Zion

Uno dei parchi più famosi dello Utah, non è un parco alpino, non è un parco desertico, non è un canyon. Ma Zion è un mix equilibrato di tutto, con il plus di un’organizzazione impeccabile.

Essendo perennemente sovraffollato, hanno creato un sistema iperefficiente di navette che ti porta all’inizio di tutti i trail e, ovviamente, ti riporta al punto di partenza. Comodi comodi.

All’ingresso del parco oltre alla brochure ti danno il giornalino (su richiesta anche in italiano), tutte le indicazioni e sorrisoni a go go.
C’è un dettaglio che vorrei mettere in luce da subito: il terrore. A Zion usano la tecnica del terrore per “non farti fare qualcosa”, e questa tecnica, oltre a terrorizzarmi, mi ha fatto piuttosto ridere.

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Non dare da mangiare agli scoiattoli. Perchè non mettere (anche sui pulman) l’immagine di una mano di una persona dilaniata dai morsi e con i punti di sutura ancora freschi e la frase “lo scoiattolo mi ha morso in meno di un secondo”?
La prima frase sul giornalino è “benvenuti nello Zion National Park. Pareti scoscese, stretti canyon e un meteo imprevedibile si aggiungono all’avventura di una visita… la vostra sicurezza dipende dalla vostra capacità di giudizio”, e poi si continua con “il deserto è un ambiente estremo, bevete molta acqua”, “decessi causa cadute dai dirupi”, si elencano tutte le conseguenze di un colpo di caldo, i rischi di piene improvvise e, mi raccomando, occhio ai puma. Una cosa da nulla, insomma.
A parte questo, è un posto tranquillo in cui ho visto anche bambini davvero piccoli.
Optiamo per l’Emerald Pools Trails, un percorso suddivisibile in 3 tappe, per raggiungere rispettivamente la lower la middle e la upper emerald pool, ma farlo tutto impiegherebbe troppo tempo quindi decidiamo di arrivare solo alla seconda, mettendo in conto di fare due ore di scarpinata. La prima parte è davvero semplice e porta a un bacino d’acqua che riflette la meraviglia della foresta, che viene mantenuto vivo da una cascata che scende dalla montagna sotto cui si puó passare. Un piccolo paradiso per fotografi dal fascino davvero insolito. Diciamola chiaramente, ovunque scatti, anche se scatti alla cazzo, ogni foto risulta splendida e “ricercata”. E si, mi sono tirata la zappa sui piedi.
Comunque sia è un posto incantevole, anche se ho “dovuto” udire le parole di una italiana che diceva “carino, niente di che… Al massimo carino”. Mi veniva voglia di risponderle ma ho evitato, parlando in spagnolo.
Purtoppo il trail per andare alla middle emerald pool era chiuso e abbiamo dovuto cambiare percorso e programma. Dietrofront, pulmino e si va al Riverside Walk nella zona di Temple of Sinawava.

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Prima di tutto vorrei mettere l’accento su un particolare non di poca importanza: questi due sentieri che abbiamo fatto sono accessibili alle persone disabili in carrozzina, con tratti ben tenuti e alcuni addirittura lastricati, per dare la reale possibilità a tutti di accedere alle bellezze dei parchi. Che rabbia, che gioia, quanto sono avanti da queste parti. E noi che ancora sentiamo lotte sulle barriere architettoniche, e persone che scrivono a striscia la notizia perchè vorrebbero fare cose “normali” come prendere l’autobus.
Passeggiamo allegramente e subito vediamo uno scoiattolino, faccio una montagna di foto e io, soddisfatta, mi sono sentita anche fortunata a vederlo! Salvo poi accorgermi che in quella zona del parco se ne incontravano a centina. E centinaia non è un’esagerazione, rischi davvero di pestarli ogni due passi.
Terrorizzata dall’immagine della mano smangiucchiata ci sono stata ben lontana, ma guardando i comportamenti degli altri ho capito la politica del terrore del parco. Scena: famiglia orientale in vacanza con bambina vestita da bambolina. In 4 adulti a convincere la marmocchia a toccare lo scoiattolino. E sono andati avanti per tutto il trail. Seriamente speravo che lo scoiattolo azzannasse uno di quei quattro coglioni.
La camminata si snoda tra i canyon mentre costeggia il fiume ed é realmente un piacere per gli occhi e per l’anima, nonostante sia davvero piuttosto trafficato. Si arriva a dover guadare il fiume e si vede un po’di tutto in questa piscina naturale: c’é chi nuota, chi lava le scarpe, chi sta con i piedi a mollo come me.
Il ritorno sulla navetta lo facciamo in compagnia della famigliola con gli occhi a mandorla che si é allargata con altri bambini a cui ho contato 10 dita cadauno. Fortunatamente.
Il mio giudizio su questo parco é che serve tempo, molto piú tempo da dedicarci. Due giorni almeno. Tutti i parchi necessitano tempo e calma, ma Zion, forse piú degli altri.
Usciamo dal parco belli allegri e soddisfatti incoscienti che il bello doveva ancora venire.

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La scenic Bway 9 (la strada che attraversa il parco e va da Hurricane a Mt Carmel Junction) fatta al tramonto è terrificante (a picco sul canyon e attraversa buie gallerie), ma è anche una delle strade più disarmantemente belle che possono essere viste. I colori e la loro intensità variano ad ogni curva, il rosso ha tonalità così splendenti da abbagliare, la luce gioca con una gamma di colori già intensi e ti trasmette tutta la potenza della natura. Ho guidato, e a passare su quella strada ammetto che mi tremavano i piedi dalla paura. Tutti i termini che vanno da “bellissimo” in su vanno bene, ma non credo che ci sia una parola corretta per quel paesaggio. Anzi sì… awesome!

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