Shànghâi, i love you!

539907_10151206310218327_347742014_n Il post su Shànghâi lo sto scrivendo sull’aereo (traballante e con troppi pochi posti per i miei gusti) che da Xi An ci porta a Dàtóng, dopo aver dovuto abbandonare il progetto di andare a Píngyáo visto che non ci sono i mezzi per andarci (treni e autobus pieni, forse perchè ci sono tre giorni di feste e tutta la Cina evidentemente si sta spostando), e nonostante l’esercito di terracotta sia stato un’esperienza strepitosa, ho ancora la New York d’oriente sulla pelle, e credo che mi resterà per un bel po’per svariati motivi. Ma cominciamo dall’inizio. Per prendere un treno in Cina serve armarsi delle due P che sono i fondamentali per viaggiare da queste parti: Passaporto e tanta Pazienza. Per acquistare un biglietto è semplicissimo se sei un cinese, ci sono macchinette semplici e intuitive che in un batter d’occhio emettono il ticket per dovevuoitu. Fine. Se sei un forestiero devi impazzire cercando una biglietteria, non trovarla, provare ad emetterti da solo il biglietto automatico e non riuscirci visto che il codice del passaporto non lo prede accettando solo numeri di id cinesi, girare per la stazione con occhioni pietosi chiedendo aiuto a chi sa un minimo di inglese ed è nel mood e nella giornata pia per aiutarti. La biglietteria per stranieri è fuori dalla stazione, trovarla è una poco divertente sfida. Per pochi euro viaggiamo in business, e scambiare il posto con un cinese é un’impresa terribimente ardua. Ma io sono una stupida straniera, non capisco no? Solo arrivando in città col taxi il colpo d’occhio é mozzafiato, lo skyline proiettato al 45esimo piano di qualsiasi palazzo. Shanghai é Shanghai. Potrei scrivere davvero solo “andateci” senza aggiungere altro ma..la “mia Shanghai é stata cosí divertente che non si può non raccontare. Ovviamente, prima tappa, il pranzo. Sembra strano ma dentro i centri commerciali spesso si trovano i migliori ristoranti, con le cucine piú diverse. Partiamo con il South Memory un posto popolarissimo che fa hotpot e cucina dello Húnán.

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Come appetizer pollo con le noccioline piccante ma non troppo, ma é il seguito che traumatizza: abbiamo ordinato l‘hotpot di totani ed é arrivato praticamente un catino per i panni pieno di peperoncini (servono per insaporire, ma non si mangiano), gambette di totani saporitissime mischiate a pezzi di cocco fresco e (credo) taro. Divino. Se non fosse stato pieno anche di pepe del Sichuān, che ha la curiosa caratteristica di stordirti e anestetizzarti la bocca, penso che sarei potuta andare avanti a mangiare quel piatto all’infinito. Quello e i cavolfiori col manzo. Sì, fa strano che stia venerando un piatto a base di cavolfiori ma é così. Adoro rimanere sconvolta ed estasiata da cibo così profondamente diverso e lontano dai sapori che mi hanno sempre accompagnata. E la cucina qui in Cina, vi assicuro, e continueró sempre a ribadirlo, non ha davvero nulla a che fare con la roba che ci rifilano a casa. NULLA. Con la pancia piena, cominciamo a girare per l’affollatissimo centro della città, dove il negozio della Apple é come un buco in cui tutti cadono (i prezzi qui sono uguali all’Italia.. o almeno a Shanghai, ma ciò non toglie che l’iPhone 4 ce l’abbiano tutti), Nike e grandi marchi internazionali dominano. Viaggiando con un ingegnere la prima tappa non può essere che il centro esposizioni del piano urbanistico di Shanghai, e devo ammettere che é davvero una tappa da non mancare.

