Siamo tutti #travelblogger

Domenica mattina è il momento ideale. TI metti lì, sotto le coperte, col gatto che ti guarda, con un po’ di musica di sottofondo e spulci twitter. Lentamente, curiosamente e annoiatamente. Guardi i follower e cerchi chi è interessante, contenuti, persone nuove.

Di solito prima di followare qualcuno do’ un occhiata a profilo, qualche tweet per vedere di cosa si parla, quando c’è, il blog allegato.

E c’è una tendenza, una preoccupante tendenza. Siamo tutti #travelblogger.

Travel blogger, questo sconosciuto. Chi è? Cosa fa? Viaggia, ok. Scrive post, ok. Ma quando uno si può definire tale? C’è un patentino? Un tot di post dopo cui ti puoi definire tale? Un numero preciso di timbri sul passaporto?

Guardo i miei preferiti, solo pochi di loro hanno scritto nel profilo quella parolina magica, c’è chi timidamente scrive “travelblogger in crescita”, c’è chi proprio non ce lo scrive.

Perchè lo è.

Io purtroppo sono ben lontana dall’olimpo dei migliaia di follower e mi viene sempre un po’ da ridere quando mi chiedono “ma tu di lavoro fai la blogger?” perchè io scrivo, per amore, per passione, per condividere, perchè sogno che un giorno diventi un lavoro.

Ho un blog. Che oltretutto ho tenuto nascosto per mesi (e fa un po’ ridere in effetti).

HO come la sensazione dell’etichettarsi per farsi riconoscere, costruirsi un’identità prima di dimostrarla.

Preferisco i modesti, quelli che l’odiata parolina la mettono in fondo dopo un profilo che quasi intimidisce. E poi apri certi blog (ovvio che io ho i miei personalissimi che amo, seguo e invidio perchè sono piacere per gli occhi e per la mente), e pensi che dovrebbero scriverlo a caratteri cubitali.

Mi viene sempre in mente quello che mi aveva raccontato Gianni essere successo ad un Tripraduno con Tripluca qualche anno fa, in cui era stato chiesto un giro di presentazione. Chi sei?

“Sono di Voghera, faccio il dentista…” invento.999784_569122409822719_1375652565_n

“la domanda è chi sei, non cosa fai per vivere, il tuo lavoro”.

Domanda più difficile.

Cosa siamo oltre il lavoro, se dovessimo perderlo, quel lavoro.

Io sono una che ha sempre vissuto con l’ansia di dover andar fuori a vedere il mondo, ho soffocato il sogno di scrivere per anni, amo la pizza in maniera malsana, non digerisco di donuts ma li mangio sempre, senza il mio maglione da viaggio non potrei viaggiare, se fossi ricca spenderei la mia fortuna su amazon, ho paura dei medicinali, mi vergogno a farmi fare il pedicure.

Viaggio, scrivo. Lo faccio perchè amo farlo.

Non è meglio ESSERE, prima di infilarsi dentro una scatola o una categoria? Non ne abbiamo già abbastanza nella vita?

 

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32 thoughts on “Siamo tutti #travelblogger

      1. Già non se ne parla abbastanza!
        Non riesco a definirmi travel blogger, mi sento semplicemente una persona che nel viaggio trova ogni volta qualcosa in più da mettere nel bagaglio della vita. Poter scrivere delle proprie esperienze e condividerle trovo sia straordinario.
        Certo, ci sarebbe da fare un discorso ancora più lungo su chi – pur definendosi in primis travel blogger – non ha così grandi capacità, passione e motivazione. Ma questa è tutt’altra cosa!

      2. Tra le righe c’è proprio questo. QUanti si definiscono “travelblogger” con blog vuoti o con foto di villaggi turistici? Nei miei personalissimi eletti c’è gente che parla di sè, dei propri viaggi attraverso le emozioni, attaverso i propri occhi. E’ questo il bello. Non scrivere per cercare di fare qualche blogtour (anche se è figo farli e si conosce un sacco di gente altrettanto figa!)… La tua valigia è il tuo blog, i tuoi souvenir i tuoi post. Non è così che dovrebbe essere? 🙂

