Un tranquillo sabato a 40 gradi

Sono riuscita a dormire un bel po’, ma qui, come dall’altra parte del mondo, la mia giornata comincia solo se bevo almeno un caffè. Normale, americano, mischiato con schifezze varie. Sono riuscita a far partire bene una giornata anche con una zozzeria poltigliosa come il caffè vietnamita. Lo so, è effetto placebo e una dipendenza… ma almeno non fumo. Dew, la mia amica thai mi ha portata in una caffetteria in stile starbucks in cui vendevano oltre che the, matcha e caffè vari anche dei supermodernissimi e di design oggetti per la casa. Sono rimasta incantata davanti a una specie di accetta con dei fiori di ciliegio stampati sopra. Bellissima, ma non ho voglia di avere problemi in dogana.

Abbiamo passato davvero tantissimo tempo tra un tea e una torta di prugne e zucchine parlando delle nostre due opposte culture, che si scontrano spesso, nonostante entrambe siamo due persone piuttosto globalizzate. Il discorso è partito tutto dal mio gesto di sovapporre un piatto all’altro per lasciarle finire la mia torta: a quanto pare porta una fortuna pazzesca e urta i thailandesi (anche se è una superstizione cinese) ai livelli di conficcare le bacchette di legno nel riso. Superstizione più, superstizione meno si arriva a parlare di mutande, e qui viene il bello: a quanto pare se un uomo passa sotto il filo della biancheria stesa di una donna, viene visto come un gesto di totale sottomissione. Comincerò a stendere mutande a due metri d’altezza. Mi racconta che la biancheria è una cosa tremendamente intima, ognuno si lava la sua in gran segreto e se un thailandese vede qualcun’altro buttare tutta la roba insieme (uomini, donne, intimo e non) viene visto con disprezzo perchè è un gesto di grande pigrizia. Le ho raccontato come faccio la biancheria io: tutto insieme, foglietto acchiappa colori, e una candelina accesa per il dio della lavatrice che non faccia diventare tutto rosa (o giallo senape, visto che sono riuscita, con una sciarpa indiana, a trasformare una quantità impressionante di vestiti e mutande in una grandiosa marmellata color tristezza). Mi sorride e ride con me. Spero.

Le chiacchiere sulla lingua thai si sprecano: è chiaro che non ho un talento innato, anche perchè dettagli come “nonno paterno e nonno materno vengono chiamati con termini diversi così si sa di chi si sta parlando”, mi fanno impallidire. Il thailandese è in parte tonale come il cinese e, nonostante sia molto musicale, talvolta mi fa sorridere sentirli parlare, è come avere accanto uno di quei giochini per cani che schiacciandoli emettono un suono. Non posso farci niente, è vero. Per fortuna la mia amica ha un inglese che la mia insegnante alle superiori si sogna, e riesce sempre a spiegarmi ogni dettaglio con una precisione impeccabile.

E appena finita la colazione ovviamente optiamo per un tour per la bancarelle: la mia passione. Sulle nostre tavole arriva davvero un 5% della frutta e della verdura esotica, e ovviamente ha tutt’altro colore, odore e sapore. Qui i mango sanno di mango sul serio. Tra tutte le pietanze inbustabili ho scelto quella che mi sembrava più vicino al pad thai, gusto ottimo, leggermente piccante (per i loro standard, ovviamente, che significa violenza all’esofago per un qualsiasi occidentale medio, un tentativo di omicidio per me): mangio metà piatto di questi simpatici simil spaghettini con simpatici pezzetti di pasta di salame. L’ho voluto provare, me lo sono finito. Ma erano gelatinosi e trasparenti striscioline di pelle di maiale conditi con pezzi si pasta di maiale non cotto ma fermentato. Ah, e riso. Una palla di riso disintegrata dentro. Buono, sono contenta di averlo provato, indigeribile, non lo farò mai più.

Mi consolo dall’avere una bomba orientale nella pancia, con un meraviglioso bubble tea: la mia droga. Per chi non avesse già sentito il racconto di quanto io ami questa bevanda che è stata definita imbevibile, consiste in un tea a scelta in cui vengono messe sul fondo un ammasso di palline nere, dolci e morbide (tapioca) da succhiare allegramente con una cannuccia delle dimensioni di un tubo di scarico di un Porsche Cayenne. Lo adoro, sul serio. Non chiedo a Dew di fermarsi ad ogni bubble shop solo perchè mi vergogno.

Al pomeriggio mi porta a vedere una grandiosa esposizione che non ha mai avuto l’occasione di visitare nemmeno lei: un palazzo enorme e modernissimo, dotato di caffetteria, libreria e shops, oltre ovviamente, alla mostra. Lo ammetto, sono entrata distratta e non ho capito bene cosa fosse, ma per fortuna abbiamo optato per il percorso breve. Spiego: l’esposizione è tutta basata sulla storia della Thailandia, i vari sovrani, lo stile di vita e le tradizioni. Si può scegliere tra il percoso di 2 o di 4 ore. Optiamo per il percorso di 2 ore, aggiungerei grazie al cielo.

Immersa in questo museo mi sono sentita esattamente come Bill Bryson dentro il museo di Billy The Kid, seduta su una barca meccanica accolta da manichini ed ologrammi parlanti, canzoncine infinite e viaggi su tram molto poco realistici. E’ stato fantastico: ovviamente tutto e rigorosamente in thailandese. La prima parte devo ammettere che è stata divertente da morire, sulla seconda avrei un paio di cosette da dire: nel gruppo c’erano anche quattro monaci che seguivano il percorso e dopo la prima mezz’ora di pippone sui primi quattro re, ho cominciato a pensare seriamente che fosse una di quelle prove a cui li sottopongono, alla stregua di dormire sui sassi o mangiare cavallette. Tutti seguono completamente travolti dalle avvincenti (come direbbe la mia graziosissima e contenuta amica Alle…WTF?!) avventure della vita dei NOVE Rama che hanno governato il meraviglioso regno del sol Levante. La gente si è commossa alla fine, e non sto scherzando. Bubble tea, please.

Il tour gastronomico ovviamente non è finito, pad thai, tanto per gradire. Spostandoci con il tuk tuk verso il locale (che poi avremmo trovato chiuso per restauri) consigliatoci dalla sorella di Dew, noto che in una delle piazze centrali c’è ancora un focolaio di pacifici manifestanti, sostenitori di quel movimento democratico che, dicendola un po’ alla leggera, ha fatto un casino pazzesco lo scorso anno, tra piromani e lanciatori di secchi di sangue. La conversazione di sposta su politica e politici, anche loro hanno i loro bei problemi, tra ignoranti al governo e idioti al loro seguito. Parliamo della situazione paradossale in Italia e le racconto i vari problemi che affliggono il bel paese, arrivando poi a citare gli stipendi dei vari ministri, parlamentari (in pensione e non) e le varie soubrette al seguito. Con un candore di una bambina mi chiede “Ma perchè li pagate?”. Bella domanda. E’ ora di tornare in ostello, sono sporca e ho i piedi cotti, ma un sorriso che renderebbe finalmente i miei genitori tranquilli.

P.s.: Dew mi ha tirato più volte per le braccia perchè i monaci non possono toccare in nessuna maniera, neanche accidentale, le donne. Premesso che io rispetto profondamente la religione buddista perchè è realmente pacifica e in armonia con la natura, però, se non potete toccare le donne, tanto meno una farang, ragazzi miei, levatevi dai piedi!!

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