Arrivederci Tokyo… Ringraziamenti

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E quando apri gli occhi e sai che si, quello è l’ultimo giorno, che è la penultima notte che dormirai in un letto non tuo, dopo che di letti ne hai cambiati quasi uno ogni notte per 50 giorni, che dovrai tornare a vivere la tua vita,guardare sempre la stessa parete ogni volta che stai per chiudere gli occhi…è dura. Molto dura. Il tempo ricomincia quando sei a casa, perchè il tempo del viaggio, almeno io, l’ho sempre vissuto come tempo sospeso, lontano dalla realtà, come se tutto si fermasse in attesa del mio ritorno. O almeno, mi è sempre piaciuto immaginarlo così. Molte persone soffrono la mancanza dell’essere lontano dalle proprie cose, la mancanza del loro piccolo mondo fatto di oggetti, di comodità, che senza esagerare, potrebbero essere anche poter uscire per comprarsi il proprio shampoo preferito o fare la colazione nello stesso bar tutte le mattine.

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Invece io queste cose non sono mai riuscita a farmele mancare, paradossalmente mi mancavano molto di più quando ho fattoviaggi più brevi. Quando hai davvero uno zaino in spalla la tua routine è fatta di mondo, di facce nuove, di persone che ti usano per parlare un po’ in inglese, di cibi sconosciuti, di meraviglia. Sento la stanchezza del viaggio, di quei 16 chili sempre sulle spalle, il perenne poco sonno. Eppure guardo le mie foto, e mi trovo bella con quel sorriso e quelle occhiaie orribili, quasi fossero le mie “rughe da vacanza”, quei segni, che poche donne amano. Quei tanto odiati segni ai lati della bocca a me piacciono e spero sempre di diventare una vecchia rugosa con quei due solchi scavati, perchè vuol dire che ho riso per una vita. E quest’ultima giornata a Tokyo, ha lasciato segni indelebili, sulla pelle e nel cuore. Come sono smelensa. Parliamo di cibo!
Prenotato brunch al New York grill, e arriviamo puntuali alle 11 in cima a una delle torri del Park Hyatt, e la splendida ragazza alla reception con un inglese impeccabile, ci ringrazia per essere tornati. Ah, beh, grazie a te che ci hai riservato un tavolo anche se siamo entrati vestiti da straccioni tutti zozzi dopo una giornata sotto l’acqua di Nikko!
Ci fanno accomodare in un tavolo con i divanetti, purtroppo niente vetrata, ma la vista è comunque mozzafiato su una Tokyo con un po’ di foschia, come se non avesse voglia di svegliarsi perchè è domenica. Il Brunch completo costa 6200 Yen, e inculde gli antipasti e i dolci a buffet, più una portata principale a scelta. No beh. Antipasti e dolci a buffet? Mi sa che questo giro l’affare non l’hanno fatto loro, visto quanti dolci posso mangiare.
Portano anche la lista dei vini, e guardiamo che ci sono alcune opzioni anche abbordabili, intorno ai 15/20 euro, e si sa, le cose si fanno bene o non si fanno. Peccato (o per fortuna) ci siamo accorti che quei 15 euro erano…a BICCHIERE! Il costo minimo della bottiglia più sfigata era di 90 euro. Neanche all’Enoteca Pinchiorri sono così alti i prezzi più bassi dei vini “da battaglia”(anche se poi lì ti fanno pagare una polentina con due asparagi 80 euro, ma questa è un’altra storia)
Ci manteniamo sull’acqua e cominciamo a deliziarci con i buffet degli antipasti…verdurine, quiche lorraine divine,  insalate di mare con gamberi che probabilmente erano stati raccolti a Fukushima viste le dimensioni epiche, roast beef con salsa alla frutta…A raccontarlo a distanza di tempo ancora mi viene l’acquolina in bocca… ho fatto il giro 2 volte (no, ok, lo ammetto, ho riempito il piatto tre volte!) e ho assaggiato ogni meraviglia…poi la portata principale era a basa di carne, e si poteva anche scegliere la tipologia, ovviamente a prezzo supermaggiorato, e la scelta era tra le seguenti portate:Jerk Spiced Grilled Australian Beef Ribeye, Thai Mango Salsa, Green Onions, Cajun Rice

