Brividi dalla Natura: Petrified Forest e Grand Canyon

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Sveglia puntata alle 5:45 del mattino. Colazione alle 6. Andrea che fa i turni non fa una piega (spesso la sua sveglia è puntata sulle 3 del mattino), gli altri sono leggermente provati. Io tengo botta, anche perchè andando a letto alle 10 sono sempre più di 7 ore di sonno. Litri di caffè per cercare di scongelarci visto che il termometro è fermo sui -15 gradi. Meno quindici. E siamo in New Mexico, mica in Alaska.

Tutti in macchina direzione Gallup, la cittadina sulla route 66, “americana che più americana non si puó”, stradone centrale, pianta a griglia con le strade chiamate per numero. Facciamo tappa al Rancho, un hotel storico dove alloggiavano grandi attori mentre giravano film in zona e poi giretto in centro. Girettino direi. La temperatura è scesa a -18 e i pantaloni si congelano ad ogni passo. I vetri nella macchina sono gelati dall’interno e la non accenna a salire. Oggi è giornata di chilometri da macinare attraverso highway mozzafiato. Sarebbe carino anche guardar fuori ma più sgelo il vetro più si ricongela.

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Cominciamo subito a fare tappe impreviste e deviazioni, come la tappa a Pietrified Forest National Park (situato nella parte nord-orientale dell’Arizona a circa 25 km a est di Holbrook) è un parco ovviamente desertico con la particolarità di avere sparpagliati ovunque tronchi di alberi pietrificati. Era appunto una foresta, in mezzo a cui passeggiavano allegramente dinosauri e altre specie animali, un bel giorno un vulcano ha deciso di esplodere, ricoprire tutto e creare una preistorica Pompei dal clima lunare. Affascinante.

Enormi tronchi i trasformati in pietre dalle venature rosse e multicolore, colline dalle tracce vulcaniche, bellezze irreali. Facciamo alcune tappe all’interno del parco e un piccolo trail dietro al visitor center così da poter toccare con mano questa storica foresta, ovviamente non rubando nulla, neanche un pezzettino da quella riserva protetta.

La questione è questa. Io ho preso su un pezzetto di pietra, sempre per la collezione di mia madre di sassi dal mondo, l’ho nascosto in una tasca dello zaino e al controllo “furti di pietre”all’uscita mi sono sentita una sporca ladra di beni naturali.

Se non fosse che appena fuori dal parco di sono OVUNQUE negozi che vendono SOLO pietre, e ne hanno in esposizione alcune grandi come il comò Malm 6 cassetti dell’Ikea… Cioè, comprare pezzi giganti rubati prima da altri si può e potresti andare in carcere se ti si infila “casualmente” un sassolino nella scarpa? No, beh, questa non l’ho proprio capita.

Dopo la “grande camminata” nel parco (ben 20 minuti credo) arriva ora di pranzo, la fame si fa sentire e oggi sceglie Andrea: si va da McDonald’s. La mia scelta di panino cade su McRib, in pratica un panino con dentro la carne delle costine (ho smesso da un po’di mangiare il nostro amico maiale, ma questa la volevo provare e poi sicuramente era un fake pork), totalmente immersa dentro la salsa BBq delle costine. Bocciato. Anche perchè la salsa ha sporcato TUTTO. Con la macchina intasata dai giganteschi bicchieri ripieni di coca rigorosamente light e limonata, facciamo un giretto per Holbrooks, cittadina di 5000 anime circa, famosa per un meteorite caduto nel 1912, un museo Navajo (che ovviamente abbiamo saltato),il Wingwam VIllage Motel , un motel composto da tende indiane con parcheggiate davanti ad ogni tenda macchine d’epoca (qui mi sarei fermata volentieri) e un locale, il Joe & Aggie’s Cafe, un locale storico (è in piedi da tre generazioni, quindi, ampiamente storico) e un must sulla route 66, in cui servono (a quanto dicono tripadvisor e guide), degli hamburger ottimi e colazioni da far girar la testa. Tappa da ricordare per la prossima volta.

Giro a Winslow, altra tappa storica della Route 66, ma siamo in direzione Grand Canyon e 3 di noi non l’hanno mai visto quindi si può ben immaginare la frenesia e l’ansia su quel minivan… ero emozionata io!

Il paesaggio lungo la strada è molto diverso da quello che ci si può aspettare, visto che si susseguono pinete e paesaggi montani. Neve.

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Saltello come una bambina in macchina, uno dei miei sogni è sempre stato vedere il Grand Canyon sotto la neve (anche perchè io vorrei vedere tutto sotto la neve… A nche come starebbe un atollo delle Maldive imbiancato!) e adesso ci sono così vicina da fare fatica a localizzarmi ancora sulla mappa, in Arizona, dove la natura potrebbe far esplodere qualsiasi cuore impassibile alla bellezza.

South rim.

