Grand Canyon & Las Vegas… Again!

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Quanto può essere infelice e allo stesso tempo grandiosa una stessa idea?

Grand Canyon: alba. Spettacolo mozzafiato, la luce e  i colori che illuminano le rocce a poco a poco ti riassestano l’anima e ti rimettono in pace col mondo, il paesaggio si scopre ancora una volta dietro un velo fatto di ombra e il cielo pulito e un sole splendente sono il miglior regalo che uno possa ricevere soprattutto memore di una delle pagine più divertenti a riguardo scritta da Bill Bryson (mio assoluto guru per la scrittura di viaggio, e l’unico che sia riuscita a farmi ridere sguaiatamente più di una volta leggendo un libro)  in America Perduta.

La nebbia non è una cosa così strana da queste parti e a quanto pare neanche il freddo. Fa un maledetto infame freddo.

Il vento ti entra nelle ossa e ti congela istantaneamente le mani, i pantaloni diventano rigidi, il naso una lampadina 230 volt, le orecchie se non coperte da cuffie, sciarpe, paraorecchi pelosi o passamontagna da svaligiatori di banche… Bhe, dopo una decina di minuti potete tranquillamente staccarle, metterle in tasca e buttarle via quando siete a casa nel bidoncino dell’umido.

Freddo. Un panorama grandioso, e un fottuto freddo.

Partiamo tutti con il bicchierone di caffè in mano e qualche donuts rubato dalla colazione dell’hotel, e la giornata comincia già ridendo.

Entriamo nel parco, con infinita delusione  ad accoglierci non c’è più la moglie di Kung Fu Panda, scappiamo dentro e cerchiamo uno dei migliori punti panoramici che non abbiamo visto la sera prima. E’ l’alba, di persone in giro ce ne sono poche e noi per una volta ci arroghiamo il titolo di Italiani in piena regola. Guido io, mi guardo in giro per bene, ci accordiamo per la faccia da tontoloni nell’eventuale possibilità che qualcuno ci vede entrare nella zona riservata agli autobus del parco. VIa.

Stop. Pattuglia. HO FATTO 30 METRI. 30 . COSA?! Una pattuglia di ranger esce da non-so-dove (dietro un cespuglio? Sotto un masso?) con tanto di lampeggianti e colpetto di sirena. Cazzo. Cerchiamo di dire cose come “guida, scusi, non sapevo, c’era scritto che d’estate…” ma siamo palesemente poco credibili. Dietrofront. Scena grottesca. Almeno abbiamo riso per 10 minuti buoni.

Altro sentiero breve, alba magnifica. Foto. Continuiamo a correre tra la macchina accesa e il rim, su cui soffia un vento che ti fa sognare solo di essere in Thailandia sotto un sole rovente. Dopo una mezz’oretta di foto ci dirigiamo verso il visitor center, che ovviamente apre alle 9 e non alle 7:30 del mattino. C’è un bar salvavita accanto che vende the cappuccini e barrette energetiche, ci rifugiamo lì per un po’, ci contiamo. SIamo 4. Ne mancano due. Comincia la caccia ai giovani. Ci dividiamo tra parcheggio- bordo canyon – bagni e angoli reconditi. Niente. Beviamo un caffè. Non arrivano. RItentiamo di contattarli via telefono ma suona muto e io temo la faccia di mia zia se dovessi riportagli solo una scarpa di Andrea sfracellato in fondo al canyon. Beviamo un the e ci “godiamo” la scena di un gruppetto di italiani che ordina cioccolate e discute su tutto  (oltre al fatto che cercano di fregarmi la sedia in tutti i modi).

A un certo punto i due boys riappaiono dal nulla. Ma dov’eravate?! “Ci siamo voltati e non c’eravate più!”, la disperazione nei loro occhi per un gravissimo pesante e insopportabile problema che non è ne il freddo patito nè l’ansia di non riuscire a ritrovarci: è ora di colazione!