  1. 🙂 quanto sono d’accordo con te! Mi piace scrivere e mi piace viaggiare, online ho trovato lo spazio che fa per me. Non faccio tutti i viaggi che vorrei e vorrei vivere viaggiando e scrivendo (magari). Per tanto ho tenuto il blog nascosto perché mi vergognavo che qualcuno avrebbe pensato “ma quella che cosa scrive gli affari suoi al mondo??” (e magari c’è ancora qualcuno che lo pensa). La parola travel blogger l’ho sempre usata il meno possibile, l’ho messa timidamente nella bio di Twitter (alla fine come dici tu;) ) ma mi chiedo spesso se non sia il caso di toglierla, alla fine ho deciso di tenerla: è solo una classificazione generica per indicare quello che faccio.
    Quello che penso dopo le mie millemila seghe mentali?? Chiamatemi un po’ come volete, fatemi rientrare nella categoria che preferite… Io continuo a fare le cose che mi piacciono a modo mio che sono felice! 🙂

    1. Vale! Tu sei una di quelle a cui ho pensato scrivendo.. quel “travelblogger”scritto in fondo, dopo aver detto già chi sei. Il tuo blog è curatissimo, ben fatto…In te, come in tanti altri vedo quello che per me è importante: la passione, non l’ansia di fare blogtour. 🙂
      …e oltretutto non vedo l’ora di tornare dalle tue parti, tiè!

  2. Paoletta.. oggi ti sento così. Empatia e Sintonia, c’è chi lo unisce semplicemente nella parola Simpatia. Noto questa necessità di definirsi nel proprio lavoro e la necessità di molti di stabilire le distanze: io travel blogger, tu altro. Io veramente neanche ci tengo alla definizione, nè (proprio come persona) mi piacciono queste discussioni e schemi. La definizione non fa una persona, né la definisce, né la sminuisce se qualcun’altro fa la stessa cosa. Semplicemente c’è chi scrive per passione, e viaggia per passione. O forse passione è troppo poco. Per necessità? Per avere aria? Perché è come Respirare? Teniamo il blog nascosto (presente!) perché è uno spazio sacro, dove i sentimenti si fondono con la voglia di Essere, e magari anche i consigli. Senza bisogno di alimentare il perché lo faccio, come posso farlo, e chi “sono” in una categoria. Nella bio non c’è che lavoro faccio, in cosa laureata, non è quello che mi rende ciò che sono.

    Ti abbraccio. Forte. E se vuoi scrivere altri articoli così, io te li leggerò sempre! 😀

  3. Ciao Paola.
    Io sono Ernesto.
    Mi hanno insegnato, e non ricordo più chi e quando l’ho imparato e fatto mio, che non posso dire chi sono.
    Al massimo quello che penso e che vorrei che gli altri credoano che sia.
    Io, fondamentalmente, da quando sono apparso nel rutilante mondo dei blog di viaggi e di conseguenza vengo considerato dagli altri un travel-blogger, scrivo di tutto, ma il più delle volte poco di viaggi intesi come “Miii oggi me ne vado far’dle ball”.
    Non so se mi son fatto intendere…
    I miei umili e personalissimi racconti li trovi su Trippando.
    Ho letto il tuo post perchè anch’io faccio come te, mi piace leggere e conoscere il mondo che sto cercando di capire attraverso le persone che lo vivono.
    E siccome frequentiamo lo stesso mondo, oltre che lo stesso pianeta, mi piace approfondire chi dice cosa.
    Tutto qui.
    Io so chi sono, e spero che traspaia da quello che racconto.
    Come credo di aver capito chi sei tu.
    Grazie di esistere.
    Pace e bene…

  4. Assolutamente!
    Buoni tutti a viaggiare oggi, buoni tutti a postare qualche foto e scrivere qualcosa sotto.
    Da “esterno” (decisamente non sono un travel) penso che la differenza stia nelle emozioni e nel coinvolgimento che il proprio racconto provoca nel lettore. E soprattuto nella voglia di partire che si riesce ad instillare in lui

    1. Per fortuna o purtroppo ci sono un milione di travel blog, i post infiniti, le foto spesso qualitativamente alte… Ma qual’è il segreto? QUesto è un buon punto di vista… Se mi vien voglia di leggerti e di partire, coccarda da travelblogger 😉

  5. Non è per discolpa, solo per spiegare un processo io, la dicitura travel blogger, in cui poi mi riconosco solo fino a un certo punta – l’ho messa su twitter e sul blog dopo sei anni di twitter (a lungo quasi inattivo però) e sette anni di blog, e solo perché molti credevano che viaggiassi per lavoro o che scrivessi di viaggi come giornalista. E invece purtroppo succede raramente. Per me era come distinguere due cose, lavoro e blog. E perché in effetti, tutti lo mettevano e mi sembrava quasi estraniarmi, uno snobismo. A me personalmente danno molto, molto più fastidio altre cose (comunque in una certa misura legate a quello che scrivi): la poca cura per la scrittura, la presunzione, scrivere di posti in cui non si è stati, gli errori di storia e geografia!

