Capodanno nel cuore del New Mexico

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Primo gennaio duemilatredici. Apro gli occhi ad Alamogordo. Cittadina inutile del New Mexico dove la cosa più avventurosa da fare è andare a mangiare gratis dei pistacchi e farsi fare le foto sotto il pistacchione gigante. Ma c’è White Sands lì vicino, e questo basta. Oltretutto cominciare l’anno dispersa da qualche parte è davvero piuttosto figo.

Colazione in tarda mattinata (le 8) e poi torniamo sulle dune bianche. In macchina ancora ridiamo per il beduino che è saltato fuori dal nulla la sera prima. Si, perchè un dettaglio che mi è sfuggito prima è che mentre eravamo a farci le foto immersi nel fascino del tramonto di White Sands a un certo punto, non si sa bene da dove, è sbucato un tizio che poteva essere marocchino come messicano come peruviano (era imbacuccato dentro una tuta da sci rossa da ci sbucava una faccina troppo caffelatte per essere canadese), che con le braccia alzate urlava “Lost! Lost! We are lost! Where is the parking?!”. Glielo abbiamo indicato e da un’altra duna sono sbucati moglie e figli al seguito. Ma da dove sono saltati fuori questi? In effetti perdersi a White Sands è davvero facile: è tutto bianco, tutto uguale, basta scollinare un paio di volte e non sai più dove sono i 4 punti cardinali.

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Torniamo nel National Monument e il gelo e il vento sono leggermente misericordiosi. Foto di qui, di lì e di là e poi io e Alberto ci sdraiamo sulla sabbia a prendere il sole. Si, cercare di far colorare anche solo limitatamente quel minimo di pelle che esce da cuffie cappucci e sciarpe… In pratica mi sono abbronzata come se avessi messo la faccia dentro una ciotola troppo piccola di pittura rossa. Ma sorvoliamo.

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Il cammino per Albuquerque è lungo, riprendiamo posizione sul minivan, io ovviamente nel posto in fondo a sinistra dove c’è il bocchettone dell’aria calda dove gli altri si rifiutano di stare e io, invece, gongolo. Ripartiamo non prima di esserci ingozzati di pistacchi multisapori e multicolori nel negozio segnalato dal pistacchio più grande del mondo. Aahh come si sanno vendere gli americani… Oltre alla frutta secca proviamo anche vini di produzione locale aromatizzati. Spero che mio padre non mi obblighi a cambiare cognome dopo che ammetto di aver assaggiato un vino al cioccolato. E uno alla ciliegia. Il resto lo risparmio. Robaccia alla frutta mentre sogno un amarone.IMG_9698 (Small)
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Dopo ore di strada entriamo nella capitale del New Mexico!
Albuquerque è una città stranissima: enorme, universitaria e industrializzata, ma con un delizioso centro grande come la piazza di un paesino di 600 anime dell’entroterra messicano. Casette basse marroncine e navajo che vendono ciondolame. Nei negozietti vendono davvero qualsiasi gadget, senza mai lesinare sul trash: dal cagnolino mangiasoldi ai bicchieri da shot con dentro le donnine che si spogliano. Ovviamente tutto marchiato New Mexico. Questo giro, visto l’entusiasmo maschile, non posso evitarmi il Rattlesnake museum. Alcuni miei cari amici che hanno in casa 4 serpenti andrebbero in brodo di giuggiole a vedere la più grande raccolta di serpenti a sonagli del mondo (o d’America? Non mi ricordo come si publicizzano), ma io di sicuro non impazzisco a vedere questi esseri striscianti che mi guardano male. Sono piccoli e cattivi. Credo. Comunque sia il più velenoso è un esserino piccolo e dai colori sgargianti che sembra una biscia da nulla. Evviva. Evviva soprattutto il cartello “se agita la coda allontanatevi, ha paura”… LUI? Lui ha paura?! Non c’è più religione. IMG_9722 (Small)

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Oltretutto sapendo il mio terrore acuto per i serpenti Gianni ha avuto la graziosa idea di tirami un serpente di peluche addosso e uno di plastica sui piedi. Il tizio del museo dopo avermi guardato con una punta di compassione ha asserito un lapidario “io lo dico sempre che bisogna avere più paura degli amici che dei serpenti”. In effetti in alcuni casi…
Serpenti, rettili, tartarughe giganti e, ovviamente, anche il merchandising tutto marchiato: la tazza col serpente dentro che appare mentre bevi, l’ho lasciata lì. Ovviamente.
Ancora con i brividi da sonaglio andiamo verso l’albergo, soprattutto per riuscire un po’a scaldarci, perchè nonostante il nome esotico che ricorda “sole, mare, tortillas e tequila” in New Mexico stiamo raggiungendo temperature record sotto zero. Sembra ridicolo, ma il termometro era fisso a -7/-8 e chi mi conosce sa quanto io ami il freddo se non sono vestita da neve. La mia tenuta solita da queste parti è cosí composta: canottiera (infilata nelle mutande per evitare gli spifferi, sarà anche antistupro ma almeno mi evito le folate di vento inaspettate), maglietta, maglioncino sottile ma caldo (potrei dedicare pagine e pagine al mio maglioncino da viaggio blu… Senza quello, anche se sul biglietto aereo c’è scritto Maldive, io non parto. Infatti anche questo giro la meravigliosa santa donna di mia madre l’ha dovuto lavare e rilavare in fretta e furia per evitare la catastrofe e la crisi di panico… Mia), felpa con pelo dentro, giacca antivento. Ah, ovviamente la sciarpa, ma quella di regola la metto anche d’estate. Sono perennemente imbottita, ma quando si arriva a -18, è una tenuta assolutamente ideale. Anzi, ho sempre un po’ freddino.
sizzlerTutti in sauna i ragazzi e a farsi un idromassaggio a 40 gradi e io in camera a fare lo stesso nella vasca da bagno in cui tranquillamente potrebbero essere cotti dei fusilli. E poi da Sizzler, una catena di ristoranti vagamente sana e sicuramente buona, la parte migliore e senza dubbio il buffet infinito di verdura e appetizer, da aggiungere a piatti con bistecche di dimensioni notevoli (a scelta anche pesce, ma dubito che sia roba pescata di recente). Tutti scelgono la carne, io passo e prendo un piatto enorme di verdura: broccoli, insalata, montagne di cetrioli. Dopo giorni a mangiare solo hamburger ho sempre un serio bisogno di ripulirmi le arterie con roba raccolta dai campi. Solo mi sorge un dubbio… I tacos e le tortillas da burrito erano di fianco all’insalatina, posso considerale sane, no?

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2 thoughts on “Capodanno nel cuore del New Mexico

  1. Sizzler…….All you can eat!!
    Come dimenticare quell’ultima cena della mia vacanza in Usa chiaramente made in Gianni!!
    Grazie per avermelo ricordato Paola! E bentornati!

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