1378563_10152353382178327_182306705_n Il plastico della cittá (oltretutto che cambia luci e colori come nell’arco di una giornata), i progetti futuri, uno spettacolo a 360 gradi che ti fa “viaggiare”all’interno di Shanghai, le esposizioni… Ammettiamolo, è una cosa davvero fighissima. Inoltre se tutto è annaffiato da un delizioso tea ai fiori, con jelly di cocco e fiorellini commestibili… Non si puó chiedere niente di più. Sulla strada ci ha fermato un gruppetto di ragazzi che, dopo un po’di chiacchiere e complimenti, ci ha proposto un giretto in negozi e sale da té, ma, come succede praticamente ad ogni passo quando sei a Cuba, l’intento finale era quello di avere commissioni o rifilarci una fregatura. Non c’è dubbio visto che hanno cercato di convincerci che il palazzo espositivo stesse chiudendo, o fosse chiuso o comunque non dovessimo andarci. Passeggiando poi in direzione Bund (la fantastica passeggiata sul lungofiume, via celeberrima di palazzi storici e viste mozzafiato, rappresenta la vecchia Shanghai nonostante sia veramente all’avanguardia ed emozionante da visitare al tramonto), siamo “casualmente” capitolati dentro una delle innumerevoli bakery, con dolci pazzeschi (danno davvero la paga a moltissime pasticcerie italiane) e tè strani (sto giro la tipa aveva davvero esagerato con lo zenzero ma era così buono…).

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923041_10152353384373327_1934040419_nLa pausa merenda ci sta sempre dai. Passeggiata sul Bund al tramonto con migliaia di foto annesse (per circa 80yuan, se non ricordo male, ti fanno la foto, te la stampano e la incorniciano in 5 minuti) e poi ci spostiamo nella zona della Concessione Francese per la cena, la zona più elegante della città e quella, a quanto pare, dove si mangia meglio. Dopo un giretto perlustrativo di un paio di chilometri (dai, così poi ci si sente meno in colpa…), la scelta cade sul Sìchuān Citizen, in un locale “rustico chic” dove i piatti piccanti sono il punto forte. Vista la bolgia indefinita di gente dev’essere stata la scelta di molti quella sera. Pazienza, aspettiamo. Intanto sono riuscita a comprare “mangia,prega,ama” in inglese per 2,50 euro. Meglio che in Thailandia, ed è pure originale. Seduti in un tavolino aspettiamo buoni buoni che il cameriere ci venga a chiamare. Ci chiama, ci alziamo, anzi no, tornate al posto, c’era qualcun’altro. Intanto è curioso osservare come praticamente tutti stiano bevendo un cocktail dal colore verde cangiante che non riesco a capire se mi attira o mi disgusta. Via, in piedi, pare la volta buona, ho appoggiato la borsa e quasi una chiappa sul divanetto ma ecco che arriva una tipa che sbrana il cameriere in inglese e in cinese e a noi dice senza mezze misure che “c’era prima lei”. Punto. Si, era italiana. Torniamo nel nostro angolino. Con le palle un po’girate, ma amen, siamo in vacanza. Passano altri 10 minuti e l’unico tavolo che si libera è quello accanto alla nostra “amica”. Sai che allegria. Sorrisino di circostanza (il mio), sorriso sincero e dolce il suo. La spiegazione arriva poco dopo: se non fai così i cinesi non capiscono, essere cafone come loro è l’unico modo per sopravvivere. Scuse e presentazioni. Ambra è deliziosa, non c’è che dire, ci consiglia i piatti da prendere (visto che quello è il suo ristorante preferito li conosce tutti perfettamente), oltre a suggerirci il Basil drop (il cocktail verde), che in pratica è un frullato di basilico, ghiaccio e vodka. Devo assolutamente provare a farlo a casa, è squisito. Cominciamo a chiacchierare e la serata prende una piega divertente e inaspettata. Attraverso le parole di Ambra mi si apre un mondo, e cominciamo a sfatare un po’ di miti sui cinesi. Per esempio, non é vero che i cinesi sono degli instacabili lavoratori, la principale attivitá di questo popolo dagli occhi a mandorla è dormire ed é certo che lo fa o lo farebbe per la maggior parte della giornata. Sono solo tanti, e se da noi un turno da 8 ore viene coperto da una sola persona qui, sono almeno 4 o 5. Sono sporchi (ah no, questo lo sapevo) e adorano chattare 24 ore su 24 su msn. Se non urli non ti ascoltano e passano oltre come se niente fosse, la prostituzione é sommersa ed é ovunque. E sono strani, questo si sa. Ambra é catanese, molto orgogliosa di esserlo,fa la giornalista per diverse testate importanti in Italia, ma sta bene qui, tra il suo lavoro “a distanza” e l’Hollywood di Shanghai, dove almeno non ci sono i calciatori. É esplosiva ed é davvero uno spasso. Mangiamo anche dai suoi piatti, piú di cosí non si può chiedere. E invece dopo un’oretta arrivano altre due sue amiche, Paola, con cui ho parlato per tutta la sera della sua vita a dir poco folle (da quando ha 22 anni é in giro per il mondo tra Australia, Africa e Cina) ed avventurosa, e Maria Vittoria, una superbionda pazza scatenata (no beh, non mi viene in mente nessun’altra definizione) che scopriamo lavora in un’azienda farmaceutica e a quanto pare si occupa anche di roba grossa ed é una persona seria. Quanto, a volte, l’apparenza inganna. Riso parlato e scherzato tutta la sera, finchè i nostri amici cinesi non ci hanno spento luci e riscaldamento e lanciato fuori dal locale. E allora, perchè non andarsi a bere una birra a casa di Paola che abita lí vicino? Peccato che si fosse dimenticata le chiavi da qualche parte e che di solito “bussando aprono i vicini”, anche se è l’una di notte. Si, perchè era l’una di notte. Soluzione al fatto che i vicini fossero in coma profondo? Maria Vittoria si é messa a fare il ninja scavalcando la porta sovrastata da lunghe punte di metallo e passandoci in mezzo, non potendolo fare dalla parte del muretto visto che era ricoperto da cocci spaccati di bottiglia. Ovviamente dall’alto è saltata giù. Un ninja con un paio di basil drop in corpo. Amazing. Porta aperta e birra a casa di Paola, e ancora racconti di vita che si incrociano nel posto più strano in cui pensavo di essere a Shanghai. Gli italiani all’estero sono davvero tutta un’altra cosa. Sentirsi a casa a Shanghai era un’impresa davvero ardua e loro ce l’hanno fatta. Una piemontese, una catanese e una ligure: in Italia si riuscirebbero a mettere insieme solo in una barzelletta. Day 2 nella “Perla d’oriente” Piove. Merda. E il cielo è terribilmente coperto quindi l’idea di camminare a 50 piani d’altezza per fotografare il panorama salta fin dal primo mattino. Sará anche affascinante che la punta dei grattaceli è nelle nuvole e non si vede la cima, ma quando hai sempre il tempo contato per vedere tutto…