    1. Purtroppo il punto a cui giriamo sempre intorno è quello: povertà di contenuti, voglia di diventare un travelblogger per dire che sei un travelblogger.Tu sei fin troppo impeccabile 🙂
      Sai che la cosa che mi hanno detto/scritto più spesso è “non sopporto persone che scrivono di posti in cui son stati”… Ma..davvero?! Questa a me mancava 🙂

    2. Ciao Patrick, stavo per scrivere quello che hai detto tu, ma mi hai tolto le parole dalla… tastiera!
      Anche io ho twitter da tanto e forse è anche per questo che bisogna fare una distinzione. Twitter all’inizio lo si usava anche per lavoro, era importante scrivere cosa si era e si faceva. Oggi come altri social network è diventato è diventato alla portata di tutti – e va benissimo – solo che non ne farei una distinzione per decidere chi “se la tira” e chi invece è un viaggiatore puro. Tutto qui 🙂

    3. Io penso che il punto sia in questa frase

      ” “Sono di Voghera, faccio il dentista…” invento

      “la domanda è chi sei, non cosa fai per vivere, il tuo lavoro”.

      Domanda più difficile.”

      Sul fatto della necessità di uno schema anche nella definizione dell’Essere. O almeno, questo ho inteso io! 😉

      Il fatto che poi ci sia nella bio, non è criticato, anzi, anche perché aiuta ad inquadrarti in 140caratteri per esempio..e non è neanche sinonimo di chi vuole fare il fico, oppure distinguersi dicendo “io viaggio sul serio e non ho bisogno di chiamarmi travelblogger”. Tutti viaggiano nel modo che possono.

      Io ho inteso il concetto di Paola come: abbiamo veramente bisogno i tutti questi schemi?

      1. esatto. Io son d’accordo con Paoletta (prima approvazione, la mia 😀 ) e Lucia!
        Ognuno di noi ha la sua preparazione, ha il suo stile, il suo modo di viaggiare (e le sue motivazioni per viaggiare). A cosa servono delle etichette?
        A cosa serve giudicare?
        Ci ho messo parecchio prima di decidermi di aggiungere alla bio “TravelBlogger”. Non l’ho fatto per presunzione, l’ho fatto semplicemente perchè viaggio e sono blogger (se ho un blog sono blogger, no?) e in 140 caratteri è il modo più semplice per spiegarlo.
        Tuttavia nel mio blog ci metto molto di me, le mie emozioni. Non posso definirmi travel blogger al 100%. Sono forse troppo emotiva. Ecco perchè le etichette servono a ben poco.

      2. Twitter ti chiede quello, definisciti in 140 caratteri. Quella parolina è assolutamente magica per no, definisce tutto. Viaggiamo e abbiamo un blog.
        Ma un minimo di storico c’è, se clicchi sul link trovi dei contenuti, foto, pensieri. Se non ci fosse scritto travel blogger sarebbe uguale, o no? 🙂
        Essere, prima di dire di essere, è questo il problema!

  6. Nella bio l’ho messo, che scrivo di viaggi. Per una più veloce identificazione. Se trovo una bio di una fashion blogger, so già che non mi interessa e non clicco nemmeno sul suo blog. Superficialità? Forse. Mi piace inquadrare le persone e poi scoprirle e magari rimanerne sorpresa. Ma almeno due o tre coordinate voglio darmele. Per questo nella bio io l’ho messo.
    L’importante è viaggiare e poi scrivere, e non scrivere sperando di viaggiare.
    In rete c’è parecchia confusione, specie negli ultimi 2 anni. Prima non era così, eravamo pochi, ora ne nascono come funghi. Io dico che la scrittura non è per tutti. Bisogna essere capaci a portare il lettore fino alla fine, e mica tutti ci riescono.
    Tu ci sei riuscita! 😀

    1. Beh, detto da te il complimento vale doppio 😀
      Mi fa un po’ sorridere che le persone che hanno commentato sono già più che travelblogger… Persone che sono nella lista di “andiamo a vedere se c’è stata e se ne ha scritto qualcosa”…
      Definizione si (io sinceramente fatico a followare persone che non hanno neanche mezza parola di bio), autoproclamazione no.
      Hai detto la frase che racchiude tutto “L’importante è viaggiare e poi scrivere, e non scrivere sperando di viaggiare”… Ci sono travelblogger bravissimi che non vanno in capo al mondo ma che ogni volta te lo fanno scoprire, un mondo, anche se è dietro casa. E’ questo l’obbiettivo, no? 🙂

