Venerdì sera Thai style

Il mio obbiettivo a Bangkok era conoscere dentro il lifestyle dei thailandesi, e se il pensiero comune impone che passino il loro tempo mangiando riso sorridendo e cercando di prostituirsi, scopro con un grande piacere che… no, sarebbe davvero folkoristico ma, no. Loro il loro weekend lo passano nei mall, dove si mangia e soprattutto dove possono godersi il clima polare prodotto dai tanti odiati (da me) condizionatori.

E così dopo aver girato un paio di stazioni per cercare il biglietto per la Cambogia (maledetti bus che vi fermate al confine!), aver conservato la mia pelle andando sotto zero in 10 fermate di sky train, finalmente Siam Square, il fulcro dello shoppingmallismo sfrenato.

Come prima tappa inciampiamo in una libreria, dove scappo dalle guide (il mio zaino pesa già troppo) ma mi ritrovo davanti a quei libri psicologico/motivazionali e penso che “why men marry bitches” potrebbe essere il mio nuovo manuale insegna vita, ma appena Dew mi chiede se mi va un chai tea latte prima di cena (sono state davvero le sue parole!) mollo il femminismo più stronzo per la gola. E’ ROVENTE. Ottimo e rovente. Come piace a me. Proprio davanti al chiosco c’è un buffet italiano, dove un ragazzo (come direbbe mia mamma che in pubblico non usa mai parole sconvenienti, “molto micio e poco macho”) cerca di convincermi con un paio di tagliolini al prosciutto o delle penne condite con tutto quello che voglio. Guardo Dew che mi chiede “quali di questi piatti esistono realmente in Italia” e mantengo la linea dura di chi non mangia mai italiano all’estero. No spaghetti, al massimo noodles.

In questi non luoghi non so mai se mi sento a casa (sembra davvero di essere al centro Sarca a Milano, tra un negozio di Prada, the Body Shop e tutti quei marchi internazionali che ormai sono familiari a chiunque), se sono felice di trovare il burrocacao che compro a Parma anche dall’altra parte del mondo o se preferirei davvero vedere solo la parte tradizionale e storica del paese.

Non sono una no global, né una fricchettona che mangia tofu bio (ah, oltretutto ho scoperto che qui il tofu costa circa 1/20 che da noi…) ma sentirmi dentro a questo minestrone senza storia fatto di negozi anche disposti uguali in ogni angolo del pianeta mi fa venir voglia di tenere ancora più strette le mie tradizioni, anche se sono un misto panna di Spagna e Italia. Tortelli e paella. Metà cuore, metà pancia.

Filosofeggiando sui problemi del mondo, non possiamo che finire a mangiare fajitas e quesadillas in un ristorante messicano di fronte a un chioschetto di dolcetti danesi. Cena mediamente leggera, poi mollo. Ho notato che anche qui sta andando di moda il cake design, ho fatto una foto a una torta decorata con un parco giochi per dinosauri e penso che implorerò la mia amica Laura di farmela per il mio compleanno. Anche perchè penso che dovrebbe cominciare adesso a preparare la pasta di zucchero verde prato.

Tornata in ostello sono corsa a farmi una doccia. O meglio, mi sono lavata 3 volte. 40 ore in giro senza dormire e senza lavarmi sono davvero troppe anche per me.

Neanche Dexter mi ha tenuta sveglia, e sono finalmente caduta in un sonno molto più che profondo. Coma totale.

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