       Hokkaido Ribeye                          200g   +¥  4,500

Iwate Kanzaki “Dry-aged” Sirloin  190g  +¥  5,500

Omi Tenderloin                             160g +¥  9,000

Kobe Prime Cut                            180g   +¥12,000

Grilled Catch of the Day, Spring Pea Nage, Red Peppers, Sautéed Ramps

Grilled Australian Veal Loin, Watercress Sauce, Japanese White Asparagus, Shimeji Mushrooms

Herb-Roasted Australian Lamb Chops, Tabbouleh Salsa, Green Beans, Bell Pepper Purée

Roasted US Pork Back Ribs, Bourbon Barbecue Sauce, Spicy Pickles, Baked Potato Wedges

Linguine Pasta with Seafood, Green Tomato Sauce, Zucchini, Taggiasca Olive

Quindi, cibo meraviglioso, carne burrosa a tratti divina. Sempre di più penso che mangiare in fast food di  pessima qualità e in 7eleven per un paio di giorni, per non sentirsi troppo in colpa spendendo questa cifra, sia un’OTTIMA scelta.

I dolci. Per favore, parliamo dei dolci. A sboccio, non sto esagerando, sono quasi sicura di aver ingurgitato circa 85000 calorie, ma..mioddio. Cheese cake, torta con crema di limone, brownies, marshmellows fatti in casa ai mirtilli, gelato di mango, torta con crema di limone, torta con crema di limone..si, non so neanche quante volte l’ho presa! Era aspra e dolce in una maniera divinamente equilbrata, e la panna fresca con cui era accompagnata esaltava il gusto senza coprirlo. A volte, lo ammetto, il cibo diventa emozione.

L’ambiente sereno, le endorfine (cioè, il rischio di collasso glicemico…), la gioia di condividere quel momento, rivivere le giornate al freddo di Datong, il caldo di Pnohm Penh, ridere delle disavventure, riguardare le foto, anche solo quelle fatte con il telefono. In quel momento ho pensato di aver fatto qualcosa di grande. Per me.

Mi viene da piangere facendo il bilancio di 47 lunghi giorni che mi sono scivolati sulla pelle, la guida sempre in mano, le orecchie sempre tese. Tutti i soldi e i regali del mondo non potrebbero mai competere con la ricchezza di cui ho riempito me stessa, la mia vita, il mio bagaglio di esperienze.

Ho imparato tanto, da come non farsi fregare da un tuc tuc, alla storia devastante di un paese con la Cambogia, dal non mangiare il pepe del Sichuan a riconoscere i diversi tipi di tonno giapponesi.

Ho imparato a vivere, ho insegnato a me stessa che comunque, ce la posso fare.

Molti mi dicono che sono una femminista (si vabeh, è vero!), che sono un’idealista, un’eterna sognatrice, che a volte non ho i piedi ancorati a terra perchè ho la testa tra le nuvole. Un po’ di tutto questo è vero.

Io sogno per poi portare i miei sogni sulla  terra, credo che il mondo si possa ancora salvare dalla merda (no, non ho altri eufemismi) e che le donne possano fare davvero quello che vogliono, se lo vogliono.

Ci credo, ci ho creduto, mi sono trovata a vagare per le strade impolverate di un posto di confine schifoso come Poipet, a ripetermi nella testa “se lo fanno gli altri sono capace anche io”, in motorino nella notte di Pnohm Penh a indicare la strada a un guidatore improvvisato, ad assaggiare cibi di cui ancora ignoro la provenienza.

