Amo l’hanami! – Tokyo parte 2

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Sveglia ore 4:30, corsa per prendere il primo treno che ci porti al celeberrimo Tsukiji, il mercato del pesce. Ovviamente la sveglia è puntata così presto perchè chiunque vorrebbe assistere all’asta dei tonni, ma i posti sono limitati. Arriviamo alle 5:20 ma tutti i 120 posti sono già stati presi, probabilmente da agenzie che li prenotano anticipatamente sottobanco. Buca. Uffa. In teoria non si puó entrare nel mercato fino alle 9 del mattino. E cosa dovremmo fare in queste 4 ore?! Ci pensiamo un attimo mentre leggiamo tutte le regole scritte all’ingresso, che le guardie ci tengono a far rispettare.

Non toccare il pesce (ma dai, ma chi lo fa anche solo al mercato di casa?), non girare in infradito (poca voglia visto il sangue dei pesci e l’acqua sporca che si puó trovare in terra), non essere ubriachi. Cosa? Documentandosi un po’ in rete si capisce il perchè di tutte queste regole e del divieto totale di entrare prima delle 9. I poveri lavoratori erano esasperati dalla rottura di palle di avere orde di turisti in mezzo ai piedi, che tocchettavano tutto, che facevano casino all’asta dei tonni sbracciando e urlando e che rischiavano di investire ogni tre per due con i loro carrelli (che oltretutto vanno fortissimo). Quindi tutti fuori dalle scatole.
Ovviamente siamo entrati. Ok che due occidentali alti e dotati di reflex sono un po’ difficili da non notare ma abbiamo cercato di essere più “invisibili” possibile. Ed è uno spettacolo grandioso.

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Il pesce arriva sui banchi praticamente sempre vivo e vedere aprire un tonno che sará pesato 75 kg da da due uomini grossi e nerboruti con una katana… Beh, non é come andare dal pescivendolo puzzone di Salso. A proposito di puzza di pesce… Non c’è! Me ne sono accorta dopo un bel po’ che c’era qualcosa di strano che “mancava”. Non c’è puzza, continuano a pulire e a gettare secchi d’acqua pulita per sciacquare i tavoli da lavoro, il pavimento e naturalmente il pesce. Fantastico. Nessuna descrizione rende quell’enorme mercato, pieno di lavoratori frenetici, carrelli carichi, pesce ovunque… Eppure tutto così incredibilmente ordinato. È ENORME e ti viene solo una gran voglia di pesce al posto che la nausea che di regola questi mercati stimolano. Giriamo per un’oretta, poi un’educatissima guardia ci chiede di allontanarci e tornare dopo le nove. Mi sono sentita in colpa. Ed é una sensazione che ho ritrovato spesso qui in Giappone: é tutto cosí preciso, ordinato e “nelle regole”, che infrangerle ti fa sentire un bastardo teppista che rovina il loro mondo, anche se si tratta solo di buttare una bottiglietta nel bidone delle lattine. Il Giappone é l’utopia realizzata della societá evoluta, dove tutti lavorano per il bene comune per trarne beneficio tutti. Sono avanti 100 passi rispetto a tutti, ammettiamolo.

Usciamo dal mercato del pesce e anche se sono le sette del mattino una colazione a base di sushi me la farei lo stesso, ma i localini famosi intorno al mercato sono davvero troppo cari per un budget normale e mettersi in fila dietro a 25 persone (in uno, il piú celebre c’erano davvero in attesa alle 7 del mattino) per spendere 28 euro per 6/10 pezzi di sushi non rientra nelle mie prioritá. Ma ho bisogno di fare colazione altrimenti la mattina divento cattiva. Troviamo un locale che offre la colazione completa per 6 euro e la prospettiva di avere tazze e tazze di matcha latte incluse nel prezzo mi fa optare per quella strana caffetteria che ha i tratti di un locale familiare in un paesino americano, se non fosse che qui fanno zuppette e riso. Ed è curioso passare un po’ di tempo a guardare i tavoli che si riempiono di ragazzi in giacca e cravatta che penso sarebbero più a loro agio in pigiama, un signore di una certa età con la moglie che sembrano essere in vacanza, la ragazza da sola… Mi piace troppo osservare le persone, i loro gesti, i movimenti, quei piccoli rituali personali fatti di abitudini consolidate, magari impronte riconoscibili della famiglia. Io per esempio la mattina prendo il caffé e poi solo dopo il caffé della colazione, come mia mamma. Bollente, come mia zia. E poi si capisce tanto di una persona quando mangia e i locali sono un meraviglioso punto di osservazione. La cameriera non parla una sola parola di inglese, ma si spiega in giapponese e magicamente.. Si fa capire! Ha una vocina da cartone animato e si muove saltellando allo stesso modo, é una chicca. Sarà che mi sono addolcita con quintali di matcha latte buonissimo. Ci siamo scaldati un po’ dall’aria gelida del mercato e ci siamo tornati: era tutto completamente diverso! Il pesce era tutto ordinato sui banchi, illuminato da lampade che ne facevano risaltare i colori già intensi e vivaci, bellissimi tavoli di prodotto ittico freschissimo. Nonostante la sveglia ad un orario folle, la tappa è assolutamente da non perdere. Ci spostiamo di poco per prendere aria e soprattutto sole in un parco proprio vicino al mercato del pesce, immerso tra scintillanti grattacieli chiamato Hama-Rikyū-Teien, una piccola oasi piena di coppiette di anziani che passano il tempo, ponticelli, ciliegi e piante curatissime.