Prima di rimetterci in macchina ci informiamo sull’eventualità di poter fare un giro in elicottero sopra il Canyon ma i prezzi sonodavvero proibitivi: circa 300 euro a persona una cifra, per le mie tasche e credo per le tasche di molti, davvero esagerata.foto (4)

CI dirigiamo verso Williams, una deliziosa cittadina dai localini fuori dal tempo (avrei voluto davvero farmi un panino al SIngin Pig o godere di una reale atmosfera anni ’50 cocacola style al Twister ma bisogna scegliere…ogni tanto) e un treno a vapore che porta al Grand Canyon. Deliziosa.

Così come deliziosa è stata la colazione al Pine Country Restaurant, locale nel centro del paesino, la cui vetrina è occupata da disegni natalizi e da una scritta che attira con violenza la mia attenzione: HOME MADE PIES. Ci fiondiamo all’interno. L’ambiente è davvero da film, accogliente, caldo e decorato come solo una tavola calda in un film vecchio stampo può essere. Campanella all’ingresso. Giovane donna di colore dalle abbondanti tette ad accoglierci. E’ perfetto.

Il mio sguardo cade sulla vetrina delle torte: sono ENORMI. Le torte, le fette tutto è così grande foto (5)da far strabuzzare gli occhi, alcune sono fatte praticamente solo di una crema pannosa,  le apple pie, la cherry pie tanto cara al mio amato Dale Cooper di Twin peaks. Per soli 4.95 potrete farvi iniettare una dose di calorie, zuccheri e colesterolo da fare invidia a Man vs Food.

TUtti hanno preso uova, pancetta o hamburger, io e GIanni, solo torte. Da infarto. Non ho saputo resistere e ho scelto una specie di apple pie ricoperta di un crumble alla cannella e per non farsi mancare nulla ci hanno piazzato pure due ciuffetti di panna.

Gianni l’hawaian delight. Traduzione. Una montagna di crema con pezzi di cocco, ananas, pesche e tutto ciò che evoca un posto esotico quando fuori c’è -5 gradi.

Curioso lo shop cristianissimo, con le magliette che inneggiavano alla cristianità folle e sfrenata, braccialetti christian-rock da fare accapponare la pelle a qualsiasi metallaro che si rispetti.

Mi sono sentita male. Internet mi dice che probabilmente ho esagerato con gli zuccheri e credo di essere andata vicina a una crisi iperglicemica. Ma ne è valsa la pena! Oltretutto stiamo andando a Las Vegas e una birra media spazzerà via tutto.

Io l’ho già vista e comunque sono eccitata da impazzire all’idea di tornare nel delirante mondo della città che non dorme mai, tra luci al neon e fontane danzanti (oltre che gente davvero ASSURDA).

Destinazione Bally’s. Andrea Alberto e Thomas sono a bocca aperta davanti a tutto: lo spettacolo figo, in questo caso, sono loro.

Li guardo e li osservo mentre indicano la tour Eiffel e le fontane del Bellagio… E’ tutto talmente spettacolare (anche se a tratti pacchiano) che non si può non rimanere a bocca aperta.20130104_054643

E per la prima sera devo ritrattare una mia dichiarazione fatta precedentemente. Mi batto il petto per aver accusato il BLT Burgerdentro al Mirage. Forse la prima volta ero stanca o poco ispirata a mangiare hamburger ma… è veramente il migliore che io abbia mangiato. Sul sito del Mirage si può trovare il menu e solo a rileggerlo mi viene l’acquolina in bocca. Sfido chiunque a non sciogliersi mettendo in bocca un lamb tandoori o un Cow boy Burger! Son strapieni di ingredienti di altissima qualità che ti cuociono nella cucina a vista. E si, come l’altra volta li ho denigrati questo giro li elevo al top hamburger mai provato. Deliziosi.

Dopo cena, stanchissima, io sono andata a letto. Quello che hanno fatto i ragazzi, non mi è dato sapere. 😉

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