1385375_10152353401008327_1378818381_n Beh, è una vera rottura di scatole, ma che puó essere ottimizzata con attività al chiuso. Seguiamo il consiglio della LP e andiamo nell’imperdibile Museo di Shanghai e consiglia di tenersi almeno una giornata libera per visitarlo. Allora. Parliamone. Prima di tutto anche se fossi una storiografa, gemmologa, studiosa di sigilli antichi e “vasologa”, leggendo tutte le didascalie e meditando una decina di minuti su ogni opera d’arte non riuscirei comunque a occupare una giornata intera. Non essendolo ho rischiato di morire di noia dopo un piano e mezzo (quello di calligrafia cinese è molto bello e interessante, la parte dedicata ai costumi tradizionali, pure), la zona dedicata alle gemme era una violenza psicologica, quella sui vasi… Lasciamo perdere. Ma piove a dirotto e dobbiamo reinventare la giornata. Hei, ma al museo della scienza e tecnologia c’è l’IMAX! Io non ci sono mai stata e devo ammettere che è emozionante: schermo rotondo e dolby ovunque. Bello. Ma il film, anche se durava mezz’ora era davvero pesissimo (Journey to Mecca, l’avvincentissimo racconto, in cinese, di un marocchino che decide di andare alla Mecca) e mi sono addormentata. Credo anche di aver sbavato. Che donna.

