Finalmente India!

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La prossima volta che sento dire che “appena esci dall’aeroporto in India senti odore di morte” lo mando a fanculo. Giuro. Adesso lo posso confermare. Appena esci dall’aeroporto al massimo senti odore di chicken curry e samosa cotti dentro un olio troppo vecchio per essere considerato sano o commestibile, ma no: non c’è puzza di cadavere e non ci sono carcasse umane nei dintorni. Il nostro autista, Dave, ci aspetta fuori dalla porta, elegantissimo e con una scagazzata di uccello decorativa:proprio lì, ad altezza taschino. Welcome in India!


Il proprietario dell’agenzia Kalka Travels dove abbiamo noleggiato macchina e autista è a dir poco gentilissimo: ci offre acqua e banane mentre ci spiega i dettagli di tutto (delizioso filmato in italiano -su alcune cose vagamente inventato- in cui veniva illustrato tutto Logo_Kalkal’utile per girare in India) oltre che cambiarci i soldi con un tasso accettabile. Sorride affabilmente. Siamo pronti.
Scene da Delhi. La mia prima scena da bagno. Siamo parcheggiati mentre Dave-cacca-di-piccione paga una tassa non ben specificata e un simpatico signore fa la pipì contro un muro. Dietro di noi e dietro una montagna di pietre autobloccanti due altri signori fanno montagnole. Di roba umana.
E poi semplicemente sono crollata in un sonno profondo. Ho aperto gli occhi qua e là e il paesaggio nel dormiveglia mi sembrava quasi familiare. Brullo e poi verde. Un po’da Vietnam. Ma forse stavo solo sognando dopo l’ennesima notte in bianco sull’aereo.
Stop in autogrill: Dave deve ripigliarsi un attimo visto che gli calava un po’troppo la palpebra e noi ovviamente beviamo il primo chai accompagnato da dei buonissimi samosa, ripieni all’inverosimile di verdure piccanti profumate al cumino, da immergere in una salsa mentolata che fa su di me lo stesso effetto dei sali sotto il naso di uno svenuto. Deliziosi.
Ma forse io sono troppo dipendente dal cibo indiano per essere oggettiva. Partiamo alla volta di Agra, il Taj Mahal chiude alle 17:30/18 quando cala il sole e noi siamo terribilmente in ritardo: e tradotto il lingua indiana significa più o meno”guida come un pazzo squilibrato cercando di ammazzare quanti più ciclisti, vacche e bambini riesci”. Dave-cacca-di-piccione senza proferire verbo guida come uno squilibrato schivando gli altri per millimetri. Panico. In confronto i taxisti di BKK sono lumache incompetenti. Il traffico di Agra è delirante.
IMG_0085L’autista ci molla nel parcheggio perchè da alcuni anni  per una questione di smog le auto non possono avvicinarsi: dal ticket center(il biglietto per entrare costa 750 rp a persona) partono continuamente navette elettriche fino alla porta principale.
Il colpo d’occhio è sbalorditivo: superato l’ingresso si svela oltre la porta uno scenario fuori dal tempo e dallo spazio, come se la cittá fuori non avesse nulla a che fare con quel mondo sospeso. Se avete modo, andateci al tramonto. Il marmo assume tinte rosate riflettendo la luce rossastra e i colori dei sari delle indiane sembrano ancora più intensi. Il primo impatto con l’India è stato questo. Magico. Delirante e fuori dal tempo. Ci siamo infilati i copriscarpe e come se avessimo le pattine per il parquet siamo entrati. Come da tradizione ci siamo persi uno: Roberto è stato amalgamato dalla folla e l’abbiamo recuperato quando ormai era calata la notte.539065_10152172872358327_1166304139_n
Sorvolerei la questione albergo: Tourist Rest House, un meraviglioso patio decorato da luci colorate con intorno camere dotate di letto di legno, una coperta dotata di macchie (e credo pulci e pidocchi) e bagno non dotato di carta. La prima cosa che ho  fatto è stato tappare tutti i buchi che “comunicavano col basso”. Poi ovviamente ho dormito praticamente vestita come se dovessi andare a sciare. Ma almeno quando siamo andati a letto avevamo la pancia piena di deliziosi dosa (come un’enorme piadina/crêpe che puó essere fatta con diversi impasti, di solito servita con una ciotola di sambar-lenticchie e verdure calde- e chutney al cocco- e ripieno solitamente di patate speziate) idli (una spugnetta di riso fermentato da intingere o nello yogurt speziato o sempre in chutney e lentucchie), uttapam  (una frittata di riso gommosetta impastata con le verdure)e, ovviamente, lassi in quantità industriale e chai tea latte speziatissimo. Lo so che chiunque stia leggendo si sta facendo una sola ed unica domanda, ma tranquilli, il mio intestino sta benissimo.

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3 pensieri su “Finalmente India!

  1. Due cose: mi sono ammazzata dalle risate a leggere e…mi hai fatto venire una voglia matta di prendere quell’aereo, io non riesco ad aspettare Dicembre!
    Mi segno il Taj Mahal al tramonto: grazie per la dritta! 🙂

    1. Ma quando quando vai?! Che giro?! Vai da sola?! AAiuto dobbiamo vederci prima! Cmq se hai bisogno di un driver affidati a Bobby Takur e a Dave-non-son-sicura-che-si-chiami-così..! Cmq il Taj Mahal è qualcosa di grandioso…anche se l’hai visto e rivisto mille volte in foto…toglie il fiato!

      1. Vado a Dicembre, ma le modalità sono un po’ complicate, preferisco raccontartele a voce, quindi…dobbiamo vederci per forza! 🙂
        Intanto pseudonomi segnati!!

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