Americani

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Gli americani sono un popolo strano, che dopo 5 viaggi negli USA non ho ancora capito a fondo.

Quando si parla di Stati Uniti le reazioni sono sempre o di desiderio sfrenato di diventarlo (un americano) o di odio per quello che hanno fatto nella storia, nelle guerre (ieri e oggi), ma almeno non si scatena quell’iperprotezionismo che gli appassionati di Giappone nutrono per quella terra (ammettiamolo, chi ama il Giappone ne è fanatico e non accetta nessuna critica ad un popolo che lungi dall’essere perfetto).

Invece, quando io penso agli americani la prima cosa che mi viene in mente, è la gentilezza.

E’una di quelle cose che mi ha stupito di più la prima volta che ho toccato quella terra e che mi sbalordisce ogni volta: gli americani, mediamente, sono gentili. Molto gentili. Ecco, ci sono stati che non spiccano per gentilezza come il Nord Dakota o la Virginia, ma quando penso a delle voci americane le prime che mi vengono in mente sono quella di una signora di colore con un fortissimo accento del sud in un ristorante a Beaufort o una ragazza in un distributore poco lontano da Pioneertown che mi ha aiutato a trovare la strada, senza che io gli comprassi niente, e che mi ha augurato un “wonderfull stay” per la mia vacanza.

Generalmente sono curiosi ma poco invadenti. Fanno tante domande e gli piace sapere di dove sei, e soprattutto perché sei finito lì (spesso ringraziano per averli “scelti” per la tua vacanza). Amano l’Italia e ogni volta che gli dici che sei italiano vedi i loro occhi illuminarsi, perché nel loro immaginario qui da noi splende sempre il sole e non facciamo altro che sfornare pizze e goderci l’ospitalità italiana. Che purtroppo in molte città italiane è andata a farsi fottere decenni fa.

Penso al loro amore per il bene comune che invidio profondamente e con tutta me stessa: quando dalle nostre parti buttiamo una cartaccia per terra (o montagne di spazzatura) pensiamo che non ce ne frega nulla, perché tanto “non è mio” e qualcuno ci penserà, ma siamo bravissimi a lamentarci se nelle aiuole crescono le erbacce e il comune non accorre a tagliarle. Siamo dei campioni di coltivazioni del nostro orticello personale e chi fa volontariato, spesso, fa quasi scalpore (e a volte si viene visti anche come degli sfigati).

Penso che siano patriottici fino nelle ossa e questa è un’altra cosa che sento, vorrei avere dentro di me più di qualsiasi altra cosa, ma più guardo l’Italia più vorrei essere apolide e dire solo che sono spagnola. Che poi anche lì non sono il top di gamma ma se la cavano un pochino meglio, almeno come dignità.

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Vorrei guardare il tricolore e provare un moto di orgoglio al posto di un moto di vergogna. Non siamo più il paese di santi, poeti e navigatori. Siamo un popolo di ladri, di buffoni e di teledipendenti, e chi vorrebbe tenere il suo genio in terra italiana, non può farlo. Perché non ci sono possibilità, non c’è futuro e non c’è la voglia di tenersi persone di valore. Meglio quelle di successo.

E forse per questo tutti guardano all’America con gli occhi a cuore, perché lì davvero vige la meritocrazia che qui è considerata in rari casi, lì hai davvero la possibilità di essere un self made man. Uno che si è fatto da solo partendo dal nulla e se hai un’idea, o il talento o la tenacia, i tuoi sogni possono andare oltre al 1400€ al mese, che qui sembrano già uno stipendione.

Penso sempre a quanto loro proteggano la loro storia che è così recente da sembrare spesso ridicola: con tutta probabilità la metà di noi abita o ha un parente che abita in una casa che per loro potrebbe essere considerata dimora storica o dimora museo. E poi guardo Pompei o al “mio” Berzieri, le terme più belle d’Europa (e sfido chiunque a contestarlo) che sono la triste prostituta di chiunque voglia mangiarci su, e vedo un mondo in rovina che si sta sgretolando sotto il suo stesso peso e sotto la sua stessa gloria.