  7. Ciao! Ho seguito per puro caso la discussione, e non intendo entrare nei meriti… Ma la cosa che mi lascia perplessa è la discussione in essere. “Blogger” significa semplicemente una persona che ha un blog. Non serve studiare o fare esami o concorsi per essere “blogger”. Basta aprire un blog! Quindi se un blog parla di viaggi capisco che si chiami “travel blogger” è corretto. E lo possono scrivere tutti? Certo. Tutti.
    Non è un titolo referenziale di nulla… Per referenziarsi serve seguire altre strade ad oggi. Forse un domani, servirà avere “certi requisiti” per essere blogger. Ad oggi basta iscriversi su wordpress! 😉

    1. Ciao Simona, scusa ma non avevo visto il tuo commento… Sai che i diversi commenti mi hanno fatto pensare sempre di più a riguardo? Aver ricevuto risposte così disparate mi ha fatto anche pensare che quello che ho scritto non sia poi così chiaro 🙂 QUello che dici è assolutamente esatto e logico, la mia è una riflessione più sul fatto che si nota una tendenza a “fare il travelblogger”, autodefinirsi ancora prima di aver scritto due post perchè, fondamentalmente, va un po’ di moda e magari ti fai pure un blog tour. Ci sono persone che viaggiano e condividono in maniera eccellente i propri viaggi che hanno pochi follower su twitter e magari sono poco letti… E sono per me, travelblogger. Se lo sei, non c’è bisogno di dirlo. Mettersi in una categoria “preventivamente” non ha molto senso per me. Ma questa è ovviamente una mia personale opinione 🙂 Buona domenica!

  8. Scrivo da poco, viaggio da tanto. Non ho l’ambizione di definirmi una travelblogger perché non ho la costanza, la possibilità e la pazienza di far diventare qualcosa nato per evasione dalla vita di tutti i giorni, un secondo lavoro e quindi noioso, ripetitivo, dovuto….
    Questo tuo post mi piace molto ma mi sembra un po’ snob… potrei aver interpretato male e quindi cerco di spiegarmi meglio: io scrivo per me e per chi ha voglia di leggere. Che sia mio marito (costretto a farlo e interrogato puntualmente per verificare che lo abbia fatto), la mia amica che lo fa per affetto più che per curiosità perché probabilmente si è già sorbita il racconto a voce di quello che metto per iscritto o, ancora, l’internauta che per caso è finito sul mio blog. E allora perché non lo faccio su un mio diarietto personale? Perché fondamentalmente sono egocentrica e perché, in ogni caso, cerco un confronto con chi ha voglia di condividere.
    Potrei, tra 15.000 post e una cinquantina di blog tour, definirmi una travelblogger? Scrivo su un blog e prevalentemente di esperienze di viaggio e quindi sì… travelblogger. Di sicuro non fashionblogger, nè foodblogger, nè *blogger. Ma anche se non fossi neppure una ‘blogger’ (cosa molto vicina alla realtà), pazienza… Io scrivo… se mi si vuole leggere e commentare bene. Se devo diventare schiava di un’etichetta o della pagina delle statistiche, tante care cose…. è stato bellissimo ma non fa per me!!!
    Sono già una semplicissima impiegata che tutte le mattine deve entrare e uscire da un ufficio in cui ha un ruolo e un compito ben stabilito, figuriamoci se mi devo trovare un altro profilo con annessi e connessi (regoli, consuetudini, aspettative altrui)… a proposito… hai mai notato che nessuno scrive di fare lavori normali al di là del blog??? è straordinario quante professioni artistiche ci siano a detta di chi scrive…
    Di bei blog di viaggi ne ho visti tanti perché li leggo da ben prima di iniziare a scriverne uno mio, ma di speciali ne ho visti pochi… sono di persone che hanno un bel seguito ma che hanno conservato lo spirito con cui hanno iniziato a scrivere. Non sono molti ma, fortunatamente, ci sono e credo che sono quelli che conserveranno il piacere di scrivere e di essere letti indipendentemente dall’etichetta che si sono dati o che gli hanno attribuito.
    Questa è la mia opinione… non di una travelblogger, ma di una lettrice comune…

    Dimenticavo, il nome del tuo blog è veramente carino. Semplicissimo e disarmante.

