Matrimonio all’albanese! Parte 2

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Il nostro secondo giorno a Tirana è quello ufficiale per noi di matrimonio, visto che il primo lo festeggia la sposa. Senza lo sposo. Si, sul serio. La tradizione vuole che lo sposo vada con undici persone a casa della sposa, si beva tutti allegramente un caffè, si mangi un dolcetto e poi tutti fuori dai coglioni. E la sposa festeggia con i suoi parenti e amici mentre lo sposo è a farsi gli affaracci suoi a casa sua. Il problema oltre che di tradizione è logistico, visto che la media di invitati per parte è circa 300. E auguri a qualsiasi ristorante che riuscirebbe a servire 600 piatti di tortelli tutti insieme.

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E quindi, il secondo giorno ci si ritrova tutti verso le 8 del mattino (si, del mattino), i suonatori suonano, le donne cantano e in fila si va a recuperare la sposa.
Il traffico per uscire da Tirana è folle, l’osso sacro mi fa male fino alla follia e il tutto è condito dal “driver” che di professione fa il deejay con cui siamo in macchina è un chiaro fan sfegatato dei Lunapop, e le vibrazioni di “qualcosa di grande”sparato al massimo sotto al mio culo credo accentui ancora di più il dolore. Non credo, ne sono certa.

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Arriviamo a casa della sposa, i suonatori suonano e tutti ballano (no, non io), facciamo quattro chiacchiere con i cugini della sposa italianizzati e trapiantati a Torino da anni e poi finalmente, la sposa.
Facciamo qualche foto all’interno e troviamo Redife congelata in un angolo, tremante e con lo sguardo basso. Tutti piangono disperati. Sono quasi un po’ a disagio a fare delle foto a questa bella ragazza immobile come una bambola di porcellana ma tutti mi incitano a scattare alla povera sposina.
Si va in scena.
Prima di tutto deve passare oltre a un lungo chiodo di ferro e ad una moneta (o comunque qualcosa dello stesso materiale) perchè dovrà essereforte come il ferro nel matrimonio, poi lancia in terra una tazzina – contro il malocchio – e dietro di sè un piccolo bouquet di fiori -come da noi, nelle mani di qualcuna non sposata- per concludere il tutto in un pianto disperato. Sul serio, singhiozzante e straziante. Volevo abbracciarla, ma poi ho fatto leva sul fatto che “si fa così” e che probabilmente salita in macchina ha dato un bel limone al suo neo sposo e che hanno cominciato a parlare del più e del meno in tempo zero.
Tutti nel parco di un hotel a fare le foto e i due ragazzi, costretti dal videomaker a fare scenette assurde (quando ha chiesto a Dorian, lo sposo, di arrivare dietro a lei seduta nel parco e metterle le mani davanti agli occhi e farle bubusettete… Beh, IMG_7669neanche loro sono riusciti a trattenere le risate) e quindi tutti a casa a svuotare il furgone che era stato riempito di valigie della mogliettina durante questa specie di ratto della Sabina piangente. Quando si parla di dote, qui gli albanesi spaccano. E di brutto Un Ducato colmo.

Arrivati a casa, l’ingresso è stato assolutamente trionfale, con suonatori d’altri tempi e una simpatica signora che precedeva i due sposini novelli tirando manciate di zucchero da tutte le parti, manciate dall’ingresso del cortile fino alla camera da letto. Questo è un dettaglio che non posso raccontare a mia madre che potrebbe avere un mancamento al pensiero di manciate di zucchero tirareovunque. Pugni di zucchero. Con 40 gradi.IMG_7683

Entrati nella casa abbiamo dovuto fare largo agli scaricatori dei bagagli e assistere ad un altro paio di rituali. Numero uno. La sposa prende una tazzina di miele e si spalma un po’ del contenuto sulla mano e oltre a metterne un po’ sullo stipite della porta… beh, i genitori della sposa devono leccarlo dalla sua mano.

CI spostiamo dal corridoio mentre i parenti maschi portano tutte le innumerevoli valigie in casa (ok la tradizione, ma ragazzi tra due giorni dovete rimetterli sul ducato e rimandarli in Italia… mi sembra uno sbattimento decisamente inutile!) e ci dirigiamo verso la camera da letto in cui il cameraman filma mentre la sorella dello sposo appoggia tre volte il figlio (a cui sono stati dati soldi in mano) in braccio alla neo sposina in segno di fecondità. Qui, insomma, te la tirano da subito.

Torniamo in sala a mangiare lokum e a bere birra mentre gli altri ballano in cortile ed ecco che mentre i due ragazzi si chiudono un po’ in camera per rilassarsi e per stemperare la tensione, arriva una piccola carovana di donne canterine che con tamburelli e frasi ritmate si mettono a cantare e a ridere di gusto. “Che carine!” penso, “cantano per loro!”… Purtroppo non capendo neanche una mezza parola di albanese resto nella mia piena convinzione che cantino la bella lavanderina o quel mazzolin di fiori albanesi, quando ci decidiamo a chiedere alla sorella dello sposo (che parla perfettamente italiano) cosa stanno dicendo visto che se la ride veramente di gusto.