E poi guardo più a fondo e vedo che gli americani sono il popolo dei contrasti, per eccellenza. Nessuno è come loro. Nel senso negativo del termine.

Gli americani ti servono caffè bollenti in ambienti con l’aria condizionata fissa sui quindici gradi, ti vendono armi dai 16 anni in su e poi si disperano per le folli stragi “non annunciate”, ci sono contee in cui l’alcol ed il gioco d’azzardo sono proibiti, ma se vai a 20 km di casa magari il divieto sparisce.

Gli americani fanno la guerra per preservare la pace. E quella è la stronzata peggiore che si possa sentire. Mandano in guerra i disperati, e se ci lasciano la pelle, sono eroi americani. Quando fino a poco prima di mettergli addosso una divisa erano solo ispanici o neri.

Gli americani sono il popolo dei grandi obesi e degli asciugamani minuscoli negli hotel, del junk food e delle calorie sotto ogni prodotto.

Gli Stati Uniti sono un posto in cui i gay possono sposarsi e le coppie miste non fanno scalpore, dove il presidente è nero ma agli afroamericani ogni tanto è lecito scaricargli addosso 41 colpi di pistola.
E forse questi contrasti sono figli di una multiculturalità che nasce in quei barconi di inizio secolo che arrivavano carichi di sogni e speranze ad Ellis Island e che non sono diversi da quelli che respingiamo con tanto odio oggi dalle coste africane oggi o dall’Albania, in un passato che odora solo di presente.
Recentemente è uscita la classifica delle migliori università del mondo e le prime in classifica sono tutte americane: i campus sono oasi meravigliose, ma la cultura che insegnano è spesso autoreferenziale e l’educazione è discriminante della classe sociale.
Gli americani sono quelli che incontri sulla strada e quelli che ascolti nelle parole di tutti quei cantautori di talento che sono poesia pura e scarti inutili per le major che preferiscono Miley Cyrus ad artisti come Michael McDermott. Entrando in qualsiasi bar di Nashville puoi trovare qualcuno che ti racconta la vera strada, quell’America che nulla di romantico, ma esce dalla vita e dalla pancia.

E più scrivo e più penso che queste riflessioni sono solo mie, perché questo è quello che ne esce dai miei 100 giorni statunitensi, dalle relazioni che sono nate, dai rapporti che ho avuto con i local, dal cibo che ho mangiato, dai letti in cui ho dormito. E lo vedo ogni volta che scrivo qualcosa come “che stronzi quelli della Virginia” e mi sento rispondere “non è vero, io li ho sempre trovati deliziosi”. E quindi ognuno si crea il suo mondo, composto da una strada che spesso hai scelto, ma che ancor più spesso, ti sceglie lei.

Ho uno strano rapporto con l’America e gli americani, un amore profondo per quella terra che si mischia a tenerezza e a disprezzo.

Ma queste, in fondo, sono solo opinioni.

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16 pensieri su “Americani

  1. Non sono riflessioni solo tue…sai che anche io condivido tutto quello che dici??
    io sono la prima che li guarda con gli occhi a cuoricino e che, purtroppo, al giorno d’oggi si vergogna di essere italiana per quello che stiamo subendo.
    Tornando a loro anche io mi sono sempre trovata magnificamente ed ho avuto a che fare con persone gentilissime e sempre pronte e scambiare 4 chiacchere!

    1. In fondo sono riflessioni che ho fatto dopo aver visto un po’ d’America, e i contrasti sono tanti, le brutture non mancano. Ma la loro gentilezza, l’accoglienza, la curiosità delicata… TI fanno pensare 🙂 Soprattutto al fatto che a rispondere bene o rispondere male, si fa la stessa fatica 🙂 buona domenica pomeriggio 🙂

    1. Purtroppo se uno ama un po’ il proprio paese la sensazione è quella… Sdegno. Perchè gli italiani non sono solo mafiosi o politici corrotti, puttanoni e raccomandati. C’è altro, e sarebbe bello se si vedesse anche quello… 🙂