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All’interno del parco ci sono solo un paio di ciliegi ma la prima volta… É la prima volta. Sono pieni di fiori rosa e bianchi che sembrano le palle di cotone che si attaccano all’albero di natale per simulare la neve. Palle di fiori! Ed é un attimo cominciare a fare “ooooohhh” come loro.
Giriamo un po’ per i grattacieli e l’impressione é quella di essere dentro a Gattaca, nel futuro. Molti di questi sono centri commerciali enormi, inscatolati dentro vetri a specchio. Uno di questi é il Caretta, dove la guida indica ci sono tanti locali low cost di alta qualitá a prezzi umani. La scelta cade su un frequentatissimo ristorantino in cui fanno Udon (sono spaghettoni bianchi di farina di frumento di regola fatti a mano, vengono serviti in zuppe di miso- o similare- con carne di maiale arrosto, verdure e a volte tempura), e qui li fanno divinamente. Una delle caratteristiche del panorama culinario giapponese é che é piuttosto difficile trovare posti che facciano bene piú piatti tipici: di regola si specializzano su un solo piatto, con 4 o 5 varianti, ma solo quello. Nei posti dove fanno ramen spesso si trova un solo tipo, ma si può stare certi che é da capogiro (che poi io abbia seriamente pensato di rapire uno che mi preparasse il ramen piú buono del pianeta a casa, questa è un’altra storia).
Mangiamo insieme a una miriade di colletti bianchi e signore distinte, che comunque fanno un rumore terribile e raccapricciante mangiando la zuppa. Spiegazione: “tirano su” gli spaghetti in maniera odiosamente rumorosa perché vengono serviti bollenti e lo fanno per raffreddarli. La domanda sorge spontanea: aspettare un attimo? No? Oltretutto un dettaglio che mi hs sbalordita: i giapponesi mangiano ad una velocità SPAVENTOSA. Una ciotola di ramen sono capaci di fulminarla in 4/5 minuti al massimo, buttando giù blocchi di noodle che probabilmente sciolgono con birra (tanta) e cicchetti i idraulico liquido.
La zuppa era ottima, più di quanto ci si possa aspettare da una ciotola con spaghetti e pezzi di carne e frittura che galleggiano. Io poi l’adoro! A proposito di brodo: in Giappone in tutti i ristoranti o locali l’acqua o il tè verde sono gratis e senza limiti, in questo locale c’era anche il refill del brodo. Ovviamente ne ho preso un bicchierone pensando fosse tè. Echeccavolo peró era dentro un thermos accanto all’acqua! Mi è venuto da ridere e da scappare… Ovviamente mi son data alla macchia.

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Giretto digestivo in direzione altro parco e altri fiori e sono capitata davanti a uno di quei negozi che per il mio conto in banca è meglio evitare: un negozio di minchiate giapponesi. Non mi viene un altro termine perchè in questo meraviglioso shop vendevano dagli album per gli appunti con i fogli che accartocciati diventano palline da basket o tennis, a papere galleggianti luminose cambiacolore per il bagno, da cover pelosette per l’iphone a stick per labbra al miele (che ho “dovuto”compare). Ovviamente era tutto costosissimo ma così terribilmente “cute”!

