Horseshoe Bend e Grand Canyon

Non scherzo, io ho chiesto di andare a vedere “quella cosa fighissima con il coso in mezzo e l’acqua intorno”. E sono stata incredibilmente accontentata. Quella cosa é un’enorme formazione rocciosa scavata sui lati dal fiume Colorado, in cui si piega e forma una curva di 180•, ed è da questo che prende, appunto, il nome di “ferro di cavallo”.

Mi sono sentita una bambina a cui é stato dato il giocattolo sognato per una vita intera. È di una bellezza indescrivibile, i colori, la follia e la stranezza del posto, la fatica di arrivarci. Si perchè per arrivare sul burrone da cui si puó vedere al meglio l’horseshoe band, bisogna prima farsi una salita nella sabbia rossa e una lunga discesa (circa 1 km abbondante), ma merita dieci volte la fatica che si fa. Mille foto uguali, avrei voluto farmi fare un servizio fotografico solo per imprimere nella mia testa e in un’immagine il sorriso che dovrei sempre avere. Poi, visto che sono fotograficamente indisponente, ho lasciato perdere.

I colori sono talmente forti e carichi da risultare quasi innaturali, colori a tempera mischiati buttati sulla tela con la carica materica di Van Gogh, con l’incanto di un equilibrio perfetto di blu intenso e un verde bottiglia per il fiume Colorado e una gamma infinita di rosso per le rocce. Se le parole riescono a rendere l’idea dei diversi colori difficilmente é spiegabile come questi colori, cosí cupi e intensi, riescano allo stesso tempo ad essere anche incredibilmente luminosi.

Il bordo è tutto senza nessuna protezione, e i vento non è leggero, quindi di gente che si sporgeva troppo e che ha fatto la fine di Patrique de Galliardon credo ce ne sia stata molta…
Un particolare che non deve sfuggire: è gratis. Arrivi, parcheggi, vai. Nessuno ti rompe, nessuno chiede niente. Dovrei ricontrollare se è una riserva navajo e in quel caso incrociare le dita che non mettano un biglietto d’ingresso fregatura come ad Antelope Canyon.
I colori e il brivido provato su quello spaccato nel terreno sono ricordi indelebili ed è senza dubbio nella mia personale top 5 dei posti più belli mai visti in vita mia.
É vicino a Page, e si trova sulla Hwy-89 direzione sud, 1/8 di miglio dopo il mile market 545.

Di regola non guardo mai opinioni, giudizi o commenti di altri, per non influenzare né il mio giudizio, né fare una scopiazzata di qualcun’altro perché di copia/incolla in rete ce ne sono anche troppi.

Per parlare del Gran Canyon ho scartabellato ovunque, ho letto Bryson, guide, commenti, racconti di viaggio, siti di tour operator. Niente. Niente che mi facesse capire che qualcuno avesse provato quello che ho provato io, quelle sensazioni, quell’emozione pulita. Azzardo, ci provo io.

Da Wikipedia apprendiamo che il Gran Canyon “é un’immensa gola creata dal fiume Colorado nell’Arizona settentrionale. É lungo 446 km circa e profondo fino a 1600 metri”, nello specifico è un paesaggio surreale, una voragine, uno spaccato della terra dal fascino difficile da descrivere. Le foto del gran Canyon credo che le abbia viste chiunque: il colore rosso, le diverse sedimentazioni che creano un disegno di righe orizzontali che ricorda i tessuti i Missoni. Disegni geometrici, colori armonici, il tutto su formazioni rocciose che sembrano si, alte, ma non ti rendi davvero conto che sono profonde più di un chilometro e mezzo. Più di un chilometro. È stupefacente.


Sono stata sul Nord Rim, la parte settentrionale del Gran Canyon che è anche quella meno visitata (e affollata), in cui si puó fare una piccola camminata per arrivare al punto in cui ci si puó davvero affacciare sul canyon, il Bright angel Point. una passeggiatina semplice. E alla fine arrivi a questa terrazza che si butta sulla vertiginosa vista, e lì davvero ti viene da pensare che se è un dio ad aver voluto tutto questo, ammettiamolo, ha davvero buon gusto.
Prima di venire negli Stati Uniti non avevo una reale concezione di spazi vasti, se uno non si ritrova in mezzo a un deserto secco o a un canyon non può realmente capire a fondo il concetto reale di “sconfinato”, anche io l’ho capito qui, dopo numerosi “ooooh” e “uaoooo” e “porca vacca!”. Il Gran Canyon é vasto, ma per l’anima.
La sensazione che mi ha dato é stata quella che si prova respirando a pieni polmoni dopo una corsa in cui hai dato tutto, quel riempire i polmoni d’aria fino in fondo, fino a sentire quasi male nel petto, ma é l’aria piú desiderabile e desiderata. É da vertigine emotiva.216961_10151409052473327_1569047050_n
E poi il silenzio: il dettaglio piú forte per me é stato questo. Nei parchi in generale (soprattutto in quelli desertici), c’é una totale assenza di rumori, il vuoto che ti rimbalza addosso con violenza. Perché non siamo abituati, a meno che non ci mettiamo un paio di tappi in una stanza insonorizzata. Ma qui é strano, qui é in un immenso spazio aperto. Ho fatto centinaia di foto, ma la luce era pessima e nessuna poteva vagamente rendere giustizia a quel posto.
Il Gran Canyon ti rompe la corazza dell’anima, ti fa venire voglia di urlare.
Non sono stata chiara? Esauriente? Beh, chiunque ci sia stato è ufficialmente sfidato.

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