    Elena

    1. CIao Elena, scusa per la lenta risposta ma volevo trovare il tempo e la calma giusti da dedicarti. Oltre al tempo per “frugare”un po’ nel tuo blog.
      TI ho letta, ho guardato le tue foto (quella di copertina è davvero… Wow!). TU sei una viaggiatrice, tu scrivi perchè “devi, per ricordarti, per condividere, perchè il viaggio, attraverso le tue parole prende più senso e colore. TU sei una travelblogger.
      Il mio pensiero è legato al fatto che tanti scrivono perchè è di moda, perchè è figo, perchè magari davvero riescia diventare “famoso”, ma spessissimo manca la purezza e quell’entusiasmo che è solito dei viaggiatori. ANche io sono una lettrice accanita, mi tiene in viaggio quando sono costretta a casa, mi fa sognare, allarga i miei confini. E credo che in questo siamo simili.
      Sulla questione del lavoro posso dirti che tanti provano a faro come lavoro (freelance, copy e cose simili) ma in effetti non sono tanti quelli che fanno cose “banali”. Io adesso sono impegnatissima in diversi lavori diversi tra loro, ma ti assicuro, finchè non ho mollato tutto, ho sempre fatto lavori di merda 😉 Grazie per aver condiviso qui quello che pensi!

  9. Ciao Paola, ho letto questo post qualche giorno fa, solo ora riesco a scriverti.
    Trovo che sia sempre molto difficile entrare all’interno di una nuova categoria, ad esempio ricordo la fatica che ho fatto nell’iniziare a definirmi snowboarder, le prime volte che si prova la tavola da snow si è talmente impacciati che, definirsi snowboarder è un insulto per quelli che snowboarder lo sono veramente, adesso dopo 5 anni mi definisco snowboarder anche se penso che lo fossi stato anche il giorno prima che provassi la prima volta, sebbene non ero un pro (né lo sono ora!) credo che quello che conti veramente sia la passione. Mi sarei definito snowboarder da subito perché già sapevo sarebbe stata una delle passioni più grandi per me.
    La mia passione di viaggiatore è iniziata molti anni fa, la mia avventura da blogger solo poco tempo fa (come guest blogger, per esser precisi), e mi si ripresenta il problema dell’etichetta giusta per definirmi. Ho scoperto che mi piace moltissimo scrivere, e ho sempre amato condividere le mie esperienze con gli altri. Ho notato che lo scenario “travelblogger”, in particolare quello italiano sta subendo un netto incremento, è normale che se uno ha una tempesta in casa possa sentirsi infastidito. Fossi travelblogger affermato sarebbe per me una grande gioia, perché più gente condivide la mia passione meglio è (anche se chiaramente, se qualcuno dovesse gettare fango sulla mia passione, mi arrabbierei e non poco).
    A questo punto le domande che ti pongo a nome mio e di tutti quelli che come me hanno avuto la fortuna/sfortuna di avvicinarsi al panorama travelblogger solo negli ultimi periodi è: Come procedere? Coltivare o meno questa passione? Quando potersi definire travelblogger? Quando ancora no?
    Ti ringrazio per queste riflessioni, era un pò che pensavo a questo, ma solo ora riesco a mettere tutto per iscritto.
    Ps: Seguivo il tuo blog da tempo, lo trovo davvero ben curato, in particolare mi sono piaciuti molto gli articoli sulla Birmania, paese che mi attrae da matti e che non vedo l’ora di visitare!

    1. Ciao Angelo, che interessante il tuo commento. L’esempio dello snowboard è davvero calzante. Tu scrivi che ti piace scrivere, che hai cominciato a piccoli passi perchè ti sei accorto che ti piace farlo, perchè hai sentito che quella sensazione (che può essere simile a quella di culo dolorante e bagnato che è assolutamente tipica dei primi 3 gg da snowboarder) era tua, calzante. La risposta te la sei data da solo.
      Puoi definirti travel blogger quando la voglia di condividere è parte integrante del tuo viaggio, quando continui a farlo nonostante per mesi non ci siano commenti al tuo blog, quando scrivi quello che pensi e non quello che è facilmente cliccabile. Credo che il panorama si stia riempiendo e chi questa strada l’ha presa come professione (non il mio caso ancora…purtroppo)… La “tempesta in casa” se la possono sentire coloro che si impegnano totalmente su questo fronte e magari non vengono pagati e valutati perchè “tanto c’è quell’altro che lo stesso lavoro me lo fa gratis”. Viviamo in un periodo che nell’editoria c’è la guerra al ribasso (io vedo solo nella mia provincia, Parma, dove al quotidiano locale tutti possono scrivere, basta che sia per 5€ a pezzo)… E che purtroppo è anche una guerra al ribasso della qualità. Io ho sempre pensato di scrivere per amore di quello che faccio, magari un giorno sarà qualcosa di più. Questo è l’unico consiglio sincero che posso darti dal mio piccolo 🙂 buona giornata!

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