Templi, spiedini e parco Olimpico: Beijing parte 2

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Scoprire che in un ostello di 4 piani ci sono due toilette (oltretutto turche) e una doccia sola ti fa sorgere qualche dubbio sul livello di igiene generale. I cinesi si lavano un sacco, ma solo la faccia e la testa. E quando dico un sacco… È un sacco. Il ragazzo che sta usando il lavandino davanti al mio si è fregato con forza viso orecchie e capelli. Io sono andata in bagno, mi sono fatta la doccia e lavata i denti e lui era ancora lì, con la sua tazza di plastica a sciacquarsi viso orecchie e capelli in stile purificazione musulmana e a me vien da pensare che una sciacquatina alle ascelle non ci starebbe male.


La prima destinazione del mattino è uno dei templi più famosi della città, il tempio dei Lama, veramente facile da trovare se si segue la via di incenso che si sente appena usciti dalla stazione. Un innumerevole susseguirsi di negozietti ti guida davanti alla zona sacra, che, inevitabilmente é invasa da mandrie incontrollate di turisti cinesi. Ma quanti! All’ingresso come biglietto danno una specie di bustina con dentro un CD e son davvero curiosa di vedere cosa contiene ma intanto mi godo lo spettacolo dal vivo di questo affascinate complesso di templi. È enorme e bellissimo, e a quanto pare mi é pure passato accanto uno dei pezzi grossi dei Lama visto lo stupore con cui metà della gente ha fatto “ooohhh!” e i bodyguard in tunica arancione da cui era circondato. Sarà, ma dentro quel tempio di spiritualità ne ho sentita ben poca. Sarà che sono stata così colpita dai templi in Cambogia da sentirmi quasi vicina a quella che puó essere chiamata religione mista a sentimenti “alti”, che un tempio dove la gente scatta foto con l’ipad, mangia e sputazza in terra (oltretutto all’ingresso c’è un piccolo stupa dove lanciano le monetine, credo per buon auspicio, se ovviamente non cadono in terra. Vedere persone che si ingegnano con bastoncini e altro per recuperare le monetine cadute per poterle lanciare nuovamente mi fa davvero tristezza e un po’ pena), trovo che si sia totalmente perso il senso del rispetto per la questione. Ma circa il 70% dei cinesi sono atei, quindi non pretendiamo troppo.
Con zero foto accettabili e dopo aver trovato emozionante un’incensiera che ha quasi preso fuoco dopo un violento colpo di vento ci dirigiamo verso la parte moderna e protagonista della storia recente: il parco olimpico. Prima di visitare le strutture viste e riviste in televisione centinaia di volte cerchiamo qualcosa da mangiare e perché non fermarsi in un gigantesco centro commerciale proprio di fronte allo stadio? Entriamo. Silenzio. Negozi che non esistono. Sono pareti tappezzate di manifesti con “coming soon”, ma non c’é anima viva. Camminiamo per non so neanche quanto per trovare qualcuno e mi sembra di esser finita dentro a “Io sono leggenda”. Solo dopo non so quanto cominciamo a vedere negozietti e persone oltre che qualche posticino dove mangiare. Ma allora ci sono! Scegliamo a caso dove tappare il buco con una classica ciotola di riso arricchita con carne e affini e la scena é stata epica: ci servono e poi tutto lo staff di questa specie di fast food locale si siede a mangiare ai tavoli dei clienti ignorando totalmente tutto quello che li circondava. Fantastico. Pranzare accanto a quelli che mi hanno servita e che se ne sbattono alla grande di tutti. Solo in Cina!538379_10151207438258327_1223429397_n
Proprio accanto al ristorantino c’é un angolo dove preparano milk tea, smoothies e quei mix che piacciono a me e mi affido al fatto che il milk tea superspeciale della casa possa essere una delizia per il palato. Come son lenti aiuto. Aspetto volentieri per assaggiare la prelibatezza. Aspetto aspetto… É milk tea. Che sa di milk tea. Punto. Sono perplessa. Oltretutto é tiepidino. Bleh.
Ma sopra quel desolato centro commerciale eccolo, il parco Olimpico. Il colpo d’occhio é veramente di forte impatto, le due strutture (lo stadio e l’impianto per le discipline acquatiche) sono una accanto all’altra e architettonicamente…wow! Cominciamo dal Water Cube, fantastico dall’esterno dentro, oltre alla museale vasca e alla zona dei trampolini… É diventato un parco acquatico! Scivoli, toboga, strani sparabolle e un sacco di famiglie cinesi che se la spassano allegramente in costume. 5 euro per essere uno di loro. Penso alla prova costume e sono quasi sicura che assomiglierei troppo alla balena sparabolle. Eviterei volentieri. Al piano superiore una vuotissima esposizione dove é anche possibile toccare una delle gonfie bolle esterne un po’ scassata. Mmmhh. Se fossi dentro un fumetto mi verrebbe un “mumble mumble…”
Passiamo allo stadio e da fuori devo ammettere che é strepitoso: imponente e totalmente diverso da qualsiasi altro stadio visto prima, morbido e sinuoso come se davvero fosse un cestino fatto a mano. All’ingresso un bagarino, accanto a un poliziotto, cerca di truffarci. Sembra uno scherzo ma é vero. Il costo dell’entrata é di 5 euro e il tizio ha dei biglietti in mano originali e poi é lí all’ingresso, mal che vada lo fermi subito. Cerca di rifilarcene uno strappato e uno ridotto. Mi si è ovviamente tappata la vena. Lui si è un tantinello risentito dei miei modi e mi auguro vivamente che nel tempo libero non seguisse un corso di italiano. Trovata la biglietteria, reinsultato il bagarino (ma ci rendiamo conto?! In uno stadio vuoto e inutilizzato!), a fatica riusciamo a capire da che parte si va per entrare visto che molti ingressi sono chiusi e molte scale sprangate. Dentro è… Uno stadio. Niente di più, niente di meno. Bagni e negozietti (per lo più chiusi) ad ogni angolo e un profondo senso di desolazione e abbandono. Ci sono state nel 2008 le Olimpiadi, non nel 1974! È tutto è un po’così, abbandonato e con la ruggine che comincia a mangiarsi tutto. L’unica chicca è il “love elevator” per salire nella parte più alta dello stadio: un giorno dovró capire perchè di quel nome e soprattutto smettere di ridere pensando ad un’eventuale ammucchiata con quei due cinesini nerd e bruttarelli in ascensore con noi.

