Beijing – parte 3 Tra arte e grande Muraglia

Grande muraglia.
É bella come dicono? Sí. É assolutamente fondamentale andarci? Sí e sí e sí. É una di quelle esperienze da non mancare nella vita e lo dico dopo che son stata con le gambe distrutte e l’acido lattico in circolo come se avessi fatto la preparazione atletica estiva. Ma cominciamo dall’inizio.
Stazione degli autobus. Auguri. Riuscire a capire dov’é il mezzo con ideogramma “casetta ma con trattino di fianco e una specie di scala con tre gradini ma con una specie di raggio di sole che spunta” é un’impresa. Praticamente impossibile. Mi armo di pazienza e occhioni e cominciamo a chiedere a chiunque incroci il nostro sguardo. Una signora gentile ci accompagna fino alla fermata dell’autobus, assicurandoci che fosse quello giusto (nonostante la guida indicasse un altro numero), paghiamo 15 yuan a testa infilandoli nella scatola sull’autobus che sembra quella delle offerte per i poverelli della parrocchia e ci accomodiamo accanto a una famigliola mangiapannocchie sputazzasemini che dopo essersi lautamente nutrita comincia allegramente a ronfare con tanto di rigolo di bava. Dai però… La fermata é in un posto sconosciuto in mezzo a una gigantesca strada in mezzo alle montagne nella ridente cittadina di sarebbebellosaperlo land (quasi sicuramente Miyun), dove le uniche anime che appaiono sono taxisti abusivi che cercano di portarci alla Grande Muraglia. Molto bene, sento vagamente odore di fregatura, e puzza come una carcassa al sole. Ho cercato di fermare un taxi regolare, ma sembrava che quella fosse terra di nessuno. Si gioca al poliziotto bravo e a quello cattivo, io ovviamente faccio il cattivo. Mi arrabbio, alzo la voce, vado via e cerco informazioni sui mezzi e un taxi regolare, non volendo neanche sentire quello che la cricca di abusivi vuol dire. É cosí che si dimezza il prezzo, o no? Con mio totale disappunto (e con chiari insulti dalla gang dei fregoni) saliamo sull’auto che ci porta fino a Mùtìanyú . A onor di cronaca il percorso giusto per andare da soli a vedere la muraglia senza farsi rompere da tour organizzati é: prendere la Metro fino alla stazione/hub degli autobus Dōngzhímén transport hub station, salire, prendere l’autobus 916 (solo quello), pagare 2yuan quando salite, arrivare fino a Huáiróu dove ci sono dei minivan che fanno la spola con Mùtìanyú per circa 30 yuan. Fine.

Arriviamo in cima e ovviamente é pieno di gente: autobus, macchine, venditori di magliettine, frutta secca, cibo e birra (ma come si fa a farsi una birretta prima di scarpinare… Mi si piegano le gambe a pensarlo!) e ovviamente milk tea. Chiedo il prezzo, 10 yuan. Ehhhh?? No, scordatelo. Le ho riso in faccia e no grazie. E la poco gentile signorina “ok, ok. 5 yuan”. Troppo tardi. Dopo 20 passi secondo chiosco, chiedo ancora. 15 yuan. Ok, ho capito, che per la giornata dovró rinunciare alla mia droga cinese. Comunque la frutta secca (mango e zenzero) l’ho comprata… Non si sa mai che perdo massa grassa per strada e non la reintegro istantaneamente.
Per arrivare il cima alla muraglia si puó salire o tramite una seggiovia o, ovviamente, a piedi, un gradino dopo l’altro. E perchè non fare un po’di sano trekking rimirando le vallate? Perchè? Perchè se non sei un pochino allenato rischi di sputare un polmone al gradino numero 26300, mentre muori di disperazione mentre ti rendi conto che ne mancano altrettanti! Ma ormai siamo in pista e poi il moto fa bene.532825_10151207441418327_1655069494_n

