Tornare a Tokyo: capsula hotel experience

Tornare a Tokyo, Shinjuku, Akihabara, ricercare l’albergo, cambiare zona. Tornare a mangiare il Ramen. Si, maiuscolo perchè quello è IL Ramen. L’aria che tira non è delle migliori, il viaggio è quasi finito e di voglia tornare a casa, come sempre, è molto poca.

In questi due giorni e mezzo abbiamo vagato per la big city, tra i mall di Akihabara e le strade di Ueno, i ciliegi cominciano a sfiorire e il cielo, come al solito, piange.

Questo giro però non scegliamo un albergo comunque, ci buttiamo in un’esperienza che non può mancare nella “to do list” nella capitale Giapponese, e quindi andiamo a dormire… In un capsula hotel!

Prima di tutto è piuttosto difficile trovarne uno che accetti anche le donne, e il Riverside capsula hotel (comodissimo, perchè l’ingresso è proprio fuori dall’uscita della metropolitana di Asakusa), è anche per femminucce.

Premessa, tutto quello che sto scrivere è assolutamente vero, anche se, come dico sempre, se qualcuno me lo avesse raccontato, io non ci avrei mai creduto.

Arriviamo nell’hotel (perchè ci sono anche camere “normali”), e si trovano subito quegli strani distributori di talloncini come si trovano nei ristoranti. Alla reception non parlano inglese ed è DIFFICILISSIMO. In pratica: ti danno una chiavetta che è quella dell’armadietto in cui vanno messe le scarpe, riconsegni la chiavetta delle scarpe ti consegnano la chiavetta dell’armadietto. Molliamo la roba in “capsula”, usciamo subito a mangiare qualcosa e a vedere il quartiere e il procedimento è al contrario. Consegni la chiavetta dell’armadietto, ti danno la chiavetta delle scarpe, ti cambi le scarpe e riconsegni la chiavetta così da poterti prendere il fogliettino su cui c’è scritto in numero della chiavetta 1 che si collega alla chiavetta 2. Sembra una presa per i fondelli.

Cena in un fast food locale e torniamo in hotel, e torniamo indietro… stessa trafila, fogliettino,chiavetta, ciabatte, chiavetta. Nelle zone comuni c’è anche un onsen. Finalmente posso immergermi in una vasca di acqua calda, provando a superare l’imbarazzo delle docce comuni ( per chi non ha mai visto come è fatto un bagno comune giapponese: stanza grande con tanti doccini attaccati alla parete ad altezza nano, con davanti sgabellini dove ci si può sedere, perchè la tradizione impone che ci si lavi a fondo con la doccia e poi ci si immerga in questa vasca di acqua rovente tutti allegramente insieme con patate e piselli al vento). Entro, già mi guardano tutte in maniera piuttosto strana, visto che sono alta, dotata di tette e con più di un tatuaggio. E non piccoli. Se fosse entrato un elefante con la cuffia da doccia non si sarebbero stupite tanto. Entro, mi lavo per bene e con tutta calma per vedere se le mie compagne di lavaggio si levano dai piedi e io posso godermi da sola quel momento di relax. Se ne vanno, bene. Peccato che dopo poco entrano due, che cercano di entrare nella vasca. ERANO DUE NANE. Non sto scherzando. D U E nane che cercavano di arrampicarsi sul bordo della vasca, e io mi sono guardata intorno cercando di capire se ero dentro una puntata di Jackass. Ho cominciato a ridere e sono scappata.

Allora, non ho nulla contro i nani, ma quante probabilità ci sono al mondo che una si ritrovi dentro una vasca giapponese con due nane nude che non riescono nemmeno ad arrivare al bordo e si arrampicano come se dovessero scalare l’Everest?!

Ho riso tutta la sera da sola. Niente bagno, ma la scena credo rimarrà storica.

Nanna in capsula e io, lo ammetto, non l’ho trovata poi tanto scomoda: lo spazio c’è, e si può godere di uno splendido silenzio.

Il giorno seguente dedichiamo una giornata a Nikko, ma col freddo che fa ogni mia descrizione penso sarebbe poco veritiera e poco oggettiva. Nikko è molto bella, i templi nella foresta, il giardino, gli enormi Buddha. Impressionante e bellissimo. Peccato che:

1- li stiano ristrutturando, quindi è tutto impacchettato come se fossero opere di Christo

2- fa freddo. Ma freddo sul serio e piove. E chi mi conosce anche solo marginalmente sa, che l’accoppiata su di me (e non solo!) ha un effetto esplosivo di lagna mista a lamentele.

A Nikko ci si arriva tranquillamente in treno, un cambio e poi, al sito archeologico ci si può arrivare tranquillamente con il bus navetta (si, è carissimo pure quello) e, appena arrivati si può fare un biglietto comulativo per vedere tutti i templi.

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Ok, il mio entusiasmo si percepisce.  Bello, evviva, fatela la gita a Nikko. Yuppi. Dovrei tornarci. mgari senza un freddo gelido e la pioggia… Quello si.

Alla sera decidiamo di andare a chiedere informazioni per il brunch al New York Grill, fantastico locale piazzato al 52 esimo piano del Park Hyatt hotel, il costo è alto ma a quanto pare è un’esperienza indimenticabile, ci godiamo la vista notturna su Tokyo e prenotiamo. Questa meravigliosa esperienza va conclusa col botto. E credo proprio che abbiamo fatto la scelta giusta.

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One thought on “Tornare a Tokyo: capsula hotel experience

  1. Sto leggendo i post made in Japan!!! ^_^ Fantastico… è uno dei miei sogni andare in Giappone, ma credo che sia uno di quei posti nei quali rimanere per un po’ per coglierne bene tutte le sfumature!

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