The Joshua tree

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Parco a quanto pare poco conosciuto e poco frequentato ma… A me é riuscito a far dire il primo “é il posto piú bello che abbia mai visto in vita mia!”, salvo poi dirlo in qualsiasi Scenic Byway o quasi.


Siamo arrivati da sud dopo un infelice tentativo di vedere il Salton Sea, quello che la LP definisce “il lago salato piú grande della California nel mezzo del deserto piú grande dello stato”, luogo rinomato per il birdwatching e “per il fetore di pesce in putrefazione”. So che è un po’disgustoso ma ero curiosa di vederlo quel lago. Purtroppo (o per fortuna) era chiuso (la puzza arrivava però), abbiamo proseguito passando per città minuscole – dotate peró di McDonald’s – e paesaggi sconfinati. Arrivando da quella parte si entra nel lato sud del parco, la zona meno frequentata (trad. se incontrate qualcuno é un record), e anche sulla guida viene rimarcato il fatto che non ci siano distributori di benzina all’interno del parco (e rimanere a piedi da queste parti credo non sia una di quelle cose divertenti da raccontare di un viaggio) ma non la meno bella. Solo “diversa”. La prima oasi che si incontra é stranissima, con alte palme dai tronchi giganti, un ammasso di verde in mezzo al niente. Hei, proprio come un’oasi!
Si prosegue sulla strada e si trova il Cholla cactus garden (c’è un percorsino ad anello breve e piacevole), dove si possono osservare da vicino – anche troppo – degli strani cactus dalle spine affilate e pericolose, soprattutto perché si attaccano! Io ne ho pestato un pezzo caduto in terra e per fortuna avevo le scarpe! Sto cavolo di cactus si è incollato alla gomma e ho dovuto toglierne un ago alla volta. La solita svegliona.

La parte piú turistica (se turistica si può chiamare una distesa a perdita d’occhio di deserto secco e piante ancora piú secche) é ovviamente quella dove si trovano tutti i Joshua Tree, questi strani alberi dai rami pieni di foglie a punta come i cactus protesi verso il cielo. È piacevole fare i piccoli trail (veramente brevi, solitamente sono anche loop, e quindi circolari), è tutto davvero a portata di passo. Giusto giusto lo stile di viaggio per farti ingrossare il culone.
Un giro va fatto. Almeno per rendere omaggio al povero Gram Parsons, l’inventore del country rock, che in questo parco è passato a miglior vita o capire perchè gli U2 gli hanno addirittura dedicato un disco. E non credo che fosse solo perché si erano rotti della landa irlandese.

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