Ultimi sorsi di Beijing (e morsi d’anatra)

L’ultimo giorno è riservato, come sempre, a tutte quelle cose lasciate indietro, per un motivo o per l’altro, ma che bisogna vedere per non sentirsi dire, una volta a casa, ” ma come?! Non ci sei stata?!” e quindi si parte con la visita al mausoleo di Mao. Non so bene perchè ma mi diverte vedere i leader imbalsamati. L’anno scorso ho visto lo zio Ho, in Vietnam e nonostante la solennità spaventosa (non si parla, non si ride, non si scherza, non si tengono le mani in tasca, nè dietro nè nulla… Si cammina intorno, si dà un’occhiatina e via) è stata un’esperienza non male.

Piazza Tienanmen, cominciamo a seguire la fila a partire dal mausoleo e metterci in fila. Cammina, cammina, cammina… Non sto scherzando nè esagerando ma c’erano circa due chilometri di fila. DUE CHILOMETRI. Non ci posso credere. Ma non vi stava sulle palle a voi cinesi? Perchè siete tutti in fila per vedere Lele Mora impagliato? Ce n’è uno vivo in Italia! No, non ce la posso fare. Nonostante la fila si muova piuttosto svelta concettualmente non ce la faccio a mettermi in coda a partire da un quartiere diverso da quello in cui voglio andare. Ma non voglio farmi rovinare la giornata: un milk tea a me e sono buona come un’angioletto. Si riprogramma la mattinata. Tempio del Cielo, immancabile. Bellissimo, lo ammetto. Solito problema: cinesi levatevi dalle palle!
Io amo la gente, trovo le foto molto vuote senza un soggetto umano e catturo molti più sguardi che palazzi, ma in Cina è davvero impossibile… Sono IN MEZZO. Sempre. C’è sempre una testa che spunta, un braccio, un piede, uno sputo. Quando faccio pulizia di immagini sulla “bambina” ogni 5 o 6 foto, almeno sullo sfondo o in un angolo poco a fuoco c’è uno/una che sputa! Che fatica!576955_10151208624463327_608818058_n

