Datong, quando l’imprevisto fa la differenza

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Fa freddo. E molto. E io non riesco a capacitarmi di perchè devo uscire da una stanza che mi dà tutto quello che voglio, e quindi una vasca da bagno navigabile, un letto con 6 cuscini e un piumone candido. Ah, e un telefono dove posso ordinare cibo in camera a un prezzo ridicolo.
Ma già siamo in mezzo al niente di una città grigia e sperduta se poi non ci muoviamo neppure…

Vestita da omino michelin, ci rechiamo all’agenzia turistica dove la guida assicura che c’é la possibilitá di organizzare tour giornalieri personalizzati. Ok, quelle ragazze saranno state sicuramente gentilissime in cinese, ma per me, purtroppo, hanno solo vinto il campionato mondiale di risolino con fuga. In sincrono, oltretutto.

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La meno timida prende coraggio e chiama un famigerato mister x senza volto ma dall’inglese fluente che ci prenota il mezzo per le due mete del giorno e ci dá l’appuntamento per la sera per la consegna dei biglietti per andare a Pechino. Ovviamente in un posto X che sa il tassista. Spero non ci daranno da trasportare armi droga e prostitute. Dopo il misterioso dialogo con il Charlie della situazione, vagamente perplessi torniamo in hotel in attesa del taxi. Allora: 30 euro per il taxi, 15 a testa per l’ingresso in entrambe le attrazioni. Sul serio, se non é bello mi incazzo. Sulla desolata strada verso il tempio c’è un incidente. Evviva? Sará mica perché macchine e camion vanno come pazzi?!

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Due ore fermi. Evviva. Oltretutto c’è un freddo cane (intorno allo zero) e vento.
E poi arrivi lí, e aggrappato alla parete c’é questo tempio meraviglioso, arroccato a 100 metri d’altezza, decorato, in legno… Non si può non rimanere a bocca aperta.
Straordinario, non c’è che dire. Se non fosse stato che quasi sicuramente eravamo sotto zero sarei rimasta non so neanche quanto tempo. O se non fosse che su quel tempio buddista dalle antiche origini e sul suo legno anziano tanto uguale, ci fossero circa 200 cinesi che si arrampicavano e si infilavano in ogni angolo per poi sbucare, spintonare, cercare di superare… Come é loro abitudine. Ma a 100 metri di altezza senza nessun tipo di protezione direi che mi evito volentieri il rischio. Sulla questione “regolamentare gli ingressi” (leggi: un tempio o un museo non sono la metropolitana) avrei un paio di cose da dire… A parte in posti come la Città Proibita in cui ti rovina il gusto e ti angoscia la bolgia, spesso da queste parti si ignorano proprio i grossolani canoni di sicurezza. Su una parte sospesa del tempio ho contato le persone: eravamo 28 in circa 9 metri quadrati. E non credo che i monaci muratori lo avessero costruito pensando di farci su un concerto o partecipare al guinness dei primati per numero di cinesi in una stanza. Mi si sono congelati i piedi e scaldata l’anima. Bello.181399_10151206394268327_362451213_n
Ah, una piccola nota a piè pagina: in questa strepitosa vallata che farebbe concorrenza alle “mie” Alpi, incontaminata e brulla… Ci hanno costruito una diga. UNA GRIGIA ED ENORME DIGA. Complimenti sindaco di quel posto, per il gusto e per il rispetto dell’ambiente. Cavolo. Da queste parti la valutazione dell’impatto ambientale la fa un sordocieco col gusto dell’orrido. Che amarezza…
Riprendiamo il taxi, il driver, se non fosse che non parla mezza parola di inglese, credo mi starebbe simpatico. O forse mi si é solo totalmente ribaltato l’umore!
Direzione grotte di Yúngāng, risalenti al V secolo, sono un grandioso esempio di arte buddista e pitture rupestri. Anche sto giro la LP ha scazzato prepotentemente concedendo a questo gigantesco sito archeologico un trafiletto in cui non spiega assolutamente nulla e che lo tratta come se fosse un mucchietto di statuette insulse dedicando circa la metá dello spazio per citare una scritta fatta sul muro da uno studente (per non parlare del tempio sospeso…3 righe). La realtá é una lunghissima passeggiata tra grotte scavate nella montagna, in cui troneggiano giganteschi buddah dalle dimensioni impressionanti (dai 13 ai 17 metri di altezza), con gli interni ancora riccamente decorati di rosso, innumerevoli piccole effigi.. Uno spettacolo che si conclude in un museo affascinante allestito dentro un padiglione supermoderno. Turisti cinesi: un migliaio. Turisti stranieri: una trentina in tutto. Forse. Scoperto un posto pazzesco e scoperta nuova stupida dipendenza: il milk tea solubile e istantaneo ai mille sapori diversi (originale alla vaniglia, melone, fragola, matcha, caffè… Si, qui esiste il tè al caffè, che cosa c’è di strano?) Vi odio cinesi che vi prendete gioco delle mie papille gustative e mi create continue dipendenze da cose chimiche e colorate. Ma che buono..
Pronti via e la mattina dopo siamo pronti per Beijing, autobus da battaglia con cinesi che russano come trattori, ma ormai ci ho fatto l’occhio e sto diventando insensibile a tutto. Se comincio a scatarrare per terra, peró, per favore fermatemi.

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