Io ho VISSUTO, io ho portato a casa un pezzo di storia, ho costruito un pezzo di vita come volevo io, come sognavo, come sono riuscita a farlo. Una volta il mio compagno mi ha chiesto: “se fossi un uomo, tu chi sceglieresti come donna?”, ho fatto un paio di nomi celebri, un paio di amiche che stimo profondamente, e per la prima volta, con un filo di voce, ho risposto “una come me”. Non perchè io sia molto figa, superintelligente  o io abbia un talento in particolare, credo anche spesso di essere una grandiosa rompicoglioni come compagna e ho un grosso problema di freddolosità cronica.

Ma combatto. Per me, per quelle donne come me che son degne di stima. Perchè le donne sanno essere molto più che bambole, e che anche viaggiare da sole si può, ed è oltretutto bellissimo.

Ho fatto questo viaggio che sognavo da tempo, gran parte del viaggio l’ho fatto con il miglior compagno di strada che si possa sognare, e fondamentalmente l’unica persona che volevo accanto che è stimolo continuo, gioia e modello da imitare.

Sono salita sull’aereo di ritorno con il magone e gli occhi tristi (ah, per la cronaca, il nostro vicino di posto era John, il british guy incontrato a Takayama! Sembra una barzelletta!), ma con un pesantissimo bagaglio di esperienze stupende che non mi gravava sulle spalle. E con un po’ di orgoglio e stima, che avevo perso nel tempo.

Ho imparato a ringraziare in almeno 4 lingue diverse,

kapunka

okon

xie xie

arigato

ho imparato a ringraziare per tutto quello che ho, perchè sono maledettamente fortunata. Una famiglia che amo (un po’ qui, un po’ in terra spagnola ma che sono pezzi di anima), persone straordinarie accanto, il coraggio di essere svitata e inseguire i sogni, anche se assurdi. Gente che ha voglia di leggermi.

E te. Sorridi e sentiti preso in causa.

Ciao, scusate, io vado.

Tra poco si riparte.

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4 pensieri su “Arrivederci Tokyo… Ringraziamenti

  1. Ciao Paola,
    Ho seguito con interesse questo blog e aspetto con ansia quello che farai per il prossimo viaggio.
    Scrivi davvero molto bene ed è un piacere leggerti, specialmente quando parli di cibo se un giorno andrò in Giappone devi assolutamente darmi l’indirizzo di quel ristorante sulla torre, berrò acqua dato i prezzi ma la carne burrosa e quei dolci li devo assaggiare!
    Non ti ho mai ringraziato per il tuo sms dopo il mio arrivo a Santiago e lo faccio ora, i miei sms confronto a questo blog sono veramente roba da coppa dei bar…
    Continua così non abbandoniamo i sogni altrimenti è davvero finita, ogni volta che mi succede ripenso al pezzo di guccini Don Chisciotte e mi faccio coraggio: non voglio diventare Sancho Panza.
    Ci vediamo Domenica, a presto.
    Chicco Caselgrandi.

    1. QUesto messaggio lo segno tra le piccole gioie della vita…grazie 🙂 Davvero..
      I nostri cammini sono stati molto diversi, ma entrambi in salita, per arrivare finalmente a respirare a pieni polmoni quell’aria pulita che si può trovare solo dopo un traguardo. Non stiamo cambiando il mondo, ma il nostro piccolo mondo si 🙂 E hai proprio ragione…sognatori siamo e sognatori dobbiamo rimanere! Preparati che la doppietta sabato/domenica è lunga eheheh;) un abbraccio

  2. Imparare a ringraziare in quattro lingue diverse… è una cosa bellissima… sapere dire grazie, sapere che siamo cresciute, che ce l’abbiamo fatta, che in qualche modo ce la caveremo, che possiamo fidarci di noi stesse. ‘Grazie’ è la parola giusta, in qualsiasi lingua sia detta!
    Bellissimo viaggio… ti invidio tantissimo!!!
    Elena

    1. E’ stato un viaggio bellissimo perchè voluto con tutta me stessa dopo un brutto periodo, il primo viaggio da sola, il regalo della natura che ci ha donato giorni di Hanami da paura… Dovremmo davvero imparare a dire grazie più spesso 🙂

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