  2. Articolo letto. Siamo però in disaccordo purtroppo :-). Credici, non siamo patriottici e non vediamo il nostro tricolore con i cuoricini, direi proprio per niente.
    Ma non siamo d’accordo con quello che scrivi. Non saremo più il Paese dei santi e dei poeti, ma non siamo solo un popolo di ladri, di buffoni e di quanto hai scritto. Non è vero che non ci sono possibilità e che non c’è futuro.
    Sicuramente è difficile avere un posto per meritocrazia, ma studiando ed avendo la buona volontà e la positività ce la si fa. Ce la si fa. Te lo assicuriamo. L’importante è crederci e volerlo davvero. Ma se non c’è futuro, te, noi, qui, ma cosa ci facciamo ?
    Vergogna? Che parole dure. Chiedilo a tutte le associazioni di volontariato, chiedilo a chi la domenica va a dare il pasto ai senza tetto, chiedilo a chi la tv a casa non ce l’ha (ce ne sono molti eh!), chiedilo a chi accoglie gli stranieri-profughi, chiedilo a chi si sbatte per questo Paese e qui ci fermiamo. Noi non ci vergogniamo di essere italiani e credici che in Italia i “geni” ci sono ancora, sono pochi, ma ci sono e lavorano molto, a volte anche per noi. Perdonaci, non vogliamo darti contro, anzi! Ma non va bene generalizzare così.
    A questo punto ti consigliamo di leggere il nostro articolo sull’ospitalità sarda e su come non ci sia posto migliore a livello di ospitalità: l’ Italia .
    http://dueingiro.blogspot.it/2014/09/sardegna-prodotti-tipici-e-artigianato.html

    1. Se tutti i commenti e le opinioni discordanti fossero scritti con l’educazione ed il modo gentile con cui l’avete fatto voi non ci sarebbero più liti su internet 🙂 Ben vengano i confronti! E’ ovvio che è non siamo tutti uguali…! Io penso che purtroppo l’Italia stia andando alla deriva, e non c’è nulla che mi fa più incazzare di quando all’estero ci vedono solo in negativo. A Cuba mi son sentita dire “aaah, italiani! Mafia, Berlusconi, bunga bunga”. A Cuba. E’ ovvio che le eccellenze e le brave persone esistono. Ce ne sono tante, tantissime. Ma non neghiamo che vengano regolarmente schiacciate da quell’italianità marcia che, credo per attitudine e per crisi, sta dilagando. Io sono cresciuta in un posto turistico (Salsomaggiore Terme), che è stato rovinato, e vedi ancora chi ci prova a combattere per farlo rifiorire.CI ho provato anche io ultimamente ma ho ricevuto porte in faccia, perchè i budget sono stati spesi per cose assurde. Anche io amo quell’Italia: quella delle tradizioni, dell’accoglienza sincera e generosa (un’amica mi raccontava di quando anni fa sbarcavano a Brindisi barconi di albanesi e di come la gente comune preparasse pentoloni di pasta e cibo per aiutarli, senza enti, protezione civile o altri aiuti di mezzo), di chi protegge il territorio, la cultura. Quella è l’Italia che amo. Ma non neghiamo la realtà, fatta di tangenti, terra dei fuochi, una classe dirigente truffaldina ad ogni livello, un paesaggio violentato dall’abusivismo edilizio, un’ignoranza culturale spesso imbarazzante.
      Voi dite che ce la si fa, io dico che purtroppo i casi di chi sfonda per meriti sono rari casi, purtroppo.
      Per uno che ce la fa, 100 bravi, laureati, e volenterosi restano a piedi senza speranze e sogni. I numeri parlano chiaro: nella scuola a 50 anni ancora sei precario, nella sanità non ne parliamo, gli stipendi sono fermi da 15 anni e la burocrazia soffoca ogni slancio di indipendenza ed iniziativa, i mutui sono ormai un miraggio, la giustizia è scandalosa. E purtroppo queste sono cose che mi vengono in mente perché mi toccano da vicino. Purtroppo ormai ci stupiamo quando troviamo una persona gentile, educata ed efficiente.
      A parte le opinioni, i numeri parlano chiaro: l’anno scorso più emigranti che immigrati, la disoccupazione è alle stelle…
      Cosa ci faccio qui? Io ci sono nata, e vorrei restarci. E a volte le situazioni te lo impediscono.
      L’Italia che raccontate voi, è l’Italia che vorrei anche io, che non fosse solo di nicchia, ma diffusa.
      Buona serata 🙂