Arrivare sulla Grande Muraglia, esserci arrivati con fatica, essere con i piedi appoggiati su quei mattoni… Come si puó spiegare quella sensazione? Voglio provarci. Prima di tutto il colpo d’occhio: la vallata in cui si muove questo strano serpente di mattoni é un paesaggio quasi lunare, fatto di diverse tinte marroni con riflessi rossi e se uno ha la fortuna di trovare una giornata di sole é fatta. Camminare su quelle pietre, su quei secoli di storia e su quella follia che solo in Cina poteva esistere, ti fa ricordare perché viaggi e che un fotografo non sará mai abbastanza bravo per rappresentare quello che si prova su quelle montagne.
La bellezza é commovente. Adoro i posti in cui l’uomo é riuscito a creare strutture grandiose senza violentare la natura – Angkor é il piú grandioso esempio della storia – e senza dover forzatamente imporre la propria presenza. Questa serpentina si muove sul profilo delle montagne e ad ogni angolo é diversa: le salite e le discese sono davvero da brivido, le infinite torri, la sensazione che “sia tutto lí” mista alla coscienza che sei solo un puntino su chilometri di strada lastricata. I colori ti lasciano senza fiato. La Grande Muraglia lascia senza fiato. Ed é molto di piú di quello che si possa immaginare. Di gran lunga molto piú di quello che ci si possa aspettare.484292_10151208612268327_1251442430_n
Anche solo questa giornata vale tutto il viaggio. Siamo stati a camminare su e giú per circa 2 ore, senza limiti di tempo o di shopping obbligato, senza gruppi di gente pallosa con cui stare gomito a gomito. Quindi “fai da te” (con disguidi e difficoltá) batte tour organizzato 1 a zero.
Per tornare nella capitale basta prendere la navetta e l’ autobus, semplice, pratico, in sintesi il percorso inverso di quello che avremmo dovuto fare all’andata e arrivata alla stazione degli autobus mi viene voglia di andare a cercare la signora che ci ha addirittura accompagnati a prendere la linea “giusta”, cosí, solo per far rissa, ma si sa che io mi incavolo alla svelta. Per reintegrare tutte le calorie bruciate ci fermiamo al McDonald e in una bakery, ma questi sono dettagli alimentari che resteranno totalmente coperti dalla legge per la tutela della privacy.
Ci restano ancora due ore e mezza di sole e ne approfittiamo per soddisfare quel mio lato bramoso di musei arte e bellezza, la destinazione é il 798 art district, il quartiere degli artisti di Pechino. É strepitoso. Ma in quella maniera che ti fa incavolare perché é troppo lontano da casa tua e troppo poco conosciuto al mondo, é stato originariamente creato grazie all’aiuto della Germania est in una vecchia e caotica fabbrica elettronica.389178_10151208617738327_1936965254_n
Ci sono creazioni e statue pazzesche ad ogni angolo, nelle piazzette, attaccate ai tetti, gallerie fotografiche e ricche di dipinti, installazioni creative e geniali che sono riuscite a superare tutti quei pregiudizi sull’arte contemporanea che non riesco a mollare. Non é che non amo l’arte contemporanea, é che moltissime opere mi sembrano delle cazzate spaziali, frutto di un paio di trip di acido e di maestre che hanno sopravvalutato disegni delle elementari. Senza generalizzare… Molti sono emeriti idioti, ma che si sentono Picasso. Nel quartiere devo ammettere che ci sono cose strane ma la stragrande maggioranza del prodotto é vera arte. Tutta la zona, oltretutto, è costellata da negozietti splendidi, dove producono anche tantissimi pezzi unici, da piccoli quaderni a magliette oltre che locali, caffetterie e wine bar. Le esposizioni chiudono quasi tutte dalle 5 alle 6 ed è meglio andare prima che cominci a piangere pensando a quanto potrebbe essere piacevole passarci una serata in primavera inoltrata. Immagino la musica, un bicchiere di rosso in mano, qualche vernissage… 533092_10151208618308327_378147654_nLa magia finisce quando pensi alle orde informi di cinesi ma sognare non costa nulla. Dopo una giornata così la voglia di far serata scema alla svelta, decidiamo di far tappa in un vero supermercato cinese scegliendo tra le schifezze più dannose e buone tra cui birra, patatine imitazione delle pringles ai cetrioli e al “soave”sapore di pesce, zuppe, semi di zucca verdi (al tè verde) e neri (…), spiedini di carne semisecca e probabilmente dovrei controllare tra le pieghe della mia pancia quali altre cosine buone avevamo messo nel carrello. Manca un solo giorno al Giappone e le sensazioni addosso sono strane. Malinconia, curiosità, voglia di vedere meglio la Cina. Un sacco di contrasti di sapori dolceamari, speziati e aromatici. Come la Cina.598588_10151208619543327_1210544635_n

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