Dai cactus al far west: deserto dei saguaro e Tombstone

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Ok, dopo la visita nella zona dei saguaro, i giganteschi cactus simbolo del sudovest americano, sono totalmente e definitivamente innamorata dei deserti americani.

Dopo la notte a Phoenix partiamo alla volta di Tucson e ci buttiamo subito in un piccolo trail tra gli altissimi cactus, carino, l’altezza che queste piante grasse puó raggiungere è davvero vertiginosa (fino a 16 metri) e poi, beh, mi sembrano piante cosí umane con quelle braccia alzate! Tappa al visitor center dove non manchiamo di guardarci un mini documentario sul parco, durante il quale non manco di abbioccarmi… La musica era troppo soft per rimanere svegli! Brochure, saluto dei ranger e via. Scegliamo il trail da fare in auto, la scenic bajada loop drive, un percorso di circa 2 km dentro la densissima foresta dei saguaro con tappa intermedia per trail da fare a piedi, l’overlook trail. IMG_9009 (Small)

Il sentiero è facile, battuto e ovviamente ben indicato, che porta all’Apache peak (o almeno credo perchè è l’unico segnalato). Cactus piegati, grandi, piccoli, con le “braccia su”, con le “braccia giù”, secchi, giovani.. Sicuramente tutti ricoperti di appuntiti aculei. Se la domanda è “è facile pungersi?” La risposta è si. Basta essere un attimo distratti per infilarsi dannatissimi aghetti nei pantaloni o in una mano. E si, ci siamo punti praticamente tutti. E poi la vetta. 392774_10151830545278327_665364993_n
Arrivi in cima a una montagnola di rocce e non ti aspetti quello che c’è oltre quella parete: una distesa a perdita d’occhio di saguaro, incorniciati dalle montagne e esaltati da diverse sfumature di terreno e flora che facevano sì che il colore si sfondo alternasse giallo marrone e rosso, come nel più insolito degli autunni. Ci sono 15 gradi. È grandioso. Mozzafiato.
Torniamo alla macchina tutti esaltatissimi del parco, ma la “scalata” ha aperto gli stomaci di tutti e la voglia di mangiare trash food. Troviamo un In&out, io sono il ritratto della gioia perché è una catena di fast food che adoro, semplice e buonissima e che ti costringe alla scelta obbligata visto che ci sono 3 panini e quelli restano. Hamburger, cheeseburger e double cheeseburger. Patatine. Abbondanti. Niente tacchinella svizzera, niente salsina peruviana abbinata al pezzetto di avocado fritto nell’arancia. Niente panini nuovi, niente cose creative. Tre panini. Ma BUONISSIMI. Ed è ovviamente sempre pienissimo. Pancia piena, bicchieri ripieni (we love refill!), benzina fatta e sacchetti pieni di cavolate da mangiare in macchina. Tombstone ci aspetta.
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Situata a 100km a sud est di Tucson lungo la I-80 fondata da un cercatore d’argento, è stata definita la “città troppo dura a morire” per gli scenari di violenza al tempi del far west, resa famosa soprattutto dal famoso duello dell’Ok Corral (ripreso in molti film), è un paesino delizioso che conserva ancora intatte le case e i locali del tempo. E cosa c’è di meglio che partire da un saloon bevendoci una birra? Crystal palace, entriamo in quello che era uno dei più famosi saloon della città (la guida dice 100… 100?!) e ad accoglierci un tizio in abiti di fine 800 e un bel paio di baffoni old style. Gente in costume. Quanto mi piacciono queste cose. Signorine in corpetti strizzati e calze a rete sgambettano tra i tavoli portando piatti pienissimi e bicchieri di birra traboccanti.
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Dopo la piacevole pausa giriamo per la cittadina e i negozietti tracimano di merchandising, cappelli di cowboys e stelle da sceriffi per un giorno. Ogni giorno alle 14:30 e alle 16 ricreano la sparatoria dell’ok corral… Interessate se non fosse che costa dieci dollari (e la storia vuole che sia durata circa due minuti…) Quindi evitiamo ed investiamo, ancora una volta, i soldi in birra dentro ad un altro saloon con musica dal vivo e cameriere sempre stretti in corpetti stretti ma con molto poco stile. Diciamo che visto il mix di bellezza e grazia ci sarebbe stato molto meglio Bud Spencer dentro quel corpetto. Il pomeriggio lo trascorriamo così, girando per la cittadina, cercando di visitare il bird Cage theater ( che a quanto pare è molto carino, ma sia la ragazza terribilmente annoiata al bancone e i 10 dollari di ingresso sono stati un valido deterrente), calpestando divertenti tombe del cimitero… Si, perchè fuori città c’è il luogo in cui venivano seppelliti i morti di Tombstone, che raramente erano deceduti per cause naturali. Su varie lapidi si trova scritto -oltre al nome- la causa della morte (tra cui cose come “impiccato per sbaglio”) e spesso per mano di chi.
È stata una tappa azzeccata e piacevole e come ogni volta penso che se prendessero degli americani in Italia (con la loro mentalità onesta e il loro talento nel marketing) a vendere il nostro patrimonio culturale il bel paese diventerebbe una potenza economica incontrastata al posto che il paese più deriso dopo il Burundi (anche se il Burundi viene deriso solo per il nome strambo, noi per il resto). Ma io, si sa, sono una sognatrice.

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