Muir woods e Point Reyes… La natura si rivela!

credits Darvin Atkeson flickr

Sveglia dalle 5:30. Devo prendere il giro giusto e far capire al mio organismo dove sono dislocata se non voglio crollare alla 5 di sera perchè il mio corpo si ostina a farmi crollare dal sonno come se fossero le 2 del mattino, poco male visto che la visita ai parchi é molto meglio farla presto, come in tutte le cose, meno gente c’é, meglio é. Ok, a parte ai concerti che fa molta tristezza. Arriviamo a Muir Woods intorno alle 7:50 del mattino e un gentilissimo ragazzone che assomiglia all’amico pellerossa di Renegade (o è Chuck Norris ad avercelo?) vestito con la divisa del parco, ci comunica che l’ingresso fino alle 9 è gratuito se vogliamo. Cioè, la persona che ti vende i biglietti che ti dice come non pagare! Fantastico, davvero. Parcheggiamo nello spiazzo vicino all’ingresso (oltretutto, ho letto ovunque che questo parcheggio è sempre stracolmo e bisogna parcheggiare a circa 100 metri dall’entrata), senza traffico di pulman, auto e pedoni. Più comodo di così…
Il parco è sorprendente: sarà che è il mio primo parco nazionale, sarà che le luci e l’aria fresca del mattino mi piacciono da sempre, sarà che non c’è nessuno… Ma ti senti davvero parte della natura!

Posso fare una divagazione a proposito visto che il paesaggio me la stimola? Quando lavoravo dentro al Berzieri i personaggi folli erano all’ordine del giorno, gente stravagante, clienti pazzi. Una delle migliori (di cui ovviamente mi ricordo nome cognome e data di nascita corretta a penna sulla carta di identità per togliersi una quindicina d’anni in una maniera molto poco realistica…) è questa signora, vestita tipo arlecchino con la grandiosa idea di promuovere una miss Salso, nel senso di un nuovo concorso. Tramite un cartello fatto a mano da lei e con l’intenzione di renderlo un concorso coreografato da lei e dal suo corpo di ballo. Ma quindi cosa centra? Centra, centra. La suddetta signora chiede a me e alla mia collega se puó farci vedere qualche sua foto, e noi, ignare della catastrofe che si sarebbe abbattuta abbiamo risposto con un convinto “si, certo!”. Fatto sta che tira fuori dalla borsa un lettore dvd in cui erano state caricate centinaia di foto sue, mentre ballava e…mentre diventava albero in una foresta. Si, diventava albero e parte della natura, sdraiata nuda su un sasso o mentre, sempre nuda, abbraccia alberi o cespugli di felci mentre balla nel letto di un fiume. Ho visto centinaia di foto di questa cinquantenne nuda che “si faceva natura”, ed è per questo che ci vado molto piano con la definizione di “immersione nella natura”.

All’interno della Muir Wood ci sono, come sempre, diversi tipi di percorsi in base a lunghezza e difficoltà, se avete poco tempo anche con quello base si puó tranquillamente godere alla grande della bellezza del luogo. All’ingresso del parco si puó anche fare uno stop al cafè, dove vendono solo cose naturali (i prezzi ovviamente sono quelli da erboristeria)… Il muffin ai mirtilli dietetico è fantastico, il caffè dimenticabile.
Ci rimettiamo in macchina dopo aver comprato per 80$ il pass per tutti i parchi nazionali, una card che firmiamo. Ovviamente la tipa ci suggerisce che se vogliamo smazzarlo a qualcun’altro basta farlo firmare accanto. Tutto qui. Allora. Questa é la mia prima volta negli Stati Uniti, e quindi questo discorso per chi c’é giá stato non vale… Ma sono cosí onesti e gentili porca vacca! All’interno del parco ci sono distributori delle mappe dettagliate a pagamento, bisogna solo inserire il dollaro nella cassettina. Idem per i giornali. Distributore, cassettina con “paga qui”, soldino e via. Parcheggi a San Francisco dove c’è scritto “solo due ore” ma nessuna macchina ha il disco orario. Sanno che di fa così (ovviamente ci sono anche quelli a pagamento in centro!). Ammettiamolo dai, se queste cose le riposizionassimo in Italia sappiamo tutti come va a finire. Arriva quello che ruba tutti i giornali per rivenderli, quello che si frega la cassettina con i soldi e quello che mette le cassette di frutta per tenersi il posto occupato nel parcheggio tutto il giorno.
Ci dirigiamo a Point Reys,un meraviglioso lembo di terra che si slancia sul mare, dove puó capitare di vedere balene o leoni marini, ma anche senza avvistamenti merita lo stesso.
Ma la strada é lunga e come al solito necessito di cibo per carburare. Sulla strada vi trovetete una bakery che si chiama Busy Bee (non si può non notare, non c’é quasi nulla sulla strada): fermatevi. Davvero, anche se non avete fame fermatevi. La dolce signora all’interno di questa meravigliosa pasticceria ci accoglie con il suo grembiulino old style, e un profumo di muffin appena sfornati. Il dito cade su un cookie alle mandorle e ribes e un “dolcetto” alle noci pecan. “Dolcetto” virgolettato perchè era una specie di rotella di cannella delle dimensioni di un melone ricoperto da un tripudio di noci pecan caramellate da un dolce miele. Ci augura una felice giornata e “have a safe trip”. Che carina. O forse aveva paura che chi guidava la macchina mangiasse il dolcetto e andasse in shock da iperglicemia? Boh, poco importa. Ma la tappa merita, eccome.

Prima di arrivare alla punta estrema di Point Reyes, visto che è sulla strada, ci fermiamo (come consigliato da LP) all’Earthquake Trail, un sentiero che permette di vedere una frattura nel terreno, eredità del terremoto di San Francisco nel 1906. Diciamo che la cosa più interessante era lo shop. Una camminata di 15 minuti in cui non si vede nulla a parte una vegetazione impazzita e gente che arriva sorridendo con la guida in mano nel parcheggio. Saltiamo rapidamente oltre.

 Credits george-oze

La zona di Point Reyes è affascinante e incontaminata, arrivare al faro, accorgersi della colonia di puffins (credo) sulle rocce sotto, vedere uno stormo di pellicani che si muovono armonicamente insieme (e sperare di non essere il loro bersaglio-water) e affacciarsi sul mare a picco… Ok, fa molto Titanic, Rose e Jack che volano sulla prua della nave, ma è sempre la prima volta che vedo questi paesaggi e tutto – come al solito d’altronde – mi lascia a bocca aperta.

Ci si rimette in macchina in direzione Santa Rosa, ma il Motel 6 in cui abbiamo prenotato è a Rohnert Park, perchè si sa, i prezzi nella Napa valley, non sono certo economici. Piccolo, pulito. A me basta.

Prima di cena facciamo un salto a vedere qualche paesino, e solo la strada merita lo sbattimento.
Non so bene cosa mi aspetto tutte le volte, Graton, Occidental siete davvero dei paesini carini ma… Siete proprio quattro case. Quattro case e un bar. Che fa hamburger.
A parte gli scherzi, la sensazione che ti danno questi paesini è strana e piacevole, quel senso di “vivere sereni”, far parte di una comunità, come essere dentro una puntata di men in trees. Ecco. Solo che non siamo in Alaska.

Per cena provo il mio primo Wendy’s e il mio primo Taco bell e ribadisco che la gente che non ama sta roba non l’ha mai provata, potrà non fare bene, ma porca vacca quanto è buona!

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