlato da qualche parte).
    Comunque, io non sarei neanche in grado di fare il tuo elenco, mi metto in testa di prendere appunti e mi dimentico, confondo i nomi e faccio un po’ un casino. Ma mi piace così, con i miei ricordi, i miei millemila bigliettini, scontrini, libricini nelle scatole. Non scrivo tutto (anzi quasi nulla forse), condivido poco quando sono fuori, e scrivo quando mi sento pronta. Lo faccio perché mi piace, è una passione indomabile. Il blog è parte di me, è il mio spazio che curo, anche se poi non condivido tutto. Mi sono fatta la tua domanda molte volte. Ma mi piace così. Non so se sia giusto o sbagliato, ma come molte cose nella mia vita, non giudico secondo questa idea. Fai come ti senti, e io anche ti leggerei sempre. (E non perché sono un biscottino! :D)

    1. Anche tu sei un’accantonatrice folle? Io mi ritrovo scontrini giapponesi mescolati a biglietti d’ingresso costaricensi che si sono infilati nella scatola delle brochure Usa. Io non giudico assolutamente chi sceglie il blog-lavoro, era una riflessione sulla mia incapacità di farlo, almeno su scusateiovado. E tu sei un biscottino. punto ❤

  7. Il tuo blog è stata una delle cose che mi ha tenuto compagnia durante le mie notti insonni, durante un periodo…da notti insonni: l’insonnia è andata via ma il piacere di leggerti è rimasto,
    quindi non smettere mai!

  8. Anche se il mio blog é aperto da poco, anche io mi sono già fatta le tue domande..non sei sola!
    Anzi… mi ci mancava l’ansia del pubblicare qualcosa oltre a tutto il casino che ho in testa 🙂
    Alla domanda perché tieni un blog, la mia risposta sarebbe diversa dalla tua perché io non amo scrivere (e qui verrebbe veramente da dire “e perché hai aperto un blog allora???”).. o meglio, faccio una fatica immane a scrivere perché la mia difficoltà sta proprio lí perché non sono mai stata brava 😦 Quindi ho in mente mille cose da raccontare dei miei viaggi, ma mi blocco un sacco perché scrivo ma poi penso che non mi piace e più leggo i vostri post, che sono così belli, più mi blocco!
    Tu e Lucia avete accumulatori seriali? PRESENTE! Ho in giro sempre mille scontrini, bigliettini e cose varie di tutti i miei viaggi… proprio l’altro giorno ho dovuto sistemare le varie scatole perché c’era un disastro! Così quando non posso scrivere in viaggio (mi é sempre piaciuto prendere nota di quello che facevamo) una volta a casa ricordo più facilmente con tutte quelle cose!
    Per il condividere tutto non credo sia il caso, anche perché é bello tenersi qualcosa per se ❤
    Ok va bene, senti quando ho queste crisi di scrittura posso chiamarti? 🙂

    ps. organizziamoci per un incontro eh! Quando sei da queste parti..o quando vengo io dalle tue 🙂

    1. Se i racconti di viaggio dalla tua voce escono senza freni..allora dobbiamo organizzarci subito! 🙂 Altrimenti intanto ti lascio il mio numero di cell così se ti viene da condividere un gran canyon tra una spesa all’Esselunga e la strada per il lavoro…io ci sono 😉

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