      1. Sai, in internet è spesso mal interpretato quello che si legge da quello che chi scrive vuole dire, volevamo non essere ne polemici ne maleducati 🙂
        Purtroppo siamo d’accordo con tutto quello che dici. Diciamo purtroppo, non perché siamo d’accordo con te 😀 ma per la situazione.
        E’ dura. Lo sappiamo. Lo viviamo anche noi sulla nostra pelle.
        Ma dopo aver letto il tuo racconto non potevamo non spezzare una lancia a favore dell’Italia e dell’ italiano. Questo forse perché pensiamo positivo e ci crediamo ancora, non possiamo pensare in negativo e vedere nero sul nostro futuro e sull’ Italia; speriamo sempre che le cose migliorino e lo cerchiamo di fare nel nostro piccolo e crediamo che se nel nostro piccolo facciamo le cose fatte bene, è già un passo avanti e se tutti lo fanno, le cose non possono che migliorare (si, siamo proprio molto positivi :-)). Ma non vogliamo aprire un discorso troppo ampio e anche difficile da trattare qui.
        Vogliamo concludere dicendo che noi siamo molto fortunati; in tutti i posti poveri che abbiamo visto in giro per il mondo, lo Stato non esiste proprio e nessuno si aspetta niente da un ente o da chi li governa. Dobbiamo solo ritenerci fortunati perché potrebbe andare molto peggio ed i viaggi a noi servono anche per questo! Buona giornata! Ciao!

