Shhh… siamo a Nashville!

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Città viva, città piena di gente, città in cui nei locali puoi entrare e uscire, ascoltarti un gruppo, goderti la serata senza spendere un dollaro, o dove di dollari ne puoi spendere a centinaia nei negozi che non mancano.

A Nashville puoi buttare centinaia di dollari in un biglietto per uno spettacolo country al Grand Ole Opry, farti coccolare dalla musica classica al Schermerhorn Symphony Center, emozionarti agli RCA Studio B dove, beh, ha inciso anche Elvis… e poi correre ad imparare qualsiasi cosa sulla musica Country alla Country music hall of fame, storcere il naso e stupirsi un po’ cercando di capire cosa cavolo ci fa un partenone in un parco cittadino nel sud degli States (pazzesco, ma c’è sul serio), entrare dentro e storcere ancora più il naso guardando la statua dell’athena gigante al suo interno, fare un tour all’interno dello zoo, immagazzinare due informazioni scientifiche divertenti  all’Adventure Science Center, fatevi una birra qua e là. Fate un po’ quello che volete, ma Nashville sarà sempre e solo una cosa. Musica! E che musica country…

Una piccola annotazione per sole donne: sulla passeggiata principale di Nashville, sulla Brodway e precisamente al numero 304,  si trova un negozio con un grande stivale sopra la vetrina… beh, si lì dentro vendono gli stivali country originali e bellissimi al meraviglioso prezzo di 3 per 1. Ed è reale. Ne paghi uno e ne porti a casa 3. Non è un’offertona, non è una cosa temporanea. Lì fanno così. Sono abbastanza cari, ma con la stessa cifra in Italia ti porti a casa un tacco. Andateci. Depredateli.

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La passeggiata è sulla Broadway, la musica esce calda da tutti i locali, è sulle strade, è nella gente. Su quel marciapiede ho avuto l’occasione di ascoltare uno dei complessi più sgangherati e assurdi mai ascoltati (il link è al loro sito…pazzesco!): uno suonava il benjo, l’altro un filo legato a un palo di legno, una ragazza i cucchiai. Si, i cucchiai.  Lei si chiama Abby, ed evidentemente è conosciuta come “the spoon lady”. Mi ha ipnotizzata per un tempo indeterminato che poteva essere un minuto come un’ora, lei e quel suono armonico, allegro e perfetto fatto con delle semplicissime posate d’acciaio. Sarà che da piccola il mio principale spasso era sbattere i mestoli sulle pentole, ma quella, il ritmo ce lo aveva nel sangue.

E poi senti la musica. Davvero ovunque.

227604_10151659403793327_1466665676_nOk, va bene? Lo so che se avessi scritto questo pezzo un anno fa sarebbe stato “due palle sti cantanti country, cantano tutti uguale, stessa roba, stessa lagna” e che ho sempre denigrato il genere…quindi: grazie zio Bruce che mi hai illuminato ad un altro tipo di musica, ma adesso posso proseguire con i sentimentalismi? Grazie.

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Nashville è carica, vitale, piena di gente stramba ma che sorride, si diverte. Forse è nell’aria, forse è lo stile di vita, ma quaggiù mi piace. E molto. Anche se questa frase probabilmente l’ho detta già di un sacco di posti.

E poi, essendo accompagnata da un drogato di musica, non si poteva che andare al Bluebird Cafè, e per chi non lo sapesse così, ve lo spiego io. Ovviamente anche la mia scoperta è piuttosto recente (quindi posso anche smettere di fare la furba!).

Il bluebird Cafè non è in centro, è un po’ fuori, ha davanti un parcheggio e sembra  un bar come un altro, se non fosse che quel piccolo locale (tiene all’incirca 150 persone) sono passate le più grandi voci country e non, e se guardate bene nell’archivio musicale qualche live al bluebird cafè, ci sarò di sicuro. Il motto del locale è stupendo: “SHHHHHH…”. Silenzio. E’ così che va ascoltata la musica: in religioso silenzio. E noi abbiamo avuto la fortuna di esserci di domenica sera,  nella serata dei cantautori, dove promesse della musica, meteore o semplicemente gente appassionata che si diverte a stare su un palco. Ovviamente la qualità era ottima.

Ed è lì che ho scoperto l’emozione di sentir raccontare la storia di una canzone, l’emozione intima condivisa con poche persone che IMG_3289sono lì, che non ballano, non sono distratte: ti ascoltano. E ti osservano. Alla fine delle performance una delle ragazze che si era appena esibita regalava (anche con un certo imbarazzo), dolce, ringraziava tutti, ed è pure brava e quindi direi che merita una menzione speciale. Cheyloe Christina Martin, va ascoltata.

Shhhh. Pelle d’oca.

Se avete intenzione di andare informatevi sul programma della serata e prenotate (si può fare anche online oltre che, se andrete a vivere lì in pianta stabile, anche “adottare una sedia” e non mollarla più), il mio è un caldo suggerimento. Anzi, un obbligo.

E’ la città della musica, è una città piena di parchi ed è piena di emozione, ed è forse questo quello che mi ha colpito di più, entrando nei negozi di musica storici, sui palchi di legno incastrati negli angoli dei locali, nelle mani callose e nelle chitarre consumate di chi era su quel palco del Bluebird cafè,  pieno di sogni, speranze.

Shhh… Emozione.

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La mattina dopo ci siamo rimessi in macchina, perchè di strada ce n’era da fare ancora molta puntando a New York, ma da veri appassionati ci siamo fermati al museo di Hazzard, e il tizio che l’ha creato è proprio lui, Cooter! Non è uno scherzo, esiste davvero! Il posto si chiama per l’appunto “Cooter’s place” ed è l’esposizione (oltre che il negozio” di tutto il merchandising buttato fuori negli anni di massimo successo. Io in questa roba si sa, ci sguazzo. A parte la grandiosa possibilità di fare la foto sul generale Lee (quello vero) alla modica cifra di 5 dollari (te lo scordi), dietro queste meravigliose teche di vetro sono conservate meraviglie come teli da mare, pigiami, decine di posters, macchine gonfiabili, chitarre, magliette con le foto di Bo e Luke Duke, cartonati della stragnocca cugina Daisy (sempre e comunque con quei micoroscopici jeans strappati e tacchi da panico), vassoi per la colazione, tazze, bambolotti, accappatoi e chi più ne ha più ne metta. Ah, ovviamente un plastico. E’ gratis, non si può non farci un giretto anche rapido.560357_10151482802028327_396136961_n

548416_10151482804928327_1298366416_nPer chi non lo sapesse il sig.Cooter (che se vi va di lusso potrete incontrare in carne ed ossa visto che di tanto in tanto organizzano delle specie di open day dove vecchie glorie del telefilm si riuniscono) nella vita vera si chiama Ben Jones e suona e canta roba country. ma non chiedetemi la qualità. Potete scoprirla da soli comprando alla cassa il suo cd per soli $9.99. A vostro rischio e pericolo.

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