Balcanic wedding tour: la partenza

foto (7)Strada. Tanta. Da casa a Tirana sono circa 1400 km e quindi una marea da percorrere su strade molto diverse dalle highway americane dove scivolerebbero via in un giorno, perchè nei Balcani, come ci si puó ben immaginare, le strade lasciano un tantinello e desiderare.

 

Autostrade a parte l’asfalto nelle strade di periferia sembra spalmato come la marmellata sul pane…un po’così, a cazzo. E quindi siamo partiti di buona lena, abbiamo fatto tappa nel mio amato Friuli e dopo un pranzo da un’amica che ci ha stesi abbiamo impostato il navigatore in direzione Bihac, Bosnia. Ovviamente saltando le autostrade Slovene ed evitando l’acquisto della maledettissima vignetta (anche grazie ai consigli di Pizzo) siamo passati da Trieste e dalle strade statali slovene. Paese n.2: siamo in Croazia!
Tra dogane varie (per la cronaca, non serve il passaporto, basta la carta di identità… L’abbiamo scoperto cercando approfonditamente su internet dopo attimi di vero panico visto che eravamo già a circa 2 ore da casa) da Fiorenzuola a Bihac ci abbiamo impiegato circa 9 ore. Un tempo maledettamente infinito. Le strade in mezzo alle colline e montagne devo ammettere sono davvero mozzafiato, i paesaggi molto più belli di quanto mi potessi aspettare. Se poi google maps non ci avesse preso per i fondelli sarebbe anche stato meglio…

Seguendo la strada più breve ci siamo ritrovati dispersi per le montagne bosniache, infilati in viuzze che andrebbero bene se uno volesse imboscarsi per una sveltina, ma non di sicuro se non sei bosniaco, non sai foto (12)dove stai andando e soprattutto c’è buio pesto. Almeno l’hotel che ci aspettava, il Kostelski Buk, era qualcosa di estremamente pulito e confortevole. Per essere più precisi…  Abbiamo anche fotografato l’etichetta del materasso perchè non abbiamo mai trovato nulla di più comodo su cui riposare. Lo voglio. Definitivo.

Oltre ad un materasso comodo e a una vista sulle cascate (se doveste mai prenotare chiedete ASSOLUTAMENTE una camera che affacci sul retro) anche il ristorante non era male: zuppette, delizioso formaggio fritto e giganteschi spiedini di carne e verdura (cevapcici) e poi ovviamente fremevo per il dolce, come sempre. La LP mi spiega che la tufahije è una torta di mele e noci ricoperta di panna montata. Sembra fatta per me. Quello che mi arriva in realtà é una mela cotta con un ripieno di noci e uno spruzzetto di panna. Una delusione se vi state aspettando una apple pie arricchita, perfetto se avete problemi di stitichezza e siete in pensione a Cattolica.
La mattina dopo, costretta a lasciare quel materasso che già chiamavo per nome e a cui avevo dichiarato amore eterno ci buttiamo sulla colazione.

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Giuro, ho assaggiato tutti i dolci – tutta roba di origine turca, quindileggerina e poco calorica… – e per finire formaggio e un’insalata di cipolla cetrioli e peperoni che mi ha accompagnata per tutto il giorno. Su e giù..hop! Ripartiamo in direzione Sarajevo con tappa a Jaica, dove il 16 agosto  siamo invitati ad un matrimonio. Si, perchè l’obbiettivo di questo tour del force balcanico è partecipare a non uno, ma a ben due matrimoni: uno albanese e uno bosniaco. La curiosità delle tradizioni superlocal mi divora.
Ma torniamo a Bihac. Molto romanticamente posso dire che è abbellita da un campanile, una moschea, una torre e delle strade. La realtá dei fatti è che davvero non c’è una mazza da vedere. A parte la particolarità di essere una cittadina bosniaca di quasi nessun interesse.
Ci dirigiamo a Jaice, una deliziosa cittadina ai piedi di una fortezza ed incorniciata da splendide montagne. Sono seria, è carina davvero. La parte migliore sono le cascate -segnano la confluenza dei fiumi Pliva e Vbras – e possono essere osservate sia dall’alto che dal basso. Io dall’alto mi sono goduta una scena davvero curiosa: 5/6 donne col burka davanti alla cascata si sono tolte il veletto davanti al viso e si godevano urlando ed esultando l’acqua nebulizzata che le rinfrescava. Aveva un nonso che di gioioso ed intimo.
La parte migliore comunque resta aver incontrato lo sposo, la sorella e la futura sposa per le strade del paese: non è proprio usuale incontrare qualcuno che abita a 5 minuti da casa tua a 1000 km di distanza. Beviamo di qualcosa, ci infiliamo in macchina con due burek e un sacchetto di more che Emina, la sorella dello sposo, ha voluto regalarmi. Mezzo chilo di vitamina c purissima, le dita viola in maniera irrimediabile.foto (11)

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