Il Parco del tempio del cielo si estende su 267 ettari e da vedere ce n’é, eccome.
L’ultimo giorno nel paese della Grande Muraglia è di sabato, e fortunatamente, il grande e curatissimo parco del Tempio del Cielo é popolato di soggetti fantastici. Oltre al tempio qui la gente viene anche per passare una giornata in tranquillità, giocando a dama o a carte, o degustando un picnic al sole con la famiglia. Sul cibo poi mi sono già abbastanza dilungata e sì, i cinesi anche nei pic nic sembrano dei calabresi al mare… Non avranno la teglia di melanzane ma… Ci vanno vicino!575808_10151208621363327_292123861_n
Sono rimasta ipnotizzata a guardare due coppie che nell’ombra di un porticato si rilassavano a modo loro: una coppia danzava, volteggiando con la grazia splendida di chi davvero ha ballato per una vita, e l’altra giocando con degli specie di morbidi racchettoni da spiaggia, volteggiando e usando colpi esperti (sotto le gambe e dietro la schiena… io non sarei in grado!). Sorridendo mi hanno chiesto se volevamo provare. Vista la grazia, meglio di no!
Il sito é veramente da non mancare: Volta Celeste Imperiale, Muro dell’Eco (che, tradotto, é un posto in cui le grida dei bambini vengono amplificate!) l’Altare circolare che é qualcosa di totalmente diverso da tutto con la sua pianta rotonda e i colori splendenti.Bello. Si, davvero bello. High Five per la LP!
Per pranzo, mentre cercavamo uno Yoshinoya siamo capitati di fronte a un locale affollatissimo, e con fila in attesa di mangiare. La stranezza erano queste pentole incastrate nel tavolo e gli enormi piatti di verdura e carne (o pesce) accanto. Ok, in un nanosecondo mi hanno convinto. Ci fanno accomodare e tutti i camerieri ad alta voce ci hanno salutato con qualcosa che molto probabilmente era un “buon appetito accomodatevi pure” e che alle mie orecchie suonava tipo “hei guardate ‘sti due sfigati che vogliono mangiare” visto che si sono girati tutti. Al 12esimo coretto mi sono tranquillizzata e ho capito che tutto era normalissimo. Però dai, che cavolo di idea. Sará che detesto avere gli occhi puntati addosso… Anche in uno stupido ristorante cinese!
Mi arriva la pentola con la zuppetta al curry che avevo scelto ma ovviamente la tipa si sbaglia nella regolazione della temperatura e ovviamente “scappa” e si allaga parte del bancone… Sto giro non son stata io a fare il pasticcio però! Una volta tanto! Il pesce é tagliato sottilissimo e le verdure ottime: vanno lasciate cuocere nella pentolina e poi intinte nella salsa alle arachidi (o un’altra salsa che ho trovato orribile): ottimo e semplice! Il posto credo fosse una catena (xioba xioba) ed era davanti a una di quelle gelaterie che ti servono il cono a testa in giú, ma eravamo troppo pieni anche per quello. Costo totale? Circa 10 euro in due. Ti amo, Cina!
L’ultimo pezzo rimasto che era da fare “per forza” é il Palazzo d’estate. Lo ammetto, se avessi lasciato vincere la pigrizia mi sarei davvero dovuta dare dell’idiota, il palazzo e il suo enorme parco sono grandiosi. Come sempre una marea di gente, gruppi con berretti e giubbottini tipo quelli da tenere obbligatoriamente in macchina col catarifrangente e via. Il limite era solo questo, sapevo sarebbe stata un seconda città proibita, ma almeno erano un po’ più sparpagliati!
Dopo l’imponente ingresso, sotto al primo ponte si puó ammirare una bellissima riproduzione di una strada di Sūzhōu, ben fatta e affascinante dato che si sviluppa su un canale ed è piena di negozietti e ristoranti. Peccato che anche questa é pagamento, e vista la poca voglia di andarci e di spendere altri soldi ci accontentiamo dello splendido ricordo della città in originale. Il parco, il lago, i chioschetti… Tutto cosí incredibilmente cinese. Sará che ho guardato tutto con la malinconia prepartenza ma mi è sembrato cosí… Dolce. Bello.255411_10151208622693327_1831548952_n
La descrizione del palazzo d’estate la evito perché sarebbe un palloso pippone e ho già controllato, wikipedia é moooolto esaustiva a riguardo.
Prima di partire alla volta di sushi e ramen non si può non provare la celeberrima anatra alla pechinese, caramellata, e a quanto pare vicino al nostro hotel c’é uno dei migliori ristoranti di Pechino dove mangiarla, il Dadong Roast Duck (Dongsi), difficile da trovare (é in un centro commerciale chiccosissimo al quinto piano), ma la rottura di trovarlo vale sicuramente la pena. É fantastico, lo spettacolo della cottura e del taglio é fatto tutto davanti e lo stile, beh, da 10 e lode (dolcetto finale gentilmente omaggiato erano le fragole presenta in maniera scenografica con l’azoto liquido fumante). Ovviamente il piatto forte viene stupendamente impiattato con classe e un ordine maniacale, e anche una persona che non la ama (come me) non può non apprezzare.600713_10151208625628327_1341265395_n
Nella passeggiata di ritorno non posso non notare la ragazza cinese (carina eh, son sincera), che sculetta mentre si fa portare pacchi su pacchi e toccare il sedere dal classico nerdacchione sfigatello che in patria (dall’accento mi pare made in USA) sarebbe riuscito a conquistare al massimo una vagina di gomma. Sono cinica, sarò femminista, sono sicuramente acida e sono cosciente che di queste donne ce ne sono ovunque ma non riesco a sopportare di essere nello stesso calderone.
La mattina dopo la sveglia é alle sei e dal taxi vedo scorrere una cittá semivuota, mi ci aggancio con gli occhi e col cuore cerco di trattenere il piú possibile. Ho amato e odiato la Cina e comunque ci tornerei altre mille volte.
Non sono triste però, cazzo, sto andando in Giappone mica a casa!

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