Grazie

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Quando eravamo piccole io e mia sorella abbiamo subito un trauma: siamo state lasciate a casa di mia nonna per 3 giorni mentre loro erano a Parigi con amici. Ma non è stato questo il vero trauma… Lo shock è stato trovare sotto il cuscino, prima di mia mamma, un biglietto strappalacrime con cui ci dava la buonanotte. Mi ricordo ancora la busta, con il bordo a forma di nuvola e la carta azzurra. Questo post è la mia vendetta per loro, per quella lettera mentre erano lontani che io e mia sorella abbiamo stretto tra le mani per notti intere, dopo che ci siamo addormentate stremate dalle lacrime.

Oggi è la festa del papà e tra qualche giorno (il 23 per la precisione) è il compleanno di mia madre, compie 60 anni e neanche quest’anno ci sono, perchè sarò in giro per la Florida, cercando di abbronzarmi e non ustionarmi e a scoprire un altro pezzo di America. E lei, ancora una volta, non ha detto nulla, si è dispiaciuta e ha detto semplicemente “se il moroso di tua cugina fa la pastiera napoletana ci mangiamo una fetta anche per te”, niente di più.

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Mia mamma non chiede mai nulla, cerca di rincorrerci tutti per farci tenere in ordine (con scarso successo), brontola e poi ti abbraccia. E’ una donna che stira i calzini, che è andata via di casa a 14 anni per lavorare ed aiutare la sua famiglia, comincia quasi ogni frase con “io forse sono ignorante” quando è ben lontana dall’esserlo, cerca di farci mangiare sano ma è l’unica della famiglia che ha fatto indigestioni imbarazzanti (noccioline americane e mandorle ricoperte di cioccolato…acetone a gogo!), è convinta che in Spagna tutto venga fatto meglio e le piace sempre dire “dalle mie parti” intendendo quella terra da cui se n’è andata troppo giovane.

E’ stata una madre severa, ma anche quella che ci faceva mangiare con le mani e che non metteva il coperchio quando facevamo i pop corn e la cucina diventava un casino. Ha una corazza d’acciaio e il cuore buono. Ogni domenica vuole che facciamo una cena tutti insieme, si apre una bottiglia di vino buona, si cerca di far bere mia sorella e mentre sistema i piatti dice sempre “è stata prorpio una bella serata, vero?”

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Mio padre invece è un casinista, si perde delle ore leggendo libri di cui parla con il mio stesso entusiasmo, mi carica il Kindle perchè non sono capace, ricontrolla sempre che ci sia l’acqua nella mia macchina perchè ha paura che io resti a piedi, mi ha insegnato a guidare e ad esser curiosa su tutto. Mi piace sempre sentire i suoi racconti di quando era giovane, di quando ha servito Andy Warhol o ha fatto sbronzare Onassis. Mi ha insegnato l’amore per il vino e a bere bene. L’ho visto crollare, sprofondare e ritirarsi su.

Loro due, insieme, sono il modello di un matrimonio che non esiste più.

Quando quel 26 dicembre del 1978 si sono giurati amore eterno, nella buona e nella cattiva sorte, non credo che avrebbero mai potuto immaginato quanto cattiva potesse esser questa sorte.

E sono ancora qui, a tenersi per mano lungo la strada e a lavarsi denti prima del bacio del buongiorno.

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Mia madre mi ha insegnato a rispettare tutti perchè non sai mai chi hai di fronte, mio padre ad essere onesta, anche se gli onesti non vanno da nessuna parte.

Li ho visti affondare, cambiare, insultarsi e arrabbiarsi. E tenere duro.

La dignità che contraddistingue i miei genitori dovrebbe essere di esempio per tutte quelle persone che si sono allontanate da loro nei momenti più neri, la loro forza di affrontare il mondo un esempio per tutti.

Ho visto mio padre piangere perchè mi vedeva soffrire, mia madre coprire le mie cazzate per proteggermi, abbracciarmi sempre mentre inseguivo disperatamente la felicità.

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Mi hanno cresciuta concedendomi la libertà misurata con la fiducia, ho camminato sempre sola ma con loro sempre ad un passo di distanza, se avessi avuto bisogno.

So di quando mio padre si è sbronzato di Jack Daniel’s durante le occupazioni scolastiche degli anni ’70 sul tetto della scuola e di quando mia madre ha mollato un fidanzato solo perchè le aveva fatto scoppiare una caffettiera di porcellana.

So di quando mi hanno salutata in aeroporto quell’8 marzo 2012, tra le lacrime, i sorrisi  e la certezza che stavo facendo qualcosa di buono.

Mi hanno insegnato ad essere generosa.

Mi hanno insegnato a viaggiare e mi hanno fatto vedere l’Italia “perchè quando sarete grandi ve ne andrete all’estero e vi perderete il bello che c’è qui”.

Mi hanno insegnato a ridere di gusto, come quella sera a Firenze, che ridevamo talmente tanto da aver contagiato mezzo ristorante o quella volta a Venezia, in cui mio padre ha avuto la folle idea di mettersi a fare il saltino battendo i tacchi e io, me la sono quasi fatta addosso.

Amo i miei genitori perchè sono persone oneste, nonostante tutti gli sbagli passati.

Questo è mio modo per dirgli grazie e per fargli gli auguri.

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10 thoughts on “Grazie

  1. La vendetta é un piatto che si mangia freddo……non è vero Picén? Comunque , anche se ho il magone dopo aver letto il tuo post, ti rispondo con il titolo del tuo post: grazie!!
    papà

    PS: lascio il pc aperto sulla tua pagina, così caragna anche un po’ la mamma…..

      1. cuori, cuori e cuori!!! 🙂 vero..anche io a volte penso che mai troverò un modo per ringraziare i miei genitori per quello che mi hanno dato e per come mi hanno cresciuto.

  2. Ma possibile che ogni volta che leggo un tuo post mi rendo conto che riesci a pizzicare corde che cerco di tenere il più nascoste possibile?
    Una meravigliosa dichiarazione d’Amore questo tuo articolo e mi ritrovo all’improvviso vicina a te, a gioire di questi momenti stupendi che hai descritto.
    Tu dici grazie a loro, io dico grazie a te!

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