THAT’S CHINA!

66272_10151507414073327_1542597210_nPremessa: facebook come wordpress in Cina sono bloccati, oscurati, diabolici mezzi di comunicazione capitalisti che il sistema vieta. Nonostante ad ogni angolo venga pubblicizzato l’ipad e l’iphone sia il telefono del popolo (ce l’hanno TUTTI, ma proprio TUTTI). Quindi i post dalla Cina vengono pubblicati dalla santa donna della mia amica Alessandra Pradelli.


Abbiamo preso il volo per Hángzhōu alle 2:50 del mattino, in un aeroporto più sveglio che mai (ma chi ha mai preso un aereo alle tre di notte?!) e, come spesso mi capita, eravamo gli unici non orientali della situazione. Tre minuti, mi erano già girate le palle. L’hostess ha chiamato i numeri delle file, e se abbiamo tutti un talloncino in mano significa che tutti abbiamo un posto a sedere e che tutti raggiungeremo la destinazione. Spiegatemi perchè spingete sgomitando, pestando i piedi (i miei), strattonando tutto quello che vi capita a tiro. Per favore, cinesi, spiegatemi. Sull’aereo è stato il delirio, gente che urlava, bagagli ovunque, l’hostess con tono da maestra delle elementari che cercava, urlando, di ripristinare un ordine che è chiaramente, solo un’utopia. Urlava. Chi ha mai visto un’hostess urlare con i capelli impazziti in un’occasione che non fosse un disastro aereo?
Decollo. Sará per l’orario, sarà perché ho fatto almeno 3 km girando per l’aeroporto di Bangkok cercando disperatamente di stancarmi, ma mi sono finalmente addormentata. Crollata in un sonno profondo finchè un’hostess mi ha svegliata urlando chiedendomi cosa volessi per colazione. Sembra uno scherzo ma non lo é, mi ha svegliata urlandomi nelle orecchie ” noodle or continental breakfast???” e il mio cuore con le valvole spannate ha avuto un mezzo cedimento abbinato a tachicardia. Almeno la colazione era buona… qualsiasi cosa io abbia mangiato.
L’aeroporto di Hángzhōu è piccolo, e questo, in brevissimo tempo ho imparato essere sinonimo di “nessuno parla o capisce neanche mezza parola di inglese”. Mezza. Al cambio ci hanno chiesto la commissione del 20% (ma per fortuna ho scoperto l’esistenza dei bancomat nel terminal dei voli nazionali) e riuscire a prendere la navetta è stata un’impresa. Parlano cinese, lentamente perché pensano che scandendo le parole chi non capisce la loro lingua riesca a capirli ma… parlano cinese. Grazie al cielo usano i numeri romani altrimenti eravamo fregati. Taxisti, conducenti di autobus, uffici informazioni. NESSUNO parla inglese. La gestualitá italiana in questo caso é piuttosto utile.

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Molliamo la roba nel bellissimo ostello e partiamo alla ricerca delle biciclette, ma il primo colpo d’occhio è impressionante, Hángzhōu è bellissima. Il centro storico è curato nei minimi dettagli, le insegne, le vetrine dei negozi, i chioschetti, i venditori di the verde, i piccoli artigiani che fanno lavori come incidere piatti con minuscoli martelli o incidere uova col pirografo. Sembra un dipinto. Ma l’impatto con la realtà arriva. Il mio impatto è la ragazza che noleggia le biciclette: mi ha sbuffato in faccia scocciata, tanto per accogliermi con grazia. Mi ha detto “riportami i fogli e la tessera e poi ti ridó i soldi”. Almeno me l’ha detto in inglese.
La scelta ricade sul giro del lago in bici, circa 4 km di templi, pagode e una quantità incredibile di gruppi organizzati, dotati di cappellino da pescatore di riconoscimento e sguardo molto curioso. Ovviamente rivolto alle stranezze del giorno e cioè, due 564830_10151508793608327_1373071998_noccidentali alti, dagli occhi chiari, e totalmente fuori contesto. Hángzhōu è una cittadina relativamente piccola (6 milioni di persone), pulitissima, ben curata e tenuta da eserciti di spazzini, con negozi di Prada, Armani e Maserati e si vede che qui la gente vive bene, anche senza facebook. È un polo turistico fortemente attrattivo, ma rivolto solo a un turismo totalmente made in China. Di occidentali ce ne sono davvero molto pochi, che pedalano allegramente con una pannocchia di mais nero (buono, solo un po’più amaro) in mano, penso ancora meno. Dopo la faticata abbiamo reintegrato le poche calorie perse con un paio di paste in una pasticceria francese, accompagnate da un immancabile bubble milk tea, qui stranamente, bollente. Pace dello stomaco, pace dei sensi. Ne ho presi due, tanto per non farmi mancare nulla. Poi un pisolino precena è diventato il collegamento diretto per la nanna…e va benissimo così.

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