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Giretto per la zona delle ambasciate dalle alte protezioni e poi ci dirigiamo nella zona di Nanluogu Xian dove ci sono localini ed hútòng caratteristici e ben tenuti (letteralmente ” vicolo sud del gong e del tamburo”) e dove l’obbiettivo finale era riuscire ad assaggiare il formaggio mongolo.
Passeggiando, usciti dalla metro sulla strada verso il quartiere piú famoso ho notato dei piccolissimi locali in stile quasi tirolese stracolmi di ragazzi e di persone di tutte le etá, ovviamente solo ed esclusivamente cinesi. Entriamo, vista la quantitá di gente doveva essere sicuramente il posto migliore per fare un aperitivo. La cameriera, molto perplessa, ci porge un menu, ovviamente scritto solo in cinese. Un elenco infinito di roba. In cinese. Problem solving: alzarsi e indicare col dito nei piatti degli altri avventori. Due birre da 66ml, spiedini di alette di pollo, spiedini di bho ma speziato. Faccio gli occhioni pietosi a un gruppo di 5 ragazzi (3 ragazzi e due ragazzi, chi era il reggimoccolo?), chiedendo se potevano aiutarci, indicandomi sul menu quello che avevano mangiato loro. Spiedini di pane con una salsina rossa un po’ piccante, spiedini di pane aglio e levistico, spiedini si palline di carne di nonsobenecosamaeranbuoni, spiedini di maiale, ciotolina con frutta a pezzetti (pera e melacotogna forse?). Scommettiamo sul conto da pagare visto che non ci siamo proprio risparmiati. Sbagliamo in due dicendo cifre doppie visto che il totale è 7 euro. Sette euro in due.
Fantastico. Il giro adesso, con la pancia piena è ancora più piacevole. Peccato solo che il locale che vendeva il formaggio non c’è più. Mi accontento di birra, patatine e palline di patate al curry in una famosa birreria locale, il Passby bar, il primo ad aver aperto nella zona, il primo, a quanto pare, che non ha fatto ostruzionismo col popolo dei backpackers. Già che ci siamo chiediamo in qualche ostello per i tour organizzati per la Grande Muraglia e mi brucia lo stomaco leggendo sempre l’opzione visita alla Muraglia “con shopping”. Sarò anche una donna ma i negozietti di chincaglierie, gioiellini, giade e preziosi mi fanno veramente venire l’orticaria. E io l’orticaria l’ho avuta sul serio. Il costo minimo di un giretto organizzato si aggira intorno ai 30 euro, e la domanda sorge spontanea: perché andarci con un pulman di pigroni se ci sono i mezzi e costa pure molto meno? La cosa importante é scantarsi e provare ad adattarsi. Si parte all’avventura, ma questa è un’altra storia.

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