  3. “Il fatto è che l’America è un paese speciale, caro mio. Un paese da invidiare, di cui esser gelosi, per cose che non hanno nulla a che fare con la ricchezza eccetera. Lo è perché è nato da un bisogno dell’anima, il bisogno d’avere una patria, e dall’idea più sublime che l’Uomo abbia mai concepito: l’idea della Libertà, anzi della libertà sposata all’idea di uguaglianza. Lo è anche perché a quel tempo l’idea di libertà non era di moda. L’idea di uguaglianza, nemmeno.
    È un paese speciale, un paese da invidiare, inoltre, perché quell’idea venne capita da contadini spesso analfabeti o comunque ineducati. I contadini delle colonie americane. E perché venne materializzata da un piccolo gruppo di leader straordinari: da uomini di grande cultura, di gran qualità. The Founding Fathers, i Padri Fondatori. Ma hai idea di chi fossero i Padri Fondatori, i Benjamin Franklin e i Thomas Jefferson e i Thomas Paine e i John Adams e i George Washington eccetera? Altro che gli avvocaticchi (come giustamente li chiamava Vittorio Alfieri) della Rivoluzione Francese! Altro che i cupi e isterici boia del Terrore, i Marat e i Danton e i Saint Just e i Robespierre! Erano tipi, i Padri Fondatori, che il greco e il latino lo conoscevano come gli insegnanti italiani di greco e di latino (ammesso che ne esistano ancora) non lo conosceranno mai. Tipi che in greco s’eran letti Aristotele e Platone, che in latino s’eran letti Seneca e Cicerone, e che i principii della democrazia greca se l’eran studiati come nemmeno i marxisti del mio tempo studiavano la teoria del plusvalore. (Ammesso che la studiassero davvero). Jefferson conosceva anche l’italiano. (Lui diceva «toscano»). In italiano parlava e leggeva con gran speditezza. Infatti con le duemila piantine di vite e le mille piantine di olivo e la carta da musica che in Virginia scarseggiava, nel 1774 il fiorentino Filippo Mazzei gli aveva portato varie copie d’un libro scritto da un certo Cesare Beccaria e intitolato «Dei Delitti e delle Pene». Quanto all’autodidatta Franklin, era un genio. Scienziato, stampatore, editore, scrittore, giornalista, politico, inventore. Nel 1752 aveva scoperto la natura elettrica del fulmine e aveva inventato il parafulmine. Scusa se è poco. E fu con questi leader straordinari, questi uomini di gran qualità, che nel 1776 i contadini spesso analfabeti e comunque ineducati si ribellarono all’Inghilterra. Fecero la guerra d’indipendenza, la Rivoluzione Americana. Bè… Nonostante i fucili e la polvere da sparo, nonostante i morti che ogni guerra costa, non la fecero coi fiumi di sangue della futura Rivoluzione Francese. Non la fecero con la ghigliottina e coi massacri della Vandea. La fecero con un foglio che insieme al bisogno dell’anima, il bisogno d’avere una patria, concretizzava la sublime idea della libertà anzi della libertà sposata all’uguaglianza.
    La Dichiarazione d’Indipendenza. «We hold these Truths to be self-evident… Noi riteniamo evidenti queste verità. Che tutti gli Uomini sono creati uguali. Che sono dotati dal Creatore di certi inalienabili Diritti. Che tra questi Diritti v’è il diritto alla Vita, alla Libertà, alla Ricerca della Felicità. Che per assicurare questi Diritti gli Uomini devono istituire i governi…». E quel foglio che dalla Rivoluzione Francese in poi tutti gli abbiamo bene o male copiato, o al quale ci siamo ispirati, costituisce ancora la spina dorsale dell’America. La linfa vitale di questa nazione. Sai perché? Perché trasforma i sudditi in cittadini. Perché trasforma la plebe in Popolo. Perché la invita anzi le ordina di governarsi, d’esprimere le proprie individualità, di cercare la propria felicità. Tutto il contrario di ciò che il comunismo faceva proibendo alla gente di ribellarsi, governarsi, esprimersi, arricchirsi, e mettendo Sua Maestà lo Stato al posto dei soliti re. «Il comunismo è un regime monarchico, una monarchia di vecchio stampo. In quanto tale taglia le palle agli uomini. E quando a un uomo gli tagli le palle non è più un uomo» diceva mio padre. Diceva anche che invece di riscattare la plebe il comunismo trasformava tutti in plebe. Rendeva tutti morti di fame. Bè, secondo me l’America riscatta la plebe. Sono tutti plebei, in America. Bianchi, neri, gialli, marroni, viola, stupidi, intelligenti, poveri, ricchi. Anzi i più plebei sono proprio i ricchi. Nella maggioranza dei casi, certi piercoli! Rozzi, maleducati. Lo vedi subito che non hanno mai letto Monsignor della Casa, che non hanno mai avuto nulla a che fare con la raffinatezza e il buon gusto e la sophistication. Nonostante i soldi che sprecano nel vestirsi, ad esempio, son così ineleganti che in paragone la regina d’Inghilterra sembra chic. Però sono riscattati, perdio. E a questo mondo non c’è nulla di più forte, di più potente, della plebe riscattata. Ti rompi sempre le corna con la Plebe Riscattata. E con l’America le corna se le sono sempre rotte tutti. Inglesi, tedeschi, messicani, russi, nazisti, fascisti, comunisti.”

    Oriana Fallaci

    (non me ne volere x la citazione chilometrica ma tutto quello che penso degli americani é scritto proprio in queste righe, parole vere e forti di un’orgogliosissima italiana. Del resto te hai chiesto un’opinione sincera e schietta… eccola!!)

    Alla prox, Simo

  4. In questo caso con me, come si suol dire, “sfondi una porta aperta”, non sono donna da polemica, non mi interessa la lascio agli altri… ma guai a chi me la tocca!! Lei é stata (e x me sarà sempre) una delle grandi eccellenze italiane, una donna con le palle, una che non le mandava a dire e che non aveva peli sulla lingua, al di là di quelle che possono essere le mie convinzioni politiche personali donne così ne nascono davvero poche!!

    1. Io e te non saremo molto d’accordo su est ed Ovest, ma su questo siamo assolutamente in linea. Ho comprato anche l’ultimo, intervista con la storia (molto fotografico)…Era una di quelle donne che ti fanno sentire orgogliosa di appartenere alla categoria 🙂

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