Try thai style :)

Be Thai.

Avevo chiesto alla mia amica di Bangkok di farmi fare tutto ciò che fanno loro, portarmi nei posti meno turistici possibili, farmi vivere Bangkok e il suo hinterland dall’interno e provare a capirne il vero movimento. Presto accontentata. Anche se su certe cose dovrei fare meno la sgaggia.

Sveglia alle sette per andare in un mercato davvero locale lontano dalla confusione di Bangkok e da quei mercati “turistico-caratteristici”, e qui mi accorgo in un secondo netto di essere l’unica farang in un mercato di soli thailandesi. Perfetto, quello che volevo.

Una buona giornata, però, non può che cominciare con una buona colazione, anche se lontana dalla mia idea tradizionale di primo pasto della giornata (macine, pane, marmellata e caffè a temperatura vulcanica). Ed è qui che forse dovevo fare meno la furba. “Prendo quello che prendete voi” a volte è una frase totalmente azzardata. Mi sono ritrovata dopo poco con una simpatica zuppa d’anatra davanti, riso e una strana “cosa” galleggiante che guardo subito con un certo sospetto, ma come sempre Dew mi spiega con il suo bel sorriso che cos’è, o meglio, mi ricorda di avermelo già spiegato. Il “coso”, ovvero un simpatico rettangolo molliccio dal colore marrone è un dolce arricchimento della zuppa, a base di sangue di maiale, bollito e reso viscido (non ho capito bene come). Non posso, questo è troppo. Lo tolgo dal mio piatto per appoggiarlo su quello di Dew, ma ovviamente mi è caduto nel tragitto. Simpatici pezzetti di gommoso sangue per il tavolo. No, non è la mia idea di colazione.

Comunque sia, come snack c’erano dei deliziosi spiedini da immergere in una salsa di curry e noccioline americane.

Ma il mio stomaco questo giro non ha retto. Per quanto io non abbia mai avuto problemi a mangiare qualsiasi cosa a qualsiasi ora, questa colazione alle 8 del mattino è davvero oltre, sono corsa in bagno. Oggi non mi daranno la spilletta come miglior straniera che cerca di integrarsi, poco ma sicuro.

Ho cercato di rifarmi durante il giro nel mercato più vario e gustoso che abbia mai visto: quasi ogni bancarella offre cibo diverso, oltre che a frutta che in occidente non possiamo nemmeno immaginare.

La base di metà degli snacks è il cocco, oltre ovviamente al riso e alla soia. I dolci sono a dir poco strepitosi (mi sono innamorata di una specie di gelatina ripiena di un impasto di semi di soia al profumo e col sapore di gelsomino…pazzesco!), ma anche i vari snacks take away non sono da meno.

Il dettaglio importante è l’influenza della cucina cinese in quella thailandese: moltissimi piatti sono totalmente desunti dalla cucina dei vicini di casa, altri sono stati armonicamente mescolati.

Si trovano anche piatti vietnamiti, come gli involtini primevera fatti con carta di riso fresca e sono bancarelle totalmente dedicate al cibo dei nemici storici.

A onor di cronaca: ci sono moltissime bancarelle di pesce, quasi sempre fritto. Alcuni per l’esposizione mozzano la testa e lasciano uscire le interiora (budella fresche uguale pesce fresco), ma alla vista è davvero impegnativo.

Sarà che sono accompagnata da due thailandesi ma le persone sono veramente gentili, e mi fanno assaggiare praticamente tutto. Piccoli pezzi di qualsiasi cosa su cui mi cade l’occhio. Dolcetti, involtini, una specie di torta di mars ma fatta con il caramello, caramelle di mou duro con noccioline. Assaggio tutto ed è davvero strabiliante la quantità di sapori che si possono mischiare con la stessa base. C’è solo una cosa che non mi va giù: la loro passione nel mischiare dolce con i gamberetti macerati. E’ un sapore agrodolce ma con un pungete retrogusto di rancido che è davvero insostenibile per un palato che non è stato abituato dalla più tenera età.