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Torniamo in zona Shinjuku per uno dei parchi più grandi e sbalorditivi della città in periodo di Sakura (fioritura dei ciliegi), il Shijuku-Gyoen. Premessa: uno dei motivi del viaggio in Giappone è stato questo, vedere la fioritura e capire perchè i giapponesi sono tanto intrippati con ‘sta cosa, alla fine sono piante di ciliegio come abbiamo noi, belle, grandi ma piante sono.
Col senno di poi: veniteci. Chiunque organizzi un viaggio in Giappone DEVE farlo in questo periodo perchè è un’esperienza di quelle che segnerei tra le 10 da provare nella vita, è emozionante e bellissimo.

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Ma bellissimo da commuoverti l’anima nel profondo. I giapponesi hanno anche un termine, “hanami”, che significa letteralmente “andare a vedere la fioritura dei ciliegi”, e quindi stendersi sotto questi meravigliosi alberi con amici e colleghi, con snacks e bento. La tradizione vuole che nell’antichità si credeva che all’interno dei sakura vivessero gli dei, e per questo, poco prima del periodo della semina del riso si facessero offerte sotto gli alberi e uno di questi rituali era bere del nihonshu. La traduzione è: sbronza collettiva sdraiati in mezzo alla natura. In alcuni parchi (come questo) è vietatissimo introdurre alcol, ma in quelli aperti (per esempio nella meravigliosa zona di Ueno), non è difficile trovare gruppi di ragazzi (o di signori di mezza età), seduti su degli enormi teli blu o su tovaglie da pic nic vagamente alticci.

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È uno spettacolo indescrivibile. Distese di piante cariche all’inverosimile di fiori splendidi, gonfie a tal punto che appena tira un soffio di vento cadono i petali, come una delicata neve. Cioè, ‘sta cosa mi ha tirato fuori addirittura la poesia e il romanticismo!
La verità è che purtroppo nessuna fotografia e nessuna descrizione, anche se aulica, possono descrivere l’emozione di starci in mezzo.
Anche la tempura della sera ha scatenato in me auliche emozioni ma perché era davvero divina! In Italia, nei ristoranti giapponesi, si è solito mangiarla come un fritto misto separato dal resto, nel paese del sol levante solitamente viene accompagnata da una zuppa semplice di noodle o udon, e sui prezzi si comincia a ragionare. Shinjuku e Shibuya sono zone piuttosto care per nutrirsi se non ci si appoggia solo a McDonalds o a fast food locali (che per lo più sono davvero di buona qualità, risparmiano sul servizio -visto che c’è solo chi cucina che ti allunga il piatto- e non bisogna farsi problemi a mangiare in una ciotola di plastica e gomito a gomito con sconosciuti… Fondamentalmente, chissenefrega se si mangia bene!), ma se si cerca bene, anche solo nelle viette laterali si possono trovare piccoli ristoranti di qualità e con prezzi normali.

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Per smaltire il fritto, e per dare fondo alla curosità insaziabile, siamo andati a vedere una zona prettamente japan style: la zona di Golden Gai (che con i gay non ha assolutamente nulla a che fare). Tra Kuyakusho Dori e Hanazono si trovano queste quattro stradine in cui si affollano microscopici locali in cui spesso ci stanno al massimo 7/8 persone, spesso nascosti dietro portoni di legno con solo una fessurina per poter guardare dentro o porte di casa con campanello e vasetti di fiori ad arricchire l’ingresso. Tutto qui. È una zona prettamente giapponese dove vanno allegramente a sbronzarsi senza turisti tra i piedi, anche perchè molti posti non li accettano. Il costo di una birra media si aggira sempre intorno ai 5/6euro con l’aggiunta di un charge (biglietto d’ingresso? Il coperto? Non sono riuscita a capirlo benissimo) di circa 4/5 euro. È un posto davvero strano, fatto di microscopiche stanzette per lo più arredate in stile birreria inglese (quando non sembrano salotti di casa), solo… In miniatura!
Dove i non giapponesi possono andare è ben specificato (alcuni locali che fanno rock per esempio), e anche se non ci si va a bere è inperdibile per un giretto.
Sulla via di casa siamo anche passati attraverso il quartiere a luci rosse di Shinjuku, ovviamente dove barbie umane ti invitano tra neon psichedelici a vedere uno spettacolino o a farti fare un massaggio… ma di porno viali ne ho giá parlato abbastanza anche se in quanto a richiami lampeggianti, tra Tokyo e Pattaya, è una bella gara…

 

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