Viva Las Vegas

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Ho scritto e riscritto il post su Las Vegas almeno tre volte e nell’ordine era troppo brutto, troppo banale, troppo didascalico e totalmente non esauriente. La domanda é: cosa dire di Las Vegas che non sia giá stato detto o visto dentro CSI o una notte da leoni o in qualsiasi altro film o telefilm in cui, la puntata sulla famigerata cittá del gioco é onnipresente come la puntata di Natale?


Allora scrivo roba mia, impressioni, ricordi, sensazioni. Per il resto la Lonley Planet é totalmente esauriente (solo non fidatevi di dove é dislocato il Rio, non é dietro il Caesar Palace, ci sono almeno 2 km, quindi NON andateci a piedi!).
Las Vegas é come un buffet di quelli che sono celebri e si trovano tutti i grandi alberghi: c’é tutto ed é molto piú stratificata di quanto si possa immaginare. C’é il divertimento per famiglie, per single, per amici, per giocatori, per ricchi e per chi viaggia low profile, ognuno ha la sua fetta, ogni persona può trovare qualcosa a lui dedicato. Con gli studi di sociologia del turismo che ho alle spalle mi verrebbe da guardare tutto dal punto di vista del marketing e dei comportamenti sociali, perché é un mondo prima di tutto iperefficiente in ogni minimo e sfaccettato aspetto, spinge a un consumismo estremo anche se non si gioca o se si é totalmente astemi. Quando si é a Las Vegas si vuole a tutti i costi essere parte di almeno una di quelle Las Vegas che senti fatta per te.
Adesso quello che voglio ricordare della mia di Las Vegas.

1- LA GENTE, COME É VESTITA. Io ero in paranoia perché non avevo sandali o scarpe carine ma solo un paio di infradito del decatlhon da abbinare ai vestitini. Qui a nessuno frega assolutamente NULLA di come sei conciato, anzi. Ho visto ragazze di 90/100 kg strizzate dentro vestitini della taglia 42 (possibilmente dai colori sgargianti tipo giallo limone che, a quanto pare, va molto), ragazzi in pantaloncini da basket e ciabatte. Una con i pantaloni del pigiama. Poi ovviamente ci sono anche ragazzi perfetti e firmati dalla testa ai piedi che sembrano usciti dal Pitti uomo e fanciulle che ti mettono a disagio per quanto sono belle e stragnocche. Se foste capitati davanti al locale all’interno del Caesar Palace, in cui c’era la fila per il concorso di “miss lingerie” capireste cosa voglio dire.

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2- L’ODORE DEL FLAMINGO
Non posso non citarlo. Prima di partire una delle mie più care amiche, invasata di States e innamorata di questa città mi aveva detto: “sentirai che meraviglia l’odore del Flamingo!”, ma era passata come un’informazione inutile e collaterale. E invece. Siamo entrati, e questo profumo era nel casinó, nel Margaritaville, nel locale… Ovunque profumo d’estate, di mare, di piña colada sorseggiata al sole. Anche se é sera e sei in un albergo nel deserto. Forse sono io, forse é solo la mia impressione visto che naso é senza dubbio il mio senso più sviluppato (per fortuna o purtroppo), e in questi alberghi c’è sempre un odore che li caratterizza. L’iperstimolazione, qui, include tutti i sensi!

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3- I DETTAGLI e la loro cura maniacale. Ogni cosa è curata alla perfezione, le riproduzioni delle statue, dei ponti al Venetian, della tour Eiffel. Tutto è sbalorditivo. Pacchiano, esageratamente carico, esasperato. Ma ai creatori di tutto questo andrei davvero a stringere la mano. Solo un particolare: la riproduzione della fontana di Trevi dentro al Caesar Palace è molto creativa. Troppa libera reinterpretazione direi.

4- DOWNTOWN maltrattata dallo strip, ignorata perché vecchiotta, messa in ombra da luci al neon di hotel lussuosi. E invece ha un fascino malinconico che ammalia, i suoi negozietti, i casinò che rinnovano la moquette ma non perdono quell’aria nostalgica, gli artisti di strada. Culi quá e lá, ma é piú per famiglie e per coppie. E a quanto si dice, per veri giocatori.
Un asterisco? Il ristorante piú dannoso del mondo, l’heart attak grill in cui se pesi piú di 360 libre mangi gratis, in cui é tutto volutamente stragrasso e extracalorico: hamburger a 7 piani, burrosi milk shake e cocktail estremamente alcolici. Dentro si viene vestiti come pazienti di un manicomio e si viene serviti da infermiere supersexy.
Tutto questo davanti a dei chioschetti in cui vendevano ossigeno per 14 dollari alla respirata. É tutto cosí spontaneamente kitsh.

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5- LE CAPPELLE PER SPOSARSI: volevo troppo sapere come funziona. Siamo entrati in una fiorita cappella, il tizio al check in ci ha chiesto se eravamo Tom e Cristina per la cerimonia, ho titubato e ho detto di no, che volevo solo informazioni. In due minuti mi ha snocciolato informazioni dettagliatissime su come fare (certificati e se eravamo giá sposati in qualche altra nazione), costi, pacchetti piú o meno completi, cercando di rendermi piú appetibile il tutto con un Elvis che celebra la funzione. Fuori c’erano due ragazzi appena sposati, felici, vestiti da cerimonia a cui ho scattato qualche foto. Mi ha un po’commossa.

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6- LA MIA FACCIA QUANDO MI SONO ACCORTA CHE I TALLONCINI CHE DISTRIBUIVANO NON ERANO COUPON SCONTO MA PROSTITUTE disseminati ovunque ci sono loro, i distributori di queste cartoline, te ne danno a mazzetti. Subito pensavo fossero sconti, promozioni, “compri un big mac e te ne mangi uno gratis”, e invece mi ritrovo in mano foto di signorine in desabillé (per non dire vacconi in pose sexy coperte solo da delle stelline o da dei cuoricini nelle parti clou) che mi invitano a chiamarle, tempo mezz’ora e me le recapitano in camera. Alcune fanno sconti come i detersivi (2×1), altre promo di stagione (solo 39.90$). E mi dispiace pensare alla faccia delusa di quei poveri speranzosi che credono davvero che quella meravigliosa Debby o quelle tette di Sandy arriveranno davvero nella loro stanza. Ma forse se chiedono quel servizio potrebbero accontentarsi anche della cugina chiatta o con tre figli a carico.

7- BLT visto che si è scatenata una diatriba ai limiti della rissa, comunque sia, lo cito. Locale celebre dentro al Caesar Palace che fa hamburger di altissimo livello. Ne abbiamo mangiati due diversi, uno tradizionale (blt special) e un altro creativo col pollo. Giudizio mio (femmina): buono dai, la qualità è alta, le materie prime di ottimo livello, ma ne trovo anche uno a Fidenza che li fa meglio.
Giudizio suo (maschio): l’hamburger del secolo, il più buono del mondo, un esperienza mistica per “soli” 15 dollari a testa.
Con 15 dollari in Cambogia mi facevo 3 massaggi da un ora e per 5 euro all’Irish pub mangi un baconburger che i manda in paradiso.
Sono una despota solo perchè il blog è mio? Senza ombra di dubbio.

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