Torniamo a casa e mi ritrovo ancora seduta al tavolo della famiglia di Dew, anche se il pranzo è take away. Prima di arrivare ci siamo fermate a prendere una papaya salad e un altro piatto dal nome impronunciabile, ma che consiste in una specia di zuppa con pezzi di pasta di riso e con il sapore vagamente speziato. Buono. Indecifrabile ma buono.

La papaya salad preparata per me è stata ovviamente preparata farang style, quindi molto poco piccante, ma ne mangio solo due forchettate perchè è inavvicinabile. Piccante da morire.

Quella della mamma di Dew è 20 volte piùù piccante, tanto da farle scendere le lacrime, ma alterna dolce e salato per placare la follia del chili.

Trucchetti per non rimanerci secchi mangiando cibo piccante: alternare cibo dolce e salato (azzardo), ovviamente il riso, lattuga o comunque verdura verde, o un bel bicchiere di acqua calda. Non importa, non fa per me.

Una piccola nota va fatta alla mamma di Dew: a parte per il fatto che mangia come un tritarifiuti ed ha le dimensioni di uno scricciolo dal sorriso contagioso e dolcissimo, assomiglia terribilmente alla mia ed è proprio vero che tutto il mondo è paese. Sceglie da sola tutto il cibo, annusa e osserva tutto, oltre al fatto che palpeggia la frutta e la verdura come qualcuno di mia conoscenza.

L’unica differenza che non le accomuna è una frase che mia madre ripete da sempre: “non si vive per mangiare, si mangia per vivere”. Sono sicura che un giro in Thailandia le farebbe cambiare totalmente idea.

Dopo questa incredibile mattinata sono tornata un po’  in ostello dove ho conosciuto una signora dalla storia incredibile.

Anna è a spasso per l’Asia da 6 mesi, è un’infermiera ed è stata volontaria nella parte più povera dell’India per 3 mesi. Mi racconta sconvolta di aver pianto per giorni prima di riuscire a uscire dal monastero buddista in cui si era rifugiata. All’incontro col Dalai Lama ha visto persone con problemi inimmaginabili, pezzi di persone o con malformazioni di cui lei non sapeva nemmeno l’esistenza. E’ di origine francese e vive a Thaiti dove “lo stile di vita è più tranquillo”. Mi ha ipnotizzata per un’ora parlando della sua storia e del suo lungo viaggio. Concordiamo sul fatto che i vietnamiti sono veramente poco simpatici e poi si addormenta come un sasso. Parla di notte. E molto. Pazienza, tanto non riesco comunque a dormire nonostante abbia puntato la sveglia alle 4:30 per il bus in partenza alle 6.

La coreana che dorme accanto a me non parla neanche mezza parola di inglese e mi domando seriamente come fa a spostarsi o a capire anche solo dov’è.

Mi fa felice vedere tante donne in giro da sole con la naturalezza con cui potrebbero essere trovate in casa a far la maglia. Sulla strada, non c’è nulla da dire, si trova gente con una marcia in più e io adoro imparare da loro.

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3 pensieri su “Try thai style :)

  1. Ecco..non devo leggere più i tuoi brani in ufficio!
    Ma come mi sono rivisto al mio arrivo in Thailandia! sono passati 4 anni e ancora mi ricordo del primo “tocco” di sangue deglutito per non contrariare il mio vicino di tavolo!

    E la prima VERA papaya salad!!!

    Sei ancora in viaggio? Dove sei diretta? Ripasserai per Bangkok?

    BUON VIAGGIO!!!

    1. Per il momento sono in attesa di tornare a BKK, farmi un giretto ad ayuttaya e Pattaya (la rimini thai!)…poi Cina eJapan!
      Ma tu di dove sei..? O meglio..dove sei? Piacere, Paola!

  2. Io vivo a Bangkok da 4 anni abbondanti… e sono perugino di nascita, romano d’adozione, americano per convivenza, con un fratello (adottivo) brasiliano e ho scelto la Thailandia come mia nuova dimora…

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