E’ l’unico aperto (l’altro, il lato nord, apre verso metà maggio, a seconda delle temperature e rimane aperto fino ad ottobre) ed è il più visitato anche durante l’estate, soprattutto perchè le vie d’accesso sono davvero immediate, siamo di corsa, abbiamo calcolato tutto per goderci il tramonto e non morire ibernati.

Da queste parti d’inverno, fa freddo davvero. Arrivati. Al chiosco dei ranger ci consegna la mappa “una simpatica signora dai tratti orientali”. No non è vero. Questa è una descrizione diplomatica. Era Po di Kung Fu Panda, punto. E se qualcuno di noi aveva il dubbio, il fatto che Thomas ha cominciato a ridere convulsivamente ha cancellato qualsiasi dubbio.

Strada ghiacchiata, aria sotto zero. Ma lo spettacolo che ci si è aperto davanti è stato di una tale emozione da rimanere impresso sui 5 sensi.

Olfatto. L’odore dell’aria gelida (sembra un paradosso ma per me “l’odore di neve” è sempre stato uno dei migliori profumi della mia infanzia) che si mischia a quello dei pini che sopravvivono al freddo vorrei che fosse inventato come deodorante per ambienti.

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Tatto. Neve ovunque, non molta ma abbastanza per congelarsi. Tatto anestetizzato dal freddo che impediva anche alle dita di scattare con la macchina fotografica.

Gusto. Miele. QUello del burrocacao che continuavo a mettere perchè il vento taglia la pelle delle mani, del visl, disintegra la bocca. Era davvero tanto tempo che non pativo un freddo simile. Il naso color peperone. Certo che se poi io mangio la neve…
E poi i due sensi sconvolti, i più importanti: udito e vista.
Il Grand Canyon appaga gli occhi e soprattutto l’anima, ti riempie i polmoni di natura, di un tempo in cui noi umani usavamo le pellicce per scaldarci (non negli anni ’80 quando andavano di moda i montoni pelosi di bestiole morte), ti sconvolge la percezione dello spazio, del tempo.

E poi loro, i due sensi sconvolti dal canyon più famoso del pianeta: udito e vista.

Il vuoto. In certi momenti ti sembra di essere in una camera insonorizzata dove l’assenza di suoni è innaturale. QUella sensazione al Grand Canyon la senti ancora più fuori luogo perchè è molto difficile non udire suoni  nel mondo civilizzato.

E’ sconcertante quanto la natura riesce a mettere in gioco i sensi che prendiamo meno in considerazione. E’ facile vedere un posto, è meno immediato “sentirlo”, con la pancia.

E la vista. COme ho già scritto nell’altro post è molto difficile descrivere la maestosità dello spettacolo che ti si rivela davanti dopo ogni breve sentiero che ti porta al precipizio. TI manca il fiato. E’ difficile rinchiudere con delle parole degli spazi a perdita d’occhio.

Ogni volta che mi trovo sul quel bordo mi viene sempre in mente una frase di Oceano Mare di Baricco, che esprime alla perfezione lo stato d’animo di quando sei lì. Solo. Su quelle montagne. ”

“Aveva il cuore che gli sbatteva da dentro come un matto, le mani che gli tremavano e uno strano ronzio nelle orecchie. Non c’era da stupirsi, pensò: non capita tutti i giorni di riuscire a volare.”

Questo è il Grand Canyon. Emozionante.

SOlo se ci andate d’inverno portatevi una sciarpina e un paio di guantini se non volete morire di freddo.

Torniamo a Tusayan di corsa per poterci godere l’imax, ovviamente il film è un documentario sui primi pionieri che scoprirono le meraviglie del fiume Colorado che ha eroso le montagne e creato uno dei monumenti natuali più suggestivi del mondo: cinema 4D, un consiglio, non mangiate niente prima se non volete vomitare sulla testa del tizio seduto di fronte a voi. E’ molto molto quadridimensionale (oltre che piuttosto caro visto che costa circa 14 dollari a persona), soprattutto quando la scena è inquadrata dalla barca. Nauseante oltre che ben fatto e molto affascinante. Roba da National Geographic.

Soddisfatti e affamati cerchiamo qualcosa per la cena, ma ERA TUTTO CHIUSO! Erano le 8 di sera e tutti i ristoranti, fast food, localini erano in chiusura. Ma a che ora mangiano da quelle parti? A Tusayan o mangiate in albergo o tanti auguri. Andrea saltella dalla gioia visto che l’unica cosa aperta è un McDonald’s. Disgustoso.

A prendere gli ordini un signore che di big Mac ne aveva mangiati davvero molti (probabilmente si era mangiato la mucca intera in un solo boccone come se fosse un boa vista la stazza), dalle spiccate doti relazionali. Uno stronzo dalle forme di Peter Griffin.

Mc DOnald’s puzzolente, vicino di tavolo che mangiava facendo rotolare il cibo fuori dalla bocca biascicando. Una cena memorabile.

Ma dopo essere stati al Grand Canyon puoi mangiare anche scarpe vecchie che nemmeno te ne accorgi.

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