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578285_10151206311523327_1173222751_n Il diluvio continua e non c’é nulla da fare, non smette. È il momento giusto per una delle mie trovate trash e questa è proprio a portata di mano: il Bund Sightseen tunnel. 6euro, ripeto, 6 euro per 5 minuti netti di luci psichedeliche,strass e effetti che potrebbero scatenare un attacco epilettico anche su una persona che dorme, luna park di provincia. Trash. Fantastico. La possibilitá che fosse una minchiata credo dovesse essere presa in considerazione dal momento che one way costa 50RMB e aggiungendo anche il ritorno 55… Comunque sia, é talmente brutto da esser bello. Ho detto tutto. Dobbiamo compensare in qualche modo. Nel programma della giornata era stata inserita anche la salita sulla cima di un grattacielo, ma c’è nebbia là in alto e non ho voglia di spendere 5 euro per un espresso (prezzo da listino non trattabile). La Jin Mao tower è quella che fa per noi: siamo saliti fino al 54esimo piano dove è situata la hall dell’hotel, il bar con annesso ristorante. Il cloud 9 apre solo la sera quindi risparmiamo 10 euro a testa, godo dell’igiene del loro bagno (ok, non è neanche bello da raccontare, ma chi è stato in Cina sa qual’è il piacere carico di gioia quando si trova un bagno igienicamente corretto) e ho pure rubato una penna… Scriveva troppo bene! Piove troppo, torniamo a scaldarci in albergo, non senza vedere un tempio celeberrimo tempio buddista Jìng’ān, totalmente finto e ricostruito copiando l’originale e non senza continuare a ridere parlando della sera precedente, quando un mendicante insistente ha cominciato a raccontarmi la rava e la fava, con la solita cantilena pietosa. Se non fosse che a un certo punto del discorso gli é uscito un “bella faiga” che mi ha fatto scoppiare a ridere convulsivamente per circa 20 minuti ininterrottamente. Bella faiga. Gli ho dato un po’ di moneta. Se la meritava. Per la sera avevamo ricevuto un invito per la cena da Ambra, e l’appuntamento era per le 8:30 al southern barbarian, un nome un programma, e come al solito abbiamo ricevuto una bella sorpresa: la cena era stupendamente multiculturale e multilingua e non pensavo di passare una serata in compagnia di italiani, una cinese, un’australiana, una lituana e il padre del ragazzo di Ambra che è un veneto a dir poco incontenibile. È stata perfetta (a parte la compagnia in tarda serata di un topone che evidentemente si sentiva solo e forse aveva anche tanta tanta fame), in equilibrio, divertente come piace a me, senza nessuno che vuol fare il protagonista e solo con la voglia di star bene. Perfetta. Per il dopocena siamo andati un locale in un palazzo affacciato sul Bund, dove c’era il ragazzo (turco) di Lia (la lituana che parla, legge e scrive perfettamente in cinese) e un party della Môet e Chandon, con tanto di palloncini rosa ovunque. Très chic e pieno di bella gente (Ambra mi ha spiegato che, però, molte delle stragnocche che sculettano per il locale sono solo d’immagine, pagate dal locale per far presenza), e anche se non sono mai stata a New York me la immagino cosí (a dir la veritá nel mio immaginario indosso anche un paio di Jimmy Choo e un vestito che mi fa sembrare figa pure a me). In taxi, sulla via del ritorno l’argomento clou é la prostituzione in oriente e come si concludano gli affari (gli orientali di regola piazzano un paio di donnine in camera agli stranieri), e ovviamente la parte femminile della macchina si inacidisce, anche se, come fa tristemente notare Mattia, troialand si può trovare a Bangkok come a Piacenza. Sono una coppia strana, ma si vede lontano chilometri che sono persone speciali. Ecco la mia Shanghai. Una cittá pazzesca, bella e piena di contraddizioni, dove é ancora tutto da fare ma sei giá nel futuro. Mi sono innamorata anche sotto una pioggia battente, e questo é tutto dire. La sveglia è puntata sulle 4:30, mi vien male.

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