“Stiamo insultando la sposa e sua sorella e la sua famiglia… Gli stiamo dicendo che è una baldracca!” Risata. Cosa?!

CI spiega che è tradizione farlo e di regola con gli insulti fan piangere la sposa… Ed è per questo che la povera Redife si è chiusa in camera a chiave (probabilmente nascondendo la testa sotto al cuscino). Cerco con gli occhi la sorella della sposa… Non fa una piega.

E poi, dopo una pennica di un paio d’ore (vita durissima… ) ci prepariamo per la festa vera e propria.IMG_7730
Arriviamo al locale: la sala apparecchiata ha le dimensioni di un campo da basket, tutto è pronto per ospitare i 300 ospiti solo dello sposo. Tre quarti sono cugini, quindi, non si possono non invitare.

La passerella rossa e le arcate di fiori sono pronte per l’arrivo dei due festeggiati che arrivano, radiosi, sulle note di una cosa che assomiglia a tutto tranne che ad una marcia nuziale… E lei è tutta nuova! Capelli, trucco e vestiti… Sono cambiati! Tutto diverso anche se l’altro vestito l’ha messo tipo per…45 minuti! Arrivano al tavolo scrosci di applausi finti rimbombano nelle casse e in quattro e quattr’otto levano fiori, arcate, tappeto. Beh? Ma si fa? Visto l’obbiettivo della serata… Ovviamente si! Nonostante i cantanti stiano allegramente seduti amangiare ad un tavolino che si affaccia sulla pista e il batterista non accenna a voler tralasciare nessuna pietanza/alimento/centrotavola che potrebbe essere commestibile… Si aprono le danze. Nessuno nota il cibo sulla tavola, mi mettono una birra ghiacciata in mano. Si aprano le danze! Tutti in cerchio si balla… Io non ce la posso fare ad imparare i passi. Sono proprio impedita, muovo i piedi non a tempo, inciampo, ho paura di travolgere qualcuno. Le vicine di casa di Dorian mi hanno presa in simpatia e cercando di insegnarmi qualcosa… Mi insegnano i rudimenti, quasi le travolgo. Ridono di me e fanno bene. Almeno lo fanno con me! Tutti ballano, tutti hanno il ritmo nel sangue, io e Gianni siamo la scoordinatezza fatta ad umano ma è scortese rifiutare e quindi ci ritroviamo in due minuti netti in una situazione a dir poco surreale. Un’altra birra. Ridiamo davvero.

Non faccio in tempo a finire ¾ della birra che come per magia me ne trovo un’altra, fresca e piena in mano. Miracolo!

Gli sposi sono fermi immobili al loro tavolo, non mangiano, non ballano…cavoli, volevo quasi andare a dirgli “hei, è la vostra festa!” ma forse avrebbero rotto qualche tradizione.

Una delle cose che mi ha stranito di più è il lancio dei soldi. Mhhh… In pratica mentra ballano lanciano per aria o attaccano addosso allo sposo banconote di piccolo taglio. E fin qui ci siamo… Da noi fanno la raccolta col salvadanaio quindi ci sta. La parte che mi ha lasciata perplessa è stata scoprire che i soldi non vanno agli sposi ma… Ai musicisti! WTF!? Scusate ma vi pagano a voi, mica dovete cominciare una vita insieme! Bah!

L’altro momento che a distanza di mesi non ho ancora capito è stato quando in mezzo alla sala da ballo hanno portato un carrellino di servizio con sopra una lunga tovaglia, dopo un attimo di silenzio esce una ragazza (figlia del cameramen/fotografo/conduttore/presentatore della serata) e comincia a ballare una semi danza del ventre per i genitori di Dorian. Scusate ma che ragalo è?!

Birra ghiacciata. SI balla.

Io ho cercato di nascondermi il più possibile ma so che ci sono video e registrazioni che testimoniano la mia poca grazia. Maledizione!

Purtroppo andiamo via “presto” (a mezzanotte erano ancora a metà cena) perchè la mattina dopo ci aspettava una sveglia alle 5 per dirigerci verso Jaice e il secondo matrimonio balcanico… Quindi 13 ore di macchina e tutta la Ex Jugoslavia da attraversare.

Ripenso ai giorni albanesi e ho un ricordo dal sapore dolce e ammetto che vedere qualcosa di VERAMENTE diverso, di lontano dalla nostra cultura e così ancorato alla tradizione di un popolo è stato a dir poco affascinante. Mi sono sentita accolta, mi sono sentita trasportata in un mondo diverso, lontano anni luce dalla mia vita anche se sono persone che vedo spesso “nel mio mondo”.

E’ stata un’esperienza vera. E poi ammettiamolo, è stato fighissimo!

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4 pensieri su “Matrimonio all’albanese! Parte 2

  1. Letto tutto d’un fiato. Che esperienza meravigliosa!
    Raccontata da te riesce ad avere un grande fascino anche per i lettori, te lo assicuro!
    Sei sempre coinvolgente 🙂

    1. che amore che sei… Alla fine per me è stato davvero divertente, totalmente diverso, strano! La gentilezza estrema e l’accoglienza calorosa poi sono state due componenti che hanno aiutato a rendere tutto speciale 🙂
      buona giornata ❤

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