Born free

In quanti hanno abusato di questo modo di dire? Born wild, born to be free. Ho pure una maglietta comprata in saldo da h&m che riporta questa scritta. Un po’ ridicolo il tutto, ma incredibilmente mi sento così. Libera.

Libera di dire quello che voglio, di fare quello che voglio, di esprimermi liberamente senza aver paura di esser fuori luogo. Libera, alla fine di essere me stessa.

Tra 4 giorni parto e sono già un po’ con il cuore in gola. Non posso negare di avere una strizza pazzesca.

Ho paura di perdermi (a partire dallo scalo a Mosca visto che leggendo quà e là sui blog sembra un’impresa COMPLICATISSIMA passare da un terminal all’altro), ho paura di essere l’unica sfigata in un mondo di scantati, ho paura che la mia voglia di conoscere più possibile il diverso si trasformi in una serie di fregature pazzesche. Ho paura degli scarafaggi, e vado in un posto in cui tranquillamente te li puoi trovare nel piatto. Come portata principale e non come errore di una cuoca distratta.

Eppure sorrido.

Forse sono incosciente e mi renderò finalmente pienamente conto di tutto quello che starà succedendo quando avrò il sedere appoggiato sul primo aereo sperando di non trovarmi, ancora una volta col tavolino rotto.

Sorrido pensando a quello che mi aspetta: la “mia” Bangkok, una splendida ragazza thai che sto stressando con le info sui miei topic da approfondire, Angkor Wat, che conosco come le mie tasche pur non essendoci mai stata, l’esercito di terracotta, Pechino, il futuristico Giappone e la testa di quei giapponesi che, ahimè come diceva Terzani, non potremmo mai capire.

Ho i brividi. Mi sento coraggiosa anche se sento la tensione sulla pelle. Mi è tornata la contrattura sulla schiena. Proprio quella che spunta sempre nei momenti di tensione e che svanisce, il più delle volte con un abbraccio e non con massaggio.

Viaggio per poter scrivere. Dopo mesi di lavoro intenso mi viene in mente quel momento, sull’aereo con destinazione Habana, in cui finalmente le parole che si erano bloccate nelle mani e nei grovigli di pensieri lavorativi, si sono sciolte libere, come se fossero sempre state lì pronte per essere messe nere su bianco. Oltretutto su una scomodissima tastiera dell’ipad.

Voglio usare questo blog come diario di bordo, come modo per poter salvare tutti quei momenti che saranno solo miei.

E di chi avrà voglia di leggermi.

Ho paura di sentirmi sola. Di mangiarmi dalla rabbia una mappa che non riesco a capire. DI aver voglia di tornare a casa e non volerlo nemmeno ammettere perchè ho fatto troppo casino nella mia vita per poter tornare indietro.

Scrivere mi fa sentire protetta. E penso a Calvino, che nel suo essere ingarbugliato ti obbliga a pensare, a ragionare e quando di si schiude davanti è un piacere per l’anima.

“Che mi varranno queste pagine scontente? Il libro, il voto, non varrà più di quanto tu vali. Che ci si salvi l’anima scrivendo non è detto. Scrivi, scrivi, e già la tua anima è persa.”

E’ ora di mettere in fila le mutande e riempire quello zaino che è lì che mi guarda e non rileggere un post che è più un